Una statua in carne e ossa

18 Ottobre 2017 In Edicola

tweet

44 CoverCari lettori, l’altro giorno il Papa è andato in visita alla sede della Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. È un ente che da decenni combatte la fame nel mondo, una tragedia di cui finiamo spesso (colpevolmente) per dimenticarci e di cui le vittime principali sono i bambini. Durante la sua visita, Francesco ha donato una struggente scultura che raffigura il piccolo Aylan, il profugo siriano in fuga dalla guerra e dalla fame, annegato e trovato morto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia nel 2015, dopo l’ennesimo naufragio: è una statua che sembra vera, tanta è l’emozione che suscita in chi la vede. Ma qui vorrei sottolineare una cosa semplice, nella sua banalità, che però anche in questo caso tendiamo a dimenticare: nelle continue polemiche su profughi e sbarchi di clandestini, i giornali spesso indicano dei numeri. Con accostamenti talvolta agghiaccianti: sono sbarcati 200 migranti, si legge talvolta, mentre sono “solo” 10 i morti o dispersi. Ecco, i numeri. I numeri dicono tante cose, ma non quella più importante: che ciascun essere umano è uno, col suo nome, il suo corpo, la sua storia, i suoi affetti, i suoi dolori. Non è un numero che va ad assommarsi ad altri numeri e tantomeno un “fastidio” della nostra società. Francesco ha più volte sottolineato come la fuga di tante persone dai luoghi d’origine non sia dovuta a una scelta, ma a una necessità di sopravvivenza. Noi che siamo fortunati per essere nati e per vivere nella parte più ricca del mondo dobbiamo sempre avere presente che possiamo fare molto, tutti insieme, per combattere questa tragedia umanitaria. E le nostre armi devono essere la misericordia, la tolleranza, l’amore per gli altri.

di Aldo Vitali 

Il direttore de Il Mio Papa Aldo Vitali

Il direttore de Il Mio Papa Aldo Vitali

TAG

, , ,