Trieste, una rete per aiutare le famiglie

14 Ottobre 2014 Fare del Bene

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Trieste, piazza Unità d'Italia (credits: Getty Images)

Trieste, piazza Unità d’Italia (credits: Getty Images)

Nel rione di Barriera, quartiere popolare triestino, convivono sacche consistenti di povertà, una forte presenza multireligiosa e multietnica, e una quota elevata di persone anziane. In questa situazione, confusa tra i palazzi, chiesa fra le case che si nota a fatica perché costruita all’angolo tra due condomini, sorge la parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù, dal 2007 guidata da don Paolo Iannaccone. Quasi 48 anni, è prete dal 1995 e ha la passione del giornalismo: dal 2012 conduce per Radio Rai ogni settimana una trasmissione a sfondo religioso a diffusione regionale. In fondo anche questo è, per don Paolo, un modo per “uscire dal tempio”, per mettersi al servizio del territorio. Un servizio che la parrocchia svolge in modo molto intenso.

Il “social point Betlemme”
Negli ultimi anni sono nati il doposcuola parrocchiale, la scuola della pace, particolarmente rivolta, racconta don Paolo, ai ragazzi stranieri, che in parallelo riserva ai loro genitori la scuola di italiano per agevolarne l’integrazione. Insieme ai parrocchiani, don Paolo ha avvertito anche la necessità «di ampliare il servizio del Centro di ascolto della Caritas verso le “periferie esistenziali” presenti sul territorio ». Per questo è nato nel febbraio scorso Giornata per la vita, il Social Point Betlemme (www. socialpointbetlemme.it).

Si tratta di una “Casa del pane” (questo il significato di Bet-lehem). «È una presenza amica», spiega don Paolo, «per la condivisione e l’accompagnamento di persone e famiglie che si avvale della collaborazione in rete – e questa è una grande scommessa vinta! – della Caritas parrocchiale, del Centro di aiuto alla vita, di chi in ambito diocesano è esperto dei problemi sociali e del lavoro, oltre che della presenza di psicologi, mediatori familiari e assistenti sanitari per la prevenzione e l’educazione alla salute».

«In questo luogo», prosegue il parroco, «e per alcune ore al mese mettono a disposizione gratuitamente il loro tempo e la loro professionalità». Non ha ancora visto papa Francesco di persona, «ma lo amo – dice – per come si presenta quotidianamente al mondo con volto, gesti e parole: mi spingono a perseverare in quel faticoso “uscire in strada” e mostrare il volto luminoso e compassionevole di una Chiesa fragile, ma da Dio amata, luogo dove tutti possano sentirsi abbracciati e accolti in famiglia».

Questa è Trieste
Città fra il promontorio del Carso e il mare Adriatico, sferzata dal vento di bora, accoglie i visitatori con la Piazza dell’Unità che si affaccia sul mare. I palazzi vanno dallo stile barocco al neoclassico, al liberty; le convivenze religiose diventano tangibili visitando la chiesa greco-ortodossa e quella serbo-ortodossa, la sinagoga, la chiesa evangelica luterana e quella elvetica, la più antica. Numerosi i caffè storici, dove gustare la bevanda in ambienti raffinati. Nei piatti tipici si assaporano gusti di tradizioni mescolate: dalle zuppe (per esempio, la jota) ai dolci di ascendenza slava o germanica, fino alle pietanze a base di pesce, come i sardoni e gli scampi “a la busara” della tradizione istriana. Senza dimenticare il prosciutto di San Daniele e i vini regionali: Ramandolo, Picolit e Rosazzo, per citarne solo alcuni.

di Laura Badaracchi

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