Terremoto: l’ha sentito anche il Papa che prega per le vittime

31 Agosto 2016 News, Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

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La scossa di terremoto che alle 3.36 del mattino di mercoledì 24 agosto ha colpito e sconvolto il cuore dell’Italia Centrale è stata così violenta che da Bologna a Napoli l’hanno sentita tutti. A Roma la scossa è durata per 18 interminabili secondi.

L’ha sentita distintamente anche papa Francesco, mentre dormiva nel suo letto nella stanza 201 di Casa Santa Marta. Lo ha detto monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti, una delle diocesi più colpite, che ha ricevuto una telefonata dal Santo Padre già alle 7 del mattino (in tutto si sentiranno tre volte).

Il Papa, infatti, è stato subito informato di quanto era accaduto e ha chiesto dove fosse l’epicentro, cioè il punto “colpito” per primo dal terremoto. Alle 4.15, poi, ha celebrato una Messa pregando per le persone coinvolte e ha passato l’alba in preghiera.

 Il mondo ha avuto coscienza del dolore e della preoccupazione del Santo Padre in mattinata, all’udienza generale. Sembrava un’udienza come tante, con il giro in papamobile in piazza San Pietro, i regali raccolti al volo, gli abbracci ai bambini… E invece non è stata affatto un’udienza come le altre. Francesco, infatti, ha sospeso la catechesi e con gli occhi gonfi di dolore ha chiesto soltanto che si pregasse. Non ha voluto parlare e, cosa mai successa prima, ha invitato le migliaia di pellegrini presenti in piazza a prendere in mano la corona del rosario e recitare insieme i Misteri dolorosi. Perché è questo che si fa, quando non si può fare nient’altro. 

Con lo sguardo basso, le mani giunte, papa Bergoglio si è avvicinato al microfono e ha detto: «Avevo preparato la catechesi di oggi, come per tutti i mercoledì di questo Anno della Misericordia, sull’argomento della vicinanza di Gesù, ma dinanzi alla notizia del terremoto che ha colpito l’Italia Centrale, devastando intere zone e lasciando ovunque morti e feriti, non posso non esprimere il mio grande dolore e la mia vicinanza a tutte le persone presenti nei luoghi colpiti dalle scosse, a tutte le persone che hanno perso i loro cari e a quelle che ancora si sentono scosse dalla paura e dal terrore. Sentire il sindaco di Amatrice dire: “Il paese non c’è più”, e sapere che tra i morti ci sono anche bambini, mi commuove davvero tanto…».

Qui il Papa ha fatto un attimo di pausa, e poi ha proseguito: «Voglio assicurare a tutte queste persone la preghiera, e dire loro di essere sicure della carezza e dell’abbraccio della Chiesa, che in questo momento desidera stringervi con il suo amore materno, e anche del nostro abbraccio, qui, in piazza. Nel ringraziare tutti i volontari e gli operatori della Protezione civile che stanno soccorrendo le popo-lazioni, vi chiedo di unirvi a me nella preghiera affinché il Signore Gesù, che si è sempre commosso dinanzi al dolore umano, consoli questi cuori addolorati e doni loro la pace per l’intercessione della Beata Vergine Maria. Lasciamoci commuovere con Gesù».

E poi è arrivata quella richiesta che ha trasformato la piazza in una chiesa a cielo aperto: «Rimandiamo alla prossima settimana la catechesi di questo mercoledì. Vi invito invece a recitare con me una parte del Santo Rosario: i Misteri dolorosi». Così, per più di 20 minuti, le voci dei fedeli si sono unite a quella del Papa, diventando una. Le corone in mano, grano dopo grano, tante Ave Maria e tanti Padre Nostro sono saliti verso il Cielo, mentre i mezzi di comunicazione iniziavano a dare le prime, terribili informazioni sul numero dei morti.

 All’Angelus di domenica 28 agosto, poi, Francesco è tornato a parlare del terremoto. E ha fatto la promessa attesa: «Ancora una volta dico a quelle care popolazioni che la Chiesa condivide la loro sofferenza e le loro preoccupazioni… Cari fratelli e sorelle, appena possibile anch’io spero di venire a trovarvi, per portarvi di persona il conforto della fede, l’abbraccio di padre e fratello e il sostegno della speranza cristiana». Una speranza, quella del Santo Padre, condivisa da tutti.

di Cecilia Seppia

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