Vive con i poveri e il Papa lo nomina arcivescovo

27 Luglio 2016 News

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Credit Osservatore Romano

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Saskatoon è una città piantata nel cuore del Canada, sulle rive di un grande fiume: tant’è vero che da quelle parti è soprannominata la “città dei ponti” che attraversano una lingua di acqua chiamata South Saskatchewan.

Uno Stato ricco il Canada, un sogno per tante persone che vedono quel luogo come meta di benessere e ricchezza. Però anche lì esistono “gli ultimi”, quelle vittime della cultura dello scarto che, come Francesco ricorda sempre, affligge anche le nostre ricche società occidentali. E proprio per attirare l’attenzione sui poveri di Saskatoon che è iniziata questa storia molto speciale.

Lo scorso giugno, monsignor Donald Bolen, a quel tempo vescovo della città di Saskatoon, insieme ad altre nove importanti personalità della sua città (da un ex poliziotto a un cantante, da un professore universitario al capo della comunità indigena), riceve l’invito a partecipare a un’iniziativa organizzata da una onlus locale, chiamata “Sanctum Care Group” che si occupa di assistenza ai malati di Aids.

Per 36 ore il vescovo e gli altri partecipanti si dovranno travestire come dei senzatetto e vivere come loro. Una volta trascorsa questa giornata e mezza,  ci sarà una cena di gala per raccogliere i fondi da destinare all’allestimento di un centro per la cura pre-natale dei figli di madri sieropositive.

Donald è un uomo buono, coraggioso e conosce perfettamente il senso di misericordia che papa Francesco ci ha fatto scoprire in quest’Anno Santo. Non a caso il suo motto episcopale è “Misericordia nella misericordia nella misericordia”: una frase di Thomas Merton, il religioso americano spesso citato anche dal Papa.

Monsignor Bolen ha inoltre chiaro in testa un messaggio che il Pontefice spesso ripete ai sacerdoti come ai vescovi: bisogna andare tra le gente, nelle strade, seguendo l’esempio di Gesù. «Non era uno “pulito”, ma andava dalla gente, tra la gente e prendeva la gente come era, non come doveva essere».

Ed è il motivo per cui non bisogna mai perdere il senso della propria missione pastorale, lasciandosi ingannare dalla mondanità: «Ci si chiede di metterci al servizio, ma c’è chi ha raggiunto uno status e vive comodamente senza onestà, come i farisei nel Vangelo. Mi commuovono quei preti e quelle suore che per tutta la vita sono al servizio degli altri». Senza dimenticare quello che è stato il più famoso invito all’umilità rivolto a tutti i preti: «Questo io vi chiedo: essere pastori con l’odore delle pecore, pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini».

E probabilmente queste parole sono rimaste impresse nelle mente di monsignor Bolen che, dopo aver ascoltato quella proposta così particolare, accetta senza remore.

Come gli altri partecipanti, inizia a indossare abiti usati: un paio di semplici jeans, un maglioncino blu e una giacca a scacchi, scarpe da tennis nere, un cappellino nero un po’ stinto. Naturalmente senza soldi in tasca. A Donald viene dato solo un telefonino, per poter essere costantemente localizzato dall’organizzazione dell’iniziativa. 

Durante quelle 36 ore, Bolen ha anche dei compiti da svolgere per immergersi completamente nelle abitudini di un senzatetto. Come mettersi in coda alla mensa dei poveri oppure chiedere l’elemosina: «Mi trovavo con Felix (il capo dei nativi; i discendenti dei “pellerossa”, ndr.), siamo stati in strada per più di un’ora. A parte due suoi parenti che sono passati a salutarlo e un’altra persona che ci ha detto “ciao”, nessuno ci ha neppure guardato. Ho provato l’esperienza dell’invisibilità dei senzatetto e di chiunque sia povero o debole», racconta padre Donald.

Il suo sorriso conquista, lo vediamo in tutte queste foto. E dietro a quel sorriso ha potuto scoprire un po’ più vicino la realtà che lo circonda: «La sensazione più forte è stata sperimentare la vulnerabilità delle situazioni che ho vissuto. Nel quartiere in cui sono stato ci sono tante situazioni di cui sapevo l’esistenza. Lì ho finalmente avuto la possibilità di vederle da vicino, di capire il dolore che si vive a pochi passi da casa mia, come pure la gioia delle relazioni semplici. 

Rallentare il passo sulle strade del quartiere mi ha consentito di comprendere molte cose. Quando vai piano, quando diventi vulnerabile, quando la realtà ti porta a metterti in relazione per cercare un dialogo, ci sono tante cose che poi ti porti a casa». 

Dalle sue parole emerge tutta la potenza che un’esperienza del genere può generare nell’animo di una persona.

E appena pochi giorni dopo questa storia per monsignor Bolen è arrivata una grandissima gioia. Papa Francesco ha voluto nominarlo arcivescovo della città di Regina (capoluogo della stessa provincia di Saskatoon). Una nuova missione in cui assicura: «Servirò quanti vivono nelle periferie. Camminerò con loro sempre».

UNA VITA AL SERVIZIO DELLA CHIESA

Monsignor Donald Joseph Bolen è nato a Gravelbourg nel Saskatchewan (Canada) il 7 febbraio 1961. È entrato nel seminario di San Paolo di Ottawa a venticinque anni e ha perfezionato i suoi studi teologici presso l’Università di San Paolo (1993-1994), ottenendo la Licenza in Teologia. 

Rientrato da una breve parentesi in Inghilterra, è stato ordinato sacerdote il 12 ottobre 1991 per l’arcidiocesi di Regina. Nel 2009 papa Benedetto XVI lo ha nominato vescovo di Saskatoon e ha ricevuto la consacrazione episcopale il 25 marzo 2010. Come suo motto episcopale ha scelto: “Misericordia nella misericordia nella misercordia”.

L’11 luglio è stato nominato arcivescovo di Regina, città canadese con la cattedrale del Santo Rosario (nella foto).

Oggi Bolen è uno dei giovani vescovi più popolari e amati del suo Paese. Ma quali religioni ci sono oggi in Canada? Il 43,6% della popolazione è cattolica, mentre il 29,2% è protestante. Seguono con percentuali minori ortodossi, musulmani, ebrei e induisti.

di Matteo Valsecchi

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