Seguiamo Francesco alla scoperta della preghiera

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Credit Osservatore Romano

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Non è solo l’invito che papa Francesco ripete più spesso: «Pregate!». Non è solo quell’esortazione sempre presente nelle sue omelie e al termine dei suoi incontri: “E per favore non dimenticate di pregare per me”. Non sono solo le belle preghiere che ha scritto…

Per Francesco la preghiera segna ogni momento della giornata. Ad essa sono dedicati i minuti del risveglio (verso le 4.45) e quelli che precedono il riposo notturno (verso le 22.30); e lungo le ore diurne il Papa è scrupoloso nel recitare la Liturgia delle Ore e dunque nel mettersi in colloquio con il Signore

Ogni fedele, però, dovrebbe rispettare l’appuntamento quotidiano con la preghiera, sia scegliendo di pregare seguendo formule “antiche”, sia cercando modi più liberi e personali di rivolgersi a Dio, o alla Madonna e ai Santi per un’intercessione. Ma quando si dovrebbe pregare? E come? E quando nascono le preghiere più conosciute e amate? Cerchiamo di rispondere a queste e ad altre domande.

Quand’è che l’uomo ha iniziato a  pregare?

Le preghiere sono nate con le religioni: rappresentano l’eterna ricerca del contatto con il sacro. Possono essere di richiesta di una grazia, di un aiuto, o di ringraziamento, di lode, di pura devozione. La Chiesa dedica alla preghiera cristiana la parte quarta del Catechismo.

Quante sono le preghiere dei cristiani?

Non si possono contare. Accanto alle più antiche e note, infatti, nel corso della storia se ne sono aggiunte tantissime e ancora oggi se ne scrivono, come ha scritto Il mio Papa sul n. 26 del 2014 citando, come esempi di prolifici autori, il cardinale Angelo Comastri e mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto.

Ma chi ha scritto le preghiere più antiche?

Ogni preghiera ha la sua storia. Alcuni esempi: il Padre nostro è stato insegnato ai discepoli da Gesù, come si legge nei Vangeli di Matteo e di Luca; la Salve Regina viene da una antifona mariana, un antico canto alla Vergine; il Credo si è formato nella liturgia del battesimo; l’Eterno riposo deriva da un libro antico, l’Apocalisse di Esdra

E com’è nata l’amatissima Ave Maria?

L’Ave Maria, popolarissima e recitata da tutti noi, ha una storia curiosa. È divisa, infatti, in due parti: la prima parte riporta il saluto dell’arcangelo alla Vergine (“Ave Maria piena di grazia”…) e il saluto a Maria della sua cugina santa Elisabetta (“Tu sei benedetta tra le donne”…); la seconda parte (l’invocazione: “Prega per noi peccatori”…) è stata aggiunta molto più tardi, invece. Così la prima parte appare nella liturgia nel IV secolo e la seconda circa dieci secoli dopo.

Ci sono preghiere di scrittori famosi?

Tanti autori celebri hanno lasciato preghiere, anche sotto forma di prose o poesie. Lo ha fatto Francesco Petrarca con alcune rime del Canzoniere, per esempio; e ancora: Giovanni Boccaccio con alcune espressioni nel Decamerone, Dante Alighieri con il sublime inno alla Vergine che, nella Divina commedia, fa recitare a san Bernardo nel 30º canto del Paradiso (oggi è noto nella ispirata lettura che ne fa Roberto Benigni), il filosofo indiano Tagore, il poeta libanese Khalil Gibran, santa Teresa di Calcutta, monsignor Tonino Bello… 

Perché si prega a mani giunte e in ginocchio?

Le mani giunte richiamano un’usanza laica: nel medioevo feudale, il vassallo giurava a mani giunte davanti al suo signore, come segno di sottomissione; probabilmente tramite i francescani questo divenne anche il simbolo dell’offrirsi a Cristo, a partire dal momento della Consacrazione nella messa. L’uso del pregare in ginocchio si ritrova nella Bibbia, ed è un gesto di adorazione e sottomissione al Signore: anche Gesù pregava in ginocchio, scrive Luca.

Pregare usando “parole proprie” vale di meno?

