Segno della croce, quello che c’è da sapere

11 Marzo 2014 Mondo di Francesco

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(Credits: Getty Images)

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Durante l’udienza del mercoledì, papa Francesco ha parlato del segno della croce. Ecco storie e significati di un gesto familiare, ma di cui forse conosciamo troppo poco.

Significato – È un gesto importante nella Chiesa Cattolica Romana ma è praticato anche
tra i greco-ortodossi e gli episcopaliani. La sua forma serve a ricordare la croce di Cristo
ed è considerato anche come la rappresentazione della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Tutta la vita cristiana è racchiusa nel segno di croce: ha inizio con il segno di croce del Battesimo e termina sulla terra con il segno di croce della sepoltura.

Come si fa – In origine si tracciava una piccola croce, fatta con il pollice o con un altro dito della mano, in genere sulla fronte, a volte su altre parti del viso, e poi del corpo. Verso il X secolo nella liturgia venne introdotto il “grande segno della croce” che si traccia portando la mano destra alla fronte, poi al petto e infine alle spalle. Il gesto viene spesso accompagnato da una formula di preghiera: «Nel nome del Padre (testa), del Figlio (petto) e dello Spirito Santo (spalle), Amen (mani giunte sul petto)». 

Una vittoria contro la paura, professione di fede –  Le ragioni e le occasioni per fare il segno della croce sono molteplici. È una professione di fede, un rinnovamento del battesimo, un segno che si è discepoli di Cristo. Significa l’accettazione della sofferenza e una vittoria sull’autoindulgenza, cioè verso difetti come la rabbia o la paura. È nato come gesto e momento personale.

Le origini – Le prime testimonianze dell’uso del segno della croce risalgono all’epoca dei padri e si riferiscono al piccolo segno di croce, l’unico allora in uso. Tertulliano, autore che visse tra il II e il III secolo, parla di un uso personale e diffuso di questo gesto: «Se ci mettiamo in cammino, se usciamo od entriamo, se ci vestiamo, se ci laviamo o andiamo a mensa, a letto, se ci poniamo a sedere, in queste e in tutte le nostre azioni ci segniamo la fronte col segno di croce» (La corona dei soldati, III,4). Poco più tardi compaiono le prime testimonianze liturgiche del gesto. L’uso di segnarsi anche il petto risale al V secolo nell’Oriente cristiano (influenzando poi il rituale romano), dove lungo il VI secolo nasce anche l’uso di segnarsi con tre o due dita aperte, tenendo le altre chiuse,  a seconda se si voleva sottolineare la fede nella Trinità (tre dita aperte) o in Cristo, vero Dio e vero uomo (due dita aperte).

Invece gli ortodossi... Perché i cristiani ortodossi lo fanno in modo diverso? Contrariamente ai cattolici, gli ortodossi prima della fronte toccano la spalla destra e poi quella sinistra. Il pollice, l’indice e il medio si uniscono, mentre anulare e mignolo si tengono piatti sul palmo della mano. Le tre dita insieme rappresentano la Santissima trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, mentre le due dita nel palmo rappresentano le due nature di Cristo. Toccare prima la fronte e poi il petto rappresenta la parte verticale della croce. L’atto di “Posizionamento della croce su se stessi” è una vera e propria richiesta di una benedizione da parte di Dio. Gli ortodossi fanno il segno della croce da destra a sinistra per rispecchiare i gesti del sacerdote quando li benedice.

E i protestanti? Perché i cristiani protestanti non fanno il segno della croce? Perché i protestanti hanno considerato il segno della croce come una tradizione che non trovava alcun sostegno né alcuna citazione nella Scrittura, ma solo nell’uso personale avvenuto in età successiva. Pertanto il segno della croce è stato perlopiù abbandonato.

di Solange Savagnone

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