Sui migranti il Papa chiede sicurezza alla comunità internazionale

31 Luglio 2019 News

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Credit Osservatore Romano

150 migranti morti in un naufragio, di fronte alla costa libica a circa 120 chilometri a est della capitale Tripoli, sono stati al centro dell’Angelus del Papa, che al termine della preghiera mariana ha rivolto un pensiero sofferto a quelle persone – tra cui donne e ragazzi – che sono scomparse in mare. «Ho appreso con dolore la notizia del drammatico naufragio, avvenuto nei giorni scorsi nelle acque del Mediterraneo, in cui hanno perso la vita decine di migranti, tra cui donne e bambini. Rinnovo un accorato appello» ha detto papa Francesco, «affinché la comunità internazionale agisca con prontezza e decisione, per evitare il ripetersi di simili tragedie e garantire la sicurezza e la dignità di tutti. Vi invito a pregare insieme a me per le vittime e per le loro famiglie. E anche dal cuore domandare: Padre perché?». E dopo essersi allacciato alla domanda con cui aveva concluso la preghiera dell’Angelus (ne parliamo subito dopo), ha pregato con un minuto di silenzio con i fedeli.

La tragedia del mare è avvenuta con ogni probabilità a causa dell’eccessivo numero di persone che si trovavano sui due barconi. I pescherecci libici hanno tratto in salvo 137 persone, ma sono molti i corpi senza vita: 66.

Il tema dell’Angelus è stato la preghiera cristiana, che per il Papa è  «dialogo tra persone che si amano, un dialogo basato sulla fiducia, sostenuto dall’ascolto e aperto all’impegno solidale». Il “Padre nostro” è «forse il dono più prezioso lasciatoci dal divino Maestro nella sua missione terrena». «Quando Gesù ci insegna il Padre Nostro», ha spiegato il Pontefice, «ci fa entrare nella paternità di Dio e ci indica il modo per entrare in dialogo orante e diretto con Lui, attraverso la via della confidenza filiale. E un dialogo tra il papà e suo figlio». Per Francesco «a volte succede che nella preghiera ci sono delle distrazioni ma tante volte sentiamo come la voglia di fermarci sulla prima parola: ‘Padre’ e sentire quella paternità nel cuore».

Ha detto ancora il Papa: «Viene in mente quello che fanno i bambini verso i tre anni, tre anni e mezzo: incominciano a domandare cose che non capiscono. Nella mia terra si chiama “l’età dei perché”. Chiedono spiegazioni. Stiamo attenti: quando il papà incomincia a spiegare, loro arrivano con un’altra domanda senza ascoltare tutta la spiegazione. Cosa succede? Succede che i bambini si sentono insicuri su tante cose che incominciano a capire a metà. Vogliono soltanto attirare su di loro lo sguardo del papà e per questo: Perché, perché, perché?. Noi, nel Padre Nostro, se ci fermiamo sulla prima parola, faremo lo stesso di quando eravamo bambini, attirare su di noi lo sguardo del padre. Dire: “Padre, Padre”, e anche dire: “Perché?” e Lui ci guarderà».

SONO OLTRE 600 LE VITTIME DALL’INIZIO DEL 2019

Quello avvenuto il 25 luglio scorso è stato il naufragio più grave degli ultimi due anni nel Mediterraneo, secondo l’Organizzazione dell’Onu che si occupa dei rifugiati (Unchr).

I sopravvissuti al naufragio sui due barconi hanno raccontato che sarebbero  coinvolte circa 300 persone, una cinquantina delle quali erano donne e bambini. Quelle tratte in salvo e avviate verso i campi in Libia sono state 137, mentre i corpi recuperati in mare sono finora 66.

I problemi sarebbero cominciati appena due ore dopo la partenza quando, ormai al largo, almeno uno dei due motori si sarebbe rotto ed entrambe le imbarcazioni avrebbero prima cominciato ad imbarcare acqua e poi si sarebbero rovesciate facendo cadere in mare quanti si trovavano a bordo.

Pare che i migranti fossero in larga parte eritrei, o comunque del Corno d’Africa, con una nutrita presenza di palestinesi e di profughi in fuga dal Sudan.

L’Unchr stimava fino a domenica scorsa  che fossero almeno 507 le persone decedute o disperse nel Mediterraneo centrale e occidentale nel 2019. Il numero di persone che hanno perso la vita lungo le rotte del traffico e della tratta di esseri umani prima di raggiungere le coste per imbarcarsi non è noto, me è probabile che sia ancora più elevato.

«Non possiamo ignorare che i viaggi sui barconi stanno diventando sempre più letali» ha dichiarato il portavoce dell’Unchr per l’Africa e il Mediterraneo, Charlie Yaxley. «Quest’anno, nei viaggi dalla Libia verso l’Europa, è morta una persona ogni sei arrivate sulle coste europee. La stessa Oim (l’Organizzazione mondiale per le migrazioni, ndr) ci ha già detto che in proporzione il numero dei morti in mare è aumentato. È un dato sconvolgente, non possiamo girarci dall’altra parte».

di Franco Oppedisano

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