Sacra Sindone, nel 2015 la nuova ostensione

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La cattedrale di Torino conserva il Sacro Lino, esposto l’ultima volta nel 2013 (credits: Getty Images)

La cattedrale di Torino conserva il Sacro Lino, esposto l’ultima volta nel 2013 (credits: Getty Images)

Appuntamento a Torino, fra il 19 aprile e il 24 giugno del 2015, il prossimo anno. In questo periodo, infatti, all’interno delle celebrazioni per il secondo centenario della nascita di San Giovanni Bosco, nella cattedrale del capoluogo piemontese avverrà l’Ostensione della Santa Sindone, la più famosa tra le reliquie di Gesù, e forse la più famosa in assoluto per i fedeli di tutto il mondo.

All’Ostensione, cioè alla messa in mostra, dovrebbe prendere parte anche Francesco. L’arcivescovo torinese monsignor Cesare Nosiglia, che è anche custode pontificio della Sindone, lo ha invitato, «perché possa venire a pregare davanti al Sacro Lino e a onorare San Giovanni Bosco». E il Santo Padre gli ha confermato la sua volontà di andare pellegrino a Torino per onorare la memoria del fondatore dei Salesiani e per venerare l’icona della Passione.

E ‘l’icona dell a passione di Cristo
Perché la Santa Sindone è proprio questo: l’icona della Passione di Cristo. Si tratta, infatti, di un lenzuolo di lino (tessuto a spina di pesce e delle dimensioni di circa 4,40 metri per 1,10 metri) che, secondo la tradizione, servì per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro. Nonostante numerose indagini scientifiche abbiano supportato l’ipotesi che si tratti davvero del sudario di Cristo, la sua autenticità non può ancora considerarsi definitivamente provata.

Tuttavia, grazie alle caratteristiche della doppia immagine che vi è impressa, quella di un uomo morto dopo una serie di torture culminate con la crocifissione, rappresenta comunque uno strumento per comprendere la realtà della Passione di Gesù. È come vedere in una fotografia il Cristo torturato e crocifisso. Francesco lo ha spiegato nel videomessaggio inviato ai fedeli in occasione dell’Ostensione del 2013: «Questo Volto ha gli occhi chiusi, è il volto di un defunto, oppure misteriosamente ci guarda, e nel silenzio parla».

Nel 1997 scampò alla distruzione
Per il Pontefice, «l’Uomo della Sindone ci invita a contemplare Gesù di Nazaret. Questa immagine, impressa nel telo, parla al nostro cuore e ci spinge a salire il Monte del Calvario, a guardare al legno della Croce, a immergerci nel silenzio eloquente dell’amore». Perché «attraverso la Sacra Sindone ci giunge la Parola unica e ultima di Dio: l’amore fatto uomo, incarnato nella nostra storia». Secondo quanto si legge nel sito ufficiale www.sindone.org, le prime testimonianze sicure sulla Sindone risalgono alla metà del XIV secolo. Da allora il lenzuolo ha vissuto diverse vicissitudini, compresi due incendi.

Il primo è avvenuto il 4 dicembre 1532 a Chambéry e ha devastato la Sainte- Chapelle du Saint Suaire nel quale la Sindone era conservata: il fuoco causò numerosi danni al telo, riparati dalle Suore Clarisse della città; il secondo, molto più recente e privo di conseguenze, è scoppiato nella notte tra venerdì 11 e sabato 12 aprile 1997 nella cappella della Sindone a Torino: il lenzuolo scampò alla distruzione poiché era stato spostato per i lavori di restauro della cappella, ma si decise, comunque, di rompere la teca di cristallo antiproiettile e antisfondamento nella quale era conservato e portarlo via per evitare qualsiasi rischio.

di Tiziana Lupi

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