Suor Ana Rosa Sivori racconta suo cugino papa Francesco

25 Settembre 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Come sappiamo papa Francesco andrà in viaggio apostolico in Thailandia e Giappone dal 19 al 26 novembre. Fra le persone che saranno certamente più felici di vederlo nella prima delle due tappe c’è suor Ana Rosa Sivori, che è cugina di secondo grado del Santo Padre. La religiosa, che compirà 77 anni il 4 ottobre, fa parte delle Figlie di Maria Ausiliatrice e presta la sua opera nella scuola femminile St.Mary, una delle cinque che la  congregazione ha in Thailandia. Nella città di Udon Thani, quasi 600 km a Nord Est della capitale Bangkok, suor Ana rosa aiuta nell’assistenza alle alunne e insegna catechismo alle docenti cattoliche.

La gioia della missionaria argentina è subito emersa all’inizio della nostra chiacchierata: «Certamente io sono contenta e di sicuro avrò la gioia di incontrare e salutare papa Francesco, ma sono felice soprattutto per la piccola comunità cattolica di qui e per tutto il popolo Thai. È una grande benedizione e un dono speciale per la Thailandia. Anche se i cattolici qui sono una minoranza, grazie a Dio c’è una grande tolleranza religiosa che permette la convivenza pacifica improntata alla semplicità e alla fratellanza. Per esempio nella nostra scuola, dove la maggioranza delle insegnanti e alunne sono buddiste, la comunicazione ufficiale della visita del Santo Padre ha portato un alone di gioia, di inquietudine, anche di curiosità. Tutte vogliono andare a Bangkok per trovarlo, per vederlo anche soltanto da lontano… Alcuni genitori di religione buddhista sono entusiasti del suo arrivo e lo dicono con semplicità e gioia».

Dopo l’annuncio della visita ha avuto modo di sentirlo?

«No, io non l’ho mai disturbato per cose banali. Il suo tempo è molto prezioso e le sue giornate sono piene di cose importanti. Preghiamo a vicenda e la preghiera ci unisce. Il Santo Padre non ha il cellulare e il telefono credo lo usi soltanto in qualche occasione speciale. Sa, non ho mai parlato al telefono con lui».

Quando è stata l’ultima volta che ha visto il Santo Padre?

«È stata nel 2018. Tornavo  a casa dai miei familiari, in Argentina e ne ho approfittato per una pausa a Roma. Ci siamo incontrati in Casa Santa Marta nei primi giorni di marzo. Poi ho fatto la stessa cosa nel viaggio di ritorno dall’Argentina verso la Thailandia… Così ci siamo rivisti di nuovo in Vaticano nei primi giorni di giugno».

E da quando è Papa, quante volte lo ha incontrato?

«È accaduto sei volte. La prima fu il 19 marzo 2013 alla Messa d’inizio del Pontificato: io ero sul sagrato, molto vicina al seggio papale. E poi il giorno dopo in occasione del baciamano per parenti. Sa, quando torno in Argentina ne approfitto per riposarmi un po’ dal lungo viaggio e passo da Roma. Così ho fatto nel 2015 e, come dicevo, nella primavera del 2018. E vado in visita privata da lui a Casa Santa Marta».

Ci può spiegare in dettaglio la sua parentela con il Papa?

«Certo. Io sono parente del Santo Padre dalla parte di sua madre. Il nostro bisnonno, di cui però non ricordo il nome, aveva due figli: uno è il nonno materno di papa Francesco e si chiamava Francisco e l’altro è il mio nonno paterno e si chiamava Juan Emilio. La mamma di papa Francesco e mio padre sono cugini e noi due siamo cugini di secondo grado.  A prima vista potrebbe sembrare una parentela distante, ma a differenza di altre famiglie, la sua e la nostra sono sempre state vicine. In più il mio papà voleva molto bene a lui e il Santo Padre ricambiava il suo affetto in mille modi. Poi, come vescovo di Buenos Aires lui ha celebrato le nozze di mia sorella e ha celebrato il rito funebre per mia madre e mio padre. Questo solo per dire quanto lui ci teneva a partecipare agli eventi di famiglia».

