Wojtyla e Bergoglio a confronto

23 Aprile 2014 Foto e video story, Video

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L’inchiesta diocesana istruita nel 2005, a pochi mesi dalla morte di papa Wojtyla, si è chiusa appena due anni più tardi, il 2 aprile 2007.

L’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio, sessantanovenne, venne chiamato a deporre dal tribunale della diocesi di Roma all’inizio del processo e gli venne chiesto il suo personale parere circa le virtù di Giovanni Paolo II.

Ecco alcune frasi estrapolate dalla sua deposizione: “Nei brevi ricordi di cui ho parlato in precedenza sulla mia conoscenza del Servo di Dio, ho istintivamente riferito le mie impressioni sulle varie circostanze, sottolineando sostanzialmente l’esercizio delle virtù umane e cristiane da parte sua. Non va dimenticata la sua particolare devozione verso la Madonna, che debbo dire ha influenzato anche la mia pietà. Infine, non esito ad affermare che Giovanni Paolo II, a mio parere, ha esercitato tutte le virtù, globalmente prese, in modo eroico, data la costanza, l’equilibrio e la serenità con cui ha vissuto tutta la sua esistenza. E questo è apparso agli occhi di tutti, anche dei non cattolici e di coloro che professano altre religioni, nonché degli agnostici”.

“Conobbi personalmente Giovanni Paolo II nel dicembre dell’anno in cui il cardinal Martini fu nominato arcivescovo di Milano. Ho questo riferimento perché non ricordo esattamente l’anno. In quella circostanza recitai il Rosario guidato dal Servo di Dio ed ebbi la netta impressione che egli “pregava sul serio”. Un secondo incontro con il Papa diretto lo ebbi nel 1986-87, in occasione del secondo viaggio che egli fece in Argentina e il nunzio volle che incontrassi il Servo di Dio in nunziatura con un gruppo di cristiani di varie confessioni. Ebbi un breve colloquio con il Santo Padre e mi colpì particolarmente questa volta il suo sguardo, che era quello di un uomo buono”.

 

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