Visita a sorpresa del Papa ai senzatetto nel dormitorio che lui ha voluto

21 Ottobre 2015 Gente di Francesco, News

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44 dormitorio

Credit Osservatore Romano

Il buio calato su Roma è il complice ideale per la sortita di papa Francesco in via dei Penitenzieri, dove da quasi due settimane, ha aperto il Dono di Misericordia: il dormitorio per 34 senzatetto, il suo ultimo regalo per i poveri della città (Il mio Papa ne ha parlato sul numero scorso).

Al termine di una giornata intensa passata al Sinodo dei vescovi, Francesco si avvia con la macchina che lo attende fuori dall’Aula Paolo VI. Sono quasi le 19 e le strade intorno al Vaticano sono più sgombre, i turisti continuano a catturare qualche scatto del Cupolone illuminato ma il traffico scorre lento.

Pochi minuti e il Papa arriva davanti alla struttura donata dai Gesuiti all’Elemosineria Apostolica che l’ha ristrutturata e sistemata per renderla più accogliente.

Gli ospiti, una trentina e in maggioranza italiani, non sanno dell’arrivo di Francesco: giocano a carte, dopo aver cenato presso l’altro dormitorio, il Dono di Maria, e recitato il Rosario con le tre suore di Madre Teresa di Calcutta che lo gestiscono.
Si respira un clima familiare intorno al tavolo che i senzatetto usano per la colazione, la sala è abbellita da alcuni quadri, come quello di Gesù Misericordioso che rimanda al prossimo Giubileo e ricorda la vicinanza con la chiesa di santo Spirito in Sassia, il Santuario della Divina Misericordia.

Francesco è accolto dall’Elemosiniere, monsignor Krajewski, l’anima di questa struttura che racconta l’amore delle suore e dei volontari per chi oggi ha la possibilità di un riscatto.

Don Corrado Krajewski lo dice anche al Papa, visibilmente commosso alla vista di questi uomini con un passato a volte da dimenticare, con una vita segnata dalla sventura.
«Il dormitorio è un respiro per queste persone» racconta il giorno dopo la visita «perché per un mese  possono tornare alla vita normale senza preoccuparsi della cena, di dove lavarsi e dove dormire. È l’occasione per fare il punto, decidere se tornare al proprio Paese, dalla propria famiglia: è il momento in cui si può cogliere una nuova opportunità».

«Quando si ha fame e freddo non si pensa al futuro ma a come riempire lo stomaco e questa casa regala tale possibilità.
È un vero e proprio aiuto» dice don Corrado «il dormitorio non è una bella cosa agli occhi del mondo, ma è per loro, per queste persone che possono contare anche sul sostegno di tanti volontari, un esercito di gente di buona volontà sempre a disposizione».

«È stata la visita a casa sua» sottolinea l’Elemosiniere che racconta dei ringraziamenti del Papa al preposito generale dei Gesuiti, padre Adolfo Nicolàs, e a padre Joachin Barrero, superiore della Comunità della Curia Generalizia, perché la Congregazione ha seguito subito il suo invito: donare le strutture a chi ha bisogno.

Come è nel suo stile, Francesco saluta gli ospiti uno a uno, scambiando qualche chiacchiera, esprimendo la sua vicinanza di padre e ringraziandoli. Poi procede nel giro nella struttura, visitando la lavanderia, i bagni, la cucina e salutando di nuovo uno a uno i poveri, ognuno davanti al proprio letto.

«Il Papa era colpito da questi 30 uomini»  aggiunge don Corrado «che fino a qualche giorno fa dormivano sotto le stelle sopra i marmi del colonnato di San Pietro. Forse» dice sorridendo «adesso gli abbiamo offerto un ‘due stelle’: è una struttura dignitosa e pulita. È la casa del Santo Padre».

«Lo abbiamo ringraziato con un applauso, è tutto quello che possiamo donare» racconta Enzo, pugliese di 51 anni, oggi responsabile della struttura dopo aver dormito per mesi in strada vicino a San Pietro.
Lui si è inginocchiato per primo davanti al Papa, in segno di ringraziamento per la sua visita. Alle spalle anni di errori, di infelicità, di dolore e anche di prigione, ma il presente racconta di un uomo nuovo grazie a papa Francesco. «Il suo buonasera appena eletto e il suo invito a non perdere la speranza mi hanno spinto a venire a Roma, a stare vicino a lui, vivendo nei pressi del Vaticano.

Ho stazionato spesso vicino alle docce ed è lì che ho conosciuto don Corrado». È l’incontro che gli fa risvegliare la fede e la voglia di mettersi in gioco. «Mi sono messo a disposizione, ho lavorato nella ristrutturazione del dormitorio ma soprattutto» racconta Enzo «ho sentito la fiducia in me e questo mi ha dato la forza di ricominciare.

Prima pensavo che la felicità venisse dalle cose e per questo rubavo, oggi so che la vera gioia è nell’amore di Gesù, un amore gratuito e vero».

Enzo è ancora emozionato dalla visita. «Ci ha onorato della sua presenza» afferma «è venuto a vedere casa sua. Francesco conosce le nostre storie, sa che prima dell’apertura del dormitorio noi eravamo tutti per strada quindi ha visto sui nostri volti la felicità».

Sono passati 20 minuti da quando il Papa ha varcato la soglia del Dono di Misericordia, un breve saluto con la mano, un sorriso e rientra a Santa Marta. Ancora una volta la sua carezza sui tanti volti sofferenti di Cristo ha lasciato un segno.

di Benedetta Capelli

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