Che cosa vuol dire avere

un Papa in famiglia?

«Onestamente non me lo sono mai chiesta! Ma penso che sia una benedizione di Dio, un onore per la famiglia nel senso che Dio ha scelto proprio Jorge Mario Bergoglio come suo rappresentante sulla terra. Ma attenzione, non è che noi familiari possiamo renderci gloria di questo: è tutto merito suo! Da parte mia io non dico mai che sono cugina di papa Francesco; non mi piace utilizzare la parentela per mettermi in mostra. Sono spesso gli altri che lo raccontano. Da quando Jorge Mario è stato eletto Papa io mi sono fatta un dovere di coscienza di pregare tanto, tanto per Lui».

Secondo lei, in che cosa

Francesco è così apprezzato?

«Secondo me le qualità che spiccano in lui sono la sua semplicità, l’umiltà, la sua vicinanza alla gente. E poi la gente apprezza la sua grande coerenza. Ho sentito molta gente dire: “Questo Papa non dà soggezione, anche i bambini lo avvicinano senza paura”».

Può raccontarci di che cosa parlate quando vi vedete?

«Si è sempre parlato di tutto un po’, di quello che riguarda la missione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, della vita della Chiesa in generale, dei parenti e dei conoscenti. Papa Francesco è semplice e fraterno e i nostri colloqui sono sempre stati semplicissimi, come quando due fratelli s’incontrano dopo molto tempo e chiacchierano insieme».

Ha detto niente telefono: ma almeno vi scrivete per posta?

«Il Santo Padre è “del mondo”, ha molti impegni importanti, credo che non abbia tanto tempo libero per scrivere. Ad ogni modo io scrivo a Lui per comunicargli eventi speciali o per dargli qualche notizia di famiglia una volta ogni tanto. Non spesso. Lui, ogni tanto, mi manda libri e documenti per mezzo dell’Ambasciata Vaticana e scrivendo l’indirizzo di suo pugno».   

È stata in visita in Italia nelle zone d’origine delle famiglie?

«Come sa, i Sivori sono originari della Liguria, mentre invece i Bergoglio vengono dal Piemonte. Ho conosciuto alcuni parenti del padre di papa Francesco prima che lui diventasse Pontefice, sono anche stata in Piemonte parecchie volte ma non ho visitato i luoghi che hanno dato i natali alla famiglia del papà di Bergoglio. Invece dopo che è salito al Soglio di Pietro sono stata a Cogorno (un paesino non lontano da Genova, ndr) e anche nel capoluogo ligure, con tante persone discendenti dei nostri antenati dalla parte della famiglia Sivori».

E prima che lui diventasse Papa?

«Da quando sono in Thailandia, e ormai sono passati più di cinquant’anni, sono tornata in Argentina parecchie volte e a Buenos Aires ci siamo sempre incontrati. Andavo a trovarlo e con Lui ho partecipato  a numerosi eventi sia di natura religiosa che civile».

Da quanto tempo fa parte della congregazione?

«Sono Figlia di Maria Ausiliatrice, Salesiana di Don Bosco, dal lontano 1965 e lo stesso anno sono partita come missionaria. Sono rimasta in Italia per alcuni mesi e sono poi partita per la Thailandia nel 1966 dove sono ancora oggi».

Un impegno a tempo pieno per la comunità locale.

«Tutto dipende dalle esigenze della Congregazione. Fino ad aprile 2018 sono rimasta in una scuola della provincia di Ratchaburi, circa a 75 km da Bangkok. Dal giugno dello stesso anno sono stata destinata alla scuola St.Mary (suor Ana Rosa non lo dice per modestia, ma è la vicepreside, ndr)».

di Antonio de Felice (ha collaborato Adriano Alimonti)

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