Una mostra sulle religioni inaugurata dal Papa

7 Novembre 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Sicuramente ricorderete tutti Jean-Louis Tauran, il cardinale francese che pronunciò l’ “Habemus Papam” del 13 marzo 2013 con cui annunciava al mondo intero l’elezione di Francesco. Alla sua memoria (è scomparso il 5 luglio 2018) è intitolata la mostra Calligrafia per il dialogo: promuovere la cultura di pace attraverso la cultura e l’arte che il Pontefice in persona ha inaugurato giovedì 31 ottobre nella Pontificia Università Lateranense.

Francesco ha usato parole di grande affetto per Tauran definendolo «un uomo del dialogo e costruttore di pace. La volontà di dialogare sostenne, anche nella malattia, questa figura di sacerdote, leale e disponibile, amico, che anche per me è stata importante e di grande aiuto per comprendere molte situazioni nel mio servizio di Vescovo di Roma e successore di Pietro». Per Bergoglio la vita del cardinale Tauran «è stata tutta proiettata nella prospettiva del dialogo. Anzitutto il dialogo con Dio; poi il dialogo tra i popoli, i governi e le istituzioni internazionali; e il dialogo tra le religioni. Quale Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, egli ci ha fatto capire che non basta fermarsi a ciò che ci avvicina, ma è necessario esplorare nuove possibilità perché le diverse tradizioni religiose possano trasmettere, oltre che un messaggio di pace, la pace come messaggio».

Non poteva, dunque, che essere dedicata a un uomo come Tauran la mostra inaugurata da Francesco, per il quale i dipinti che la compongono, realizzati dall’artista saudita Othman Al-Khuzaiem, «si propongono come strumenti per aprire sentieri di pace, richiamare diritti e fare della persona il centro di ogni azione e di ogni progetto educativo».

A questo proposito, dopo l’inaugurazione, il Pontefice ha incontrato nell’Aula Magna intitolata a Benedetto XVI i partecipanti alla Giornata di studio sul tema Il diritto all’educazione via alla pace: il ruolo delle religioni che si è svolta in preparazione all’evento “Ricostruire il patto educativo globale”, che avrà luogo il 14 maggio 2020.

Un evento promosso dallo stesso Bergoglio che, davanti ai rappresentanti di tutte le religioni, ne ha ricordato il senso e l’obiettivo: «Educare alla pace richiede di dare sollievo e risposta a coloro – molti, purtroppo – che i conflitti e le guerre condannano a morte o costringono ad abbandonare gli affetti, le abitazioni, i Paesi d’origine. Dobbiamo farci carico delle attese e delle angosce di tanti nostri fratelli e sorelle. Non possiamo restare indifferenti, limitandoci a invocare la pace. Tutti, educatori e studenti, siamo chiamati a costruire e proteggere quotidianamente la pace, rivolgendo la nostra preghiera a Dio perché ce ne faccia dono».

Richiamando ciascuno alle proprie responsabilità, papa Francesco ha aggiunto: «Di fronte alla mancanza di pace, non basta invocare la libertà dalla guerra, proclamare diritti o anche utilizzare l’autorità nelle sue diverse forme. Occorre soprattutto mettersi in discussione, recuperare la capacità di stare tra le persone, dialogare con esse e comprenderne le esigenze. Dialogare non serve solo a prevenire e risolvere i conflitti, ma è un modo per far emergere i valori e le virtù che Dio ha scritto nel cuore di ogni uomo e ha reso evidenti nell’ordine della creazione».

di Tiziana Lupi

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