Telefonate in linea diretta per il Santo Padre

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Nel pomeriggio, dopo pranzo, Francesco legge decine di lettere e, a volte, decide di chiamare i fedeli che gli scrivono (credits: Getty Images)

Nel pomeriggio, dopo pranzo, Francesco legge decine di lettere e, a volte, decide di chiamare i fedeli che gli scrivono (credits: Getty Images)

Pronto? Sono Francesco ». Tutto è cominciato con Stefania Falasca, una giornalista romana, amica di vecchia data di padre Bergoglio. Appena eletto, il Papa ha chiamato lei e suo marito per salutarli. Un’incredibile sorpresa. Anche se la prima telefonata in assoluto, pochi minuti dopo essere stato eletto, è stata a papa Benedetto XVI. Poi tanti altri amici. Sergio Rubin, il giornalista con cui ha scritto un libro intervista. Il rabbino Abraham Skorka. Ma anche le persone più semplici, come il giornalaio di Buenos Aires, per avvertirlo di non tenergli più da parte il quotidiano La Nacion, e il calzolaio Carlos, per chiedergli di non cambiare il modello e il colore delle scarpe.

«Come devo chiamarla?», ha domandato con un certo imbarazzo la centralinista dell’arcidiocesi di Buenos Aires quando ha risposto a una delle telefonate di papa Francesco, appena eletto. «Per favore, chiamami padre Bergoglio», è stata la risposta del Pontefice. Anche la sorella Maria Elena è stata tra le prime a ricevere una telefonata direttamente dal fratello subito dopo l’elezione.

Fa a meno anche dei segretari
Il Santo Padre alza la cornetta e chiama, senza chiedere aiuto ai suoi due segretari, l’argentino monsignor Fabian Leaniz Pedacchio e l’egiziano monsignor Yoannis Lahzi Gaid. Immediatamente tutti hanno cominciato a chiedersi se Francesco avesse un cellulare a disposizione. In realtà Bergoglio non ha mai usato un telefono portatile. Quando è arrivato a Roma per partecipare al conclave, ha alloggiato presso la Casa internazionale del clero, in via della Scrofa. Parenti e collaboratori potevano trovarlo la sera, chiamando sul telefono fisso. Come a Buenos Aires: quando era a casa il cardinale Bergoglio rispondeva sempre in prima persona. Ma nei lunghi tragitti sui mezzi pubblici, fino alle villas miserias, o durante le visite nelle parrocchie, niente cellulare. Eletto Papa, ha rinunciato al palazzo apostolico per stabilirsi nella Casa Santa Marta, la residenza del clero e dei vescovi che lavorano in Vaticano e di qualche ospite di passaggio. Come in un qualunque albergo c’è un centralino che passa le telefonate nelle stanze.

Tiene i numeri su una vecchia agendina
Al Papa è stato subito offerto un cellulare di servizio, se lo desiderava. Un telefono molto semplice, non uno smartphone. D’altronde Francesco non utilizza neanche il computer e le mail. La linea mobile del Vaticano ha il prefisso 910 ed è protetta contro le intrusioni esterne. Ma il Pontefice, a quanto pare, avrebbe rifiutato il cellulare, salvo portarne uno pronto all’uso durante i viaggi e le visite fuori del Vaticano. Bergoglio ha chiesto però una linea telefonica passante che arrivi direttamente nella stanza 201 di Casa Santa Marta, dove alloggia, senza transitare per il centralino. È su quella linea che papa Francesco riceve e telefona.

Nessuna agenda elettronica o palmare per registrare i numeri: li trascrive ancora su una vecchia agendina che porta con sé dappertutto. Agli amici più stretti dà il numero diretto, dove sanno di poterlo trovare tutti i pomeriggi, dopo la siesta, se non sta ricevendo qualcuno in udienza. Oppure dà il numero di un fax che arriva direttamente ai suoi segretari. I due maggiordomi, Sandro Mariotti (detto «Sandrone») e Piergiorgio Zanetti, hanno il loro cellulare di servizio, fornito dal Vaticano. Se occorre lo possono anche prestare al Papa. E non è da escludere che questo sia già accaduto.

Tuttavia il Pontefice non è molto amante della tecnologia. Non utilizza il computer e neppure lo smartphone, non consulta le mail e non frequenta i social network anche se ha superato i 16 milioni di follower su Twitter. E anche se con Skype potrebbe risparmiare e fare lunghe telefonate anche Oltreoceano… Il Papa non si formalizza. Quando occorre, alza il telefono e parla. Alcuni dei suoi interlocutori poi diffondono il testo delle conversazioni, come una donna argentina, sposata con un divorziato, che ha raccontato che durante un colloquio il Pontefice l’ha spinta a cambiare parrocchia se non trovava un prete disposto a darle la comunione.

La semplicità di una telefonata
A parte gli amici più cari, non si è ancora capito con quale criterio il Pontefice scelga chi chiamare. Ogni pomeriggio i suoi segretari gli portano alcune decine di lettere con richieste di aiuto e di preghiere, storie, racconti e il Papa seleziona qualcuno da chiamare direttamente. Ha telefonato già dieci volte alla famiglia di Andrea Ferri, il benzinaio ucciso a Pesaro. In questi casi il numero lo compongono i suoi segretari che gli passano la chiamata. Allo stesso modo ha chiamato a sorpresa il radicale Marco Pannella per chiedergli di interrompere lo sciopero della sete e si è fermato a parlare con lui per circa venti minuti.

Volutamente non ci sono foto che ritraggono Francesco al telefono. Eppure questa sembra sia diventata una modalità tipica del suo messaggio. Il Papa, infatti, «non solo comunica, ma crea relazioni dirette e rivoluzionarie», nota Massimo Milone nel recente Pronto? Sono Francesco (Libreria editrice vaticana). La semplicità è la cifra di Bergoglio. E con la stessa semplicità usa il telefono. Il primo apparecchio che gli capita a tiro.

Approfondimento – La famiglia Ferri: “Le sue telefonate ci fanno sentire che non siamo soli”
«Papa Francesco si ricorda sempre di noi, le sue chiamateci danno la forza perché ci fanno sentire che non siamo soli nell’affrontare il nostro dolore per la perdita di Andrea, che è grande»: lo ha detto Michele Ferri, fratello del giovane imprenditore pesarese brutalmente ucciso nel giugno 2013. Le telefonate di Francesco non sono una novità, ma con la famiglia Ferri ormai si è creato un rapporto stabile: il Pontefice ha già chiamato dieci volte i famigliari di Andrea, l’ultima volta nel giorno dei defunti.

«La telefonata tanto attesa è arrivata intorno alle 10, prima della recita dell’Angelus», ha raccontato ancora al “Corriere Adriatico” il fratello Michele. «Ogni volta si vive un’emozione nuova come la prima volta. Sentivamo proprio il bisogno di risentire la sua voce, soprattutto dopo l’apertura del processo per l’assassinio di mio fratello. Questa volta mia madre, che come sempre riceve per prima la telefonata, ha parlato a papa Francesco dell’inizio del processo e le parole del Santo Padre ci hanno dato forza per affrontare un altro momento delicato che sta vivendo la nostra famiglia».

di Ignazio Ingrao

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