La preghiera non si misura in termini di parole o di adesione alla liturgia scritta. La preghiera mentale (oggi più spesso chiamata interiore) è quella che il fedele esprime col pensiero o con parole proprie, cercando il diretto contatto con Dio. Dunque la preghiera può essere libera o liturgica, personale o comunitaria, e privata o pubblica (quest’ultima a nome della comunità). Ma il fine è unico: elevare l’anima a Dio. E infatti la preghiera può diventare meditazione e infine contemplazione.

A chi è bene rivolgersi nelle preghiere?

Al Padre, come ha ribadito papa Francesco nell’omelia del 16 giugno 2016. Al Padre si rivolge Gesù nei momenti più forti della vita terrena: se non siamo capaci di iniziare la preghiera con questa parola, la preghiera non andrà bene, ha ammonito il Pontefice.

C’è una preghiera che per la chiesa è più completa?

Il Rosario, la cui antica pratica è stata fortemente incoraggiata dalla Madonna nelle apparizioni a Lourdes e Fatima. La recita completa del Rosario comprende le Ave Maria, la meditazione su 20 misteri della vita di Cristo e della Vergine, il Padre nostro, il Gloria, il Credo, e in genere si conclude con altre preghiere e con le litanie (forma di preghiera basata sulla ripetizione in successione di una invocazione o di una richiesta o di una lode). 

10 Che cos’è una novena e come si fa?

La novena è un diffuso tipo di devozione, che si “sviluppa” lungo nove giorni, a ricordo dei nove giorni tra l’Ascensione di Gesù e la Pentecoste in cui la Vergine Maria e gli Apostoli pregarono insieme, come si legge negli Atti degli Apostoli. Per lo più le novene si praticano incontrandosi in una chiesa a una certa ora, in varie occasioni.

OGNI MOMENTI HA LA SUA PREGHIERA: LA LITURGIA DELLE ORE

La giornata del fedele si scandisce in momenti detti “ore” che sono appuntamenti fissi di preghiera e lodi dette “uffici”, che uniscono preghiere, letture, salmi, inni… Recitando l’ufficio di una certa ora si rispetta il “comando” di Gesù di pregare sempre senza stancarsi (Luca 18, 1), e ogni giorno viene santificato. Questa preghiera “incessante” si definisce Liturgia delle Ore, è la preghiera ufficiale della Chiesa e s’intende sempre fatta insieme con tutta la Chiesa, anche se il fedele è da solo. Le indicazioni per gli uffici si trovano in due libri liturgici, la “Liturgia delle ore” e il “Breviario romano”. 

E queste sono le “ore”:

Invitatorio: è il momento di preghiera che “introduce” alla giornata. La preghiera si fa di notte.

Ufficio delle Letture (o Mattutino): è il primo ufficio; andrebbe recitato prima dell’alba, ma si può farlo anche durante il giorno e nelle ore notturne del giorno precedente.

Lodi mattutine: sono la prima delle due ore principali del giorno e si recitano sempre vicino all’alba.

Ore terza, sesta 

e nona: ore minori, cadono alle 9, alle 12 e alle 15. Sono momenti di preghiera obbligatori solo ai religiosi; il fedele può scegliere di recitare uno tra i tre uffici per seguire la tradizione di pregare durante la giornata, nel mezzo del lavoro: è la “Ora media”, l’ufficio di mezza giornata.

Vespri: è la seconda delle due ore principali e cade al tramonto.

• Compieta: l’ultima preghiera della giornata, da recitare prima del sonno.

LA LEZIONE DI FRANCESCO: CINQUE DITA PER RICORDARE CHI BISOGNA PREGARE

Il pollice. E’ IL dito che ci è più “vicino” e dunque ci ricorda di pregare sempre per le persone che ci sono più vicine, cioè per i nostri cari.

L’indice. E’ il dito che ammonisce e indica, e ci ricorda di pregare per chi educa e chi cura: è importante pregare per chi deve indicare la via agli altri.

Il medio. È il dito più lungo, più “alto”, e dunque ricorda di pregare per chi ha responsabilità nella guida del Paese, affinché venga illuminato da Dio.

L’anulare. Francesco dice che i maestri di pianoforte sanno che questo è il dito più debole: preghiamo per i deboli. E per tutti gli sposi: all’anulare infatti si porta la fede.

Il mignolo. È l’ultimo dito e il più piccolo: ognuno di noi è più piccolo rispetto a Dio e agli altri, quindi l’ultima preghiera dobbiamo farla per noi stessi.

di Enzo Caffarelli