Una parola che rende bene l’idea

3 ottobre 2018 In Edicola

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41 CoverCari lettori, ricordo che una volta, ero bambino, ci fu un grande scandalo nella città dove vivevo, perché un sacerdote venne punito in maniera decisa: «Vedi quello?» mi disse mia mamma indicandolo per strada. «Era un prete e ora non lo è più: lo hanno “spretato”». Ecco, quella parola, “spretato”, era un marchio d’infamia che a me bambino fece molta impressione. Ed è una parola che in questi casi si usa, anche se forse non è proprio il massimo dal punto di vista dell’italiano, perché rende bene l’idea di che cosa significa e che cosa comporta una punizione del genere. Francesco ha dunque “spretato” l’ormai ex padre Fernando Karadima, cileno, accusato di una delle cose peggiori che si possano fare: abusare dei bambini. Continua così la lotta che il Papa ha dichiarato alla pedofilia nella Chiesa, un impegno sempre più forte e deciso che già papa Benedetto XVI aveva preso. Per bilanciare in qualche modo questa notizia cupa, che adombra drammi e violenze, abbiamo dedicato la copertina a qualcosa di infinitamente più bello: la spiegazione di una delle preghiere più affascinanti e  popolari, l’Ave Maria, da parte di Francesco. Che con le sue parole dirette e con la sua grande capacità di comunicare diventa qualcosa di più di quella “poesia” che, ammettiamolo, talvolta recitiamo in maniera un po’… automatica. Invece, come ci dice Francesco, ogni verso, ogni parola ha un senso preciso.

di Aldo Vitali

Il direttore de Il Mio Papa Aldo Vitali

Il direttore de Il Mio Papa Aldo Vitali

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