Udienza Caritas: nel collage con le foto dei migranti, il Papa mette quella dei suoi genitori

29 Maggio 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Mario e Regina nel giorno del matrimonio: papa Francesco incolla questa foto dei suoi genitori su un grande collage di volti di migranti e rifugiati di oggi e di ieri, realizzato dal giovane artista romano Stefano Maria Girardi (nel riquadro c’è la sua intervista) e usato come “immagine” per l’Assemblea generale della Caritas Internationalis… Questo è il momento più intenso dell’udienza concessa da Francesco alla Caritas lunedì mattina, a conclusione dell’assemblea.

Il tema di questa ventunesima riunione era ispirato all’enciclica Laudato si’: Una sola famiglia umana, una sola casa comune. Il Papa conosce bene il lavoro delle Caritas di tutto il mondo, sia perché il loro presidente (confermato per altri quattro anni) è il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, uno dei suoi più stretti collaboratori, sia perché poveri ed emarginati sono il cuore del suo pontificato: «Persone che non sono “numeri”, ma un’umanità da raggiungere nelle periferie più estreme e nei sotterranei della storia con la delicatezza e la tenerezza della Madre Chiesa», ha detto il Papa all’udienza.

Francesco ha detto che la carità non è un semplice obolo da devolvere per mettere a tacere la coscienza, perché sarebbe ipocrita, né una pillola calmante, ma l’abbraccio di Dio a ogni uomo: «Risulta scandaloso vedere operatori di carità che la trasformano in business: vivono nel lusso o nella dissipazione, oppure organizzano “forum” sulla carità sprecando denaro. Fa molto male constatare che alcuni operatori di carità si trasformano in funzionari e burocrati». Tutto il contrario, insomma, di come Francesco vuole la sua Chiesa in cammino e di come l’aveva disegnata giovedì 23 nel pomeriggio nell’omelia della messa celebrata in San Pietro per l’apertura dell’Assemblea della Caritas.

Il Papa aveva ribadito la necessità di una Chiesa che non sia un modellino perfetto, non sia truccata per sembrare giovane: «Come Chiesa non siamo chiamati a compromessi aziendali, ma a slanci evangelici. E nel purificarci dobbiamo evitare il gattopardismo, cioè il fingere di cambiare qualcosa perché in realtà non cambi nulla».

L’indicazione forte di Francesco è stata quella di stare con le persone («La Chiesa non fa discernimento davanti al computer»), di investire sull’altro e non sui programmi: «Bisogna avere lo sguardo umile di chi sa cercare negli altri la presenza di Dio, che non abita nella grandezza di quello che facciamo, ma nella piccolezza dei poveri che incontriamo» .

“Uscire da se stessi” è uno sforzo, dice papa Francesco, ma è necessario chiedere al Signore di liberarci dall’efficientismo, dalla mondanità, dalla sottile tentazione di rendere culto a noi stessi e alla nostra bravura, dall’ossessiva organizzazione…

Ecco, umiltà, comunione e rinuncia: sono queste le indicazioni che il Papa dà alla Caritas Internationalis invitandola a camminare senza paura e senza temere gli scossoni della vita.

L’OPERA SPIEGA DAL SUO AUTORE

Il collage di Stefano Maria Girardi (“Il futuro è fatto di tutti noi. Condividiamo il viaggio!”) è composto di volti di gente comune e personaggi noti che per vari motivi hanno lasciato il loro Paese. Alla fine i volti compongono quello di Nadrin, volontaria Caritas in un campo profughi in Bangladesh. Dice Girardi: «La foto messa dal Papa rappresenta il senso dell’opera: non ci sono i migranti, ma le persone. L’ispirazione mi è venuta da un pensiero di Francesco: l’umanità non è solo fatta dai leader, ma da tutti noi… E ci aggiungerei un verso di Fabrizio De André, “La pietà non vi sia di vergogna”, riferito a chi prende le decisioni, perché potrebbero cambiare la storia. Il collage dunque rispecchia il mio pensiero sull’immigrazione: guardiamo alle persone, perché un giorno potrebbe capitare a noi ciò che succede oggi in altre parti del mondo».

di Benedetta Capelli

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