Simone ha scoperto la fede e si è fatto confessare dal Papa

15 Ottobre 2015 Gente di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

Quando era ragazzino e viveva a Trastevere, nel cuore di Roma, lo chiamavano Schillaci, come Totò,  il calciatore eroe dei mondiali di Italia ’90.

E non solo perché col pallone ci sapeva fare, ma perché se c’era da correre per sfuggire alla polizia, lui scappava veloce. Furti, droga, atti di violenza: a volte purtroppo capita che se vivi drammi familiari, la strada diventi la tua casa.

Per fortuna c’era nonna Leondina. Lei lo ha salvato per prima, con l’amore. Lo stesso che Simone, 5 anni fa ha sentito quando qualcuno gli ha parlato di Dio. Aveva 24 anni, lavorava in un Bingo e la sua era una vita ancora piena di eccessi e di errori. Simone le date della sua “salvezza” se le ricorda sempre. Una su tutte: il 13 marzo 2015.

L’anniversario del pontificato del Papa, la Penitenziale in San Pietro, il momento in cui Bergoglio ha annunciato il Giubileo. Ma per Simone resta il giorno in cui Francesco lo ha confessato.

Quando hai saputo che il Papa ti avrebbe confessato e come hai reagito?

«L’ho saputo il 3 marzo, da una telefonata di don Krzysztof, conosciuto attraverso una comunità di preghiera. Mi hanno detto che avevo 2 giorni di tempo per pensarci e io me li sono presi tutti, ma non perché non volessi farlo, piuttosto mi sentivo indegno. Pensavo che qualcun altro se lo meritasse più di me. Emozione a mille, un colpo al cuore, ansia ma anche felicità». 

Cosa hai pensato in quei giorni di attesa?

«Ho pensato di andarmi a confessare prima per andarci più “pulito” ma poi non l’ho fatto. Ho pensato persino a cosa mi dovevo mettere. Pensavo di andarci in giacca e cravatta, ma poi mi sono detto: Francesco è un Papa che ama la semplicità, andrò in jeans e camicia».

Quanti eravate quel giorno a dovervi confessare?

«Eravamo 8, io ero il primo ma poi il Papa ha deciso a sorpresa di confessare altre due persone scelte a caso».

La prima cosa che hai fatto arrivato davanti al confessionale?

«Mi sono inginocchiato, lui mi ha detto “Ciao!” e io ho risposto “Ciao Padre Francesco”. Non so perché mi sia venuto di dargli del tu in un modo così spontaneo…».

Qual è stato il primo gesto di Francesco nei tuoi confronti?

«Ha visto che le mie mani tremavano e le ha prese tra le sue. È stata una sensazione bellissima perché le sue mani erano lisce, grandi, forti, curatissime ma soprattutto erano calde. Lì ho smesso di avere paura e gli ho detto tutto come fosse un qualunque altro sacerdote e non il Papa in persona».

C’è una sua parola che ti è rimasta dentro? Cosa vi siete detti?

«Gli ho raccontato la mia vita e lui era con gli occhi chiusi e pregava. Poi mi ha guardato e mi ha detto: “M’immagino che il Signore sia contento di te. E lo sono anche io. Ricordati sempre Simone che più siamo piccoli più riusciamo ad entrare nella grazia di Dio”».

Ti ha dato una penitenza?

«No e nemmeno ho detto l’Atto di Dolore. Mi ha chiesto solo di continuare a camminare sulla strada di Dio. Quando mi sono alzato ero in lacrime, ho sentito la misericordia di Dio per me. Francesco mi ha salutato così: Ciao Simone, forza e coraggio!»

Ora com’è la tua vita?

«Faccio l’imprenditore, ho un’attività mia e l’anno prossimo mi sposerò. Tutto questo senza Dio Padre non sarebbe stato possibile».

di Cecilia Seppia

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