Tutti i segreti del cinema del Vaticano

1 ottobre 2015 Parole e pensieri

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In origine era una cappella, come testimoniano alcune vetrate decorate; durante la Seconda guerra mondiale è stata trasformata in un centro per la ricerca delle persone scomparse… Oggi è la sala di proiezione della Filmoteca Vaticana: è una sala con 56 poltrone rosse che hanno avuto l’onore di ospitare più volte san Giovanni XXIII, Paolo VI e san Giovanni Paolo II quando volevano vedere un film. «Benedetto XVI, invece, è venuto solo una volta, per vedere una fiction su papa Montini, mentre Francesco non è ancora mai venuto», racconta Claudia Di Giovanni, che è la responsabile della Filmoteca e una delle due sole addette alla struttura (la sua collega ora è in maternità).

La sala è nel palazzo San Carlo, in Vaticano, a pochi passi da Casa Santa Marta. Qui la Filmoteca ha quasi tutte le sue strutture.

La nostra guida in questo insolito “mondo” vaticano è Claudia Di Giovanni. Lavora qui dal 1989 e ha tante storie e aneddoti da raccontare. Ricorda, per esempio, che papa Wojtyla andava a vedere film due volte all’anno: «Per lui abbiamo proiettato il Francesco di Liliana Cavani, quello con Mickey Rourke, il film Marcellino pane e vino, molte fiction sul ciclo della Bibbia, quelle prodotte dalla Lux Vide. Insieme con Roberto Benigni, poi, ha visto anche La vita è bella». E il film dell’artista toscano, tra l’altro, è uno dei tanti dei quali, negli anni, registi e produttori hanno donato una copia alla Filmoteca: per esempio, sono state regalate anche una copia di Schindler’s List per espressa volontà del regista Steven Spielberg, e addirittura una delle pochissime copie originali dello storico kolossal Ben Hur con Charlton Heston… 

Istituita il 16 novembre 1959 da san Giovanni XXIII per conservare le riprese filmate sulla vita della Chiesa e sulla storia del Papato, e i documenti del Concilio Vaticano II che era stato annunciato alcuni mesi prima, la Filmoteca Vaticana ha anche un laboratorio con moviola, per verificare pulizia e integrità delle pellicole; due “cellari”, cioè due depositi in cui le pellicole sono conservate a una temperatura di 14 gradi e un’umidità del 35 per cento; un paio di stanze in cui sono custoditi i film in videocassetta, e, “decentrato” in un ufficio in via della Conciliazione (dove ha sede il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali), un laboratorio per il telecinema, il processo di riversamento dei film in pellicola su dvd. 

«Ormai questo lavoro di digitalizzazione è completo», spiega Claudia Di Giovanni. «Nella prossima tappa metteremo tutto il materiale su un server (un “archivio” accessibile via web, ndr), per rendere questi contenuti più facilmente accessibili». Su richiesta, infatti, il materiale della Filmoteca è visibile e utilizzabile: diverse case di produzione si rivolgono qui per avere filmati sulla storia della Chiesa da inserire nelle realizzazioni. 

Scorrere la lista dei film conservati in Filmoteca fa la gioia di un cinefilo. C’è Pastor Angelicus del 1942, l’unico film con un papa protagonista: Pio XII autorizzò a filmarlo per otto mesi nella sua vita di tutti i giorni… Il primo ingresso di una cinepresa nella Città del Vaticano risale, però, al 1896 e anche di questo c’è testimonianza nei depositi, col filmato Leone XIII nei Giardini Vaticani. Altre rarità sono i filmini girati da missionari negli anni Cinquanta che diedero la prima testimonianza di popolazioni del Borneo e della Nuova Guinea mai viste prima; e poi Guerra alla guerra, documentario del 1948 con immagini del conflitto mondiale, voluto da Pio XII per dimostrare l’inutilità della guerra; e ancora, recuperati dalla collezione del gesuita Joseph Joye, Il poverello di Assisi di Enrico Guazzoni, del 1909, primo film su san Francesco, e L’Inferno, 19 minuti ispirati all’opera di Dante.

«Con la nascita del Centro Televisivo Vaticano, le macchine da presa della Filmoteca hanno smesso di raccontare la vita dei Papi», dice Claudia Di Giovanni, «ma il suo ruolo resta importante: è custode della storia della Chiesa». 

di Tiziana Lupi

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