Ricordiamo con papa Francesco tutti i cari defunti

30 Ottobre 2019 News

tweet

Credit Osservatore Romano

Sabato 2 novembre saremo tutti chiamati a partecipare a una commemorazione che ci tocca davvero nel profondo: la commemorazione dei Defunti. Ricorderemo i nostri cari scomparsi, i conoscenti, gli amici parrocchiani… Ma anche le vittime delle stragi, delle guerre, delle catastrofi naturali, come ci ha detto il Papa due anni fa: «Preghiamo per tutti i defunti, ma in modo speciale per i giovani, in un momento in cui tanti muoiono nelle battaglie di ogni giorno di questa guerra a pezzetti. Preghiamo anche per i morti di oggi, i morti di guerra, anche bambini, innocenti. E che il Signore ci dia la grazia di piangere».

Come si “celebra” la giornata del 2 novembre? Di solito attraverso la preghiera, e poi con penitenze e digiuni per ottenere indulgenze. Ma la commemorazione dei defunti non è una festa di precetto, né civile (al contrario della solennità di Ognissanti del 1° novembre: ne parliamo a pag. 8, ndr) e nulla è obbligatorio: né questi pii esercizi, né recarsi in un cimitero e neppure entrare in chiesa.

Chi non può o non vuole “partecipare”, dunque, non commette peccato, ma perde una grande occasione per celebrare un giorno di memoria, un giorno che lo scorso anno papa Francesco ha definito così: «per ricordare coloro che hanno camminato prima di noi, che ci hanno accompagnato, ci hanno dato la vita. E la memoria è quello che fa forte un popolo, perché si sente radicato in un cammino, in una storia… ed è anche un giorno di speranza di incontrarci, di arrivare dove c’è l’amore che ci ha creato, che ci aspetta, l’amore di Padre».

Chi non partecipa perde la possibilità di pregare per le anime del Purgatorio, di contribuire cioè a ridurne le sofferenze.

Vediamo di soddisfare alcune curiosità legate a questo importante giorno.

Prima di tutto, si può parlare di “festa” celebrando i morti?

Nei testi liturgici e pastorali non si parla di “festa”. Il nome ufficiale è “commemorazione di tutti i fedeli defunti”.

Qual è lo scopo principale di questa celebrazione?

In ogni messa ricordiamo alcuni defunti; nell’Ave Maria invochiamo l’aiuto della Madonna nel momento alla morte; con l’Eterno riposo chiediamo la luce perpetua per i nostri morti… Ma il 2 novembre la Chiesa vuole ricordare tutti i defunti, affinché non siano dimenticati quelli senza suffragio, cioè quelli che non hanno nessuno che li rammenti nella preghiera.

Com’è nata questa commemorazione collettiva?

Da 15 secoli, in ambito monastico, si hanno notizie di un giorno consacrato ai defunti. L’istituzione (nell’anno 998) si deve a sant’Odilone, abate di Cluny, devotissimo alle anime del Purgatorio. L’abbazia di Cluny (nell’odierna Francia) era enorme e aveva diverse “filiali” in Europa. Da Cluny partivano inviati per queste “filiali”; essi avrebbero annotato i nomi dei monaci deceduti: al ritorno “in sede”, l’abbazia tutta avrebbe pregato per le anime di quei defunti. La celebrazione fu allargata a tutta la Chiesa nel XIV secolo.

perché tutto
si svolge nel giorno dopo Ognissanti?

Non è un caso: i cristiani aspirano tutti alla santità, compresi i morti. Ma la data, che forse si è sovrapposta nel calendario a tradizioni pagane (è vicina alla festa di Halloween) è anteriore a Ognissanti, che per secoli si è celebrato il 13 maggio.

La visita al cimitero vale solo
il 2 novembre?

No. Chi vuole evitare la confusione o è impossibilitato a fare la visita il 2 novembre, può andarci con le stesse intenzioni in altra data: l’indulgenza non verrà pregiudicata.

Perché si usa adornare le tombe con il crisantemo?

Perché il crisantemo fiorisce tra ottobre e novembre. È una pratica molto italiana, però: in altri Paesi, infatti, il crisantemo (fiore d’oro) è simbolo di allegria e vitalità, associato a matrimoni e altre feste gioiose.

Quali sono i simboli principali che  ricordano i defunti?

La luce e il riposo. Compaiono nelle più antiche iscrizioni funerarie, come quella della necropoli del V secolo di Ain Zara (oggi in Libia), dove si ripetono 26 volte le parole requiem aeternam (eterno riposo) e lux perpetua (luce perpetua).

COME OTTENERE L’INDULGENZA PLENARIA

In occasione della commemorazione dei Defunti, i fedeli possono guadagnare (il verbo “tecnico” è lucrare) un’indulgenza plenaria, applicabile (cioè trasferibile) alle anime del Purgatorio. Cosa bisogna fare? Semplificando si possono compiere due azioni: andare in chiesa per pregare “Padre nostro”, “Credo” e una preghiera che segua le intenzioni del Papa; andare al cimitero per pregare per i defunti. Negli otto giorni precedenti o successivi al 2 novembre bisogna poi confessarsi e fare la Comunione.

QUESTI SONO I RITI DEL 2 NOVEMBRE

Paramenti: si usano il nero, colore del lutto, o ancora più spesso il viola, colore del dolore, della penitenza e dell’attesa. Parliamo di “attesa” perché questo è un giorno in cui si ribadisce la fede nella resurrezione finale, facendo riferimento all’esempio del Cristo.

Vangelo: il Messale Romano presenta tre formule di preghiere. Tra i Vangeli che si leggono, le beatitudini in Matteo e il passo di Giovanni che si conclude dicendo: “Questa è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

“Gloria” e “Credo”: non si recitano.

Se è domenica: come “solennità” la commemorazione dei Defunti “prevale” (cioè sostituisce) sulla liturgia della domenica per quanto riguarda la messa. La liturgia delle ore è invece quella domenicale.

Nelle altre confessioni: nel rito greco la commemorazione dei Defunti si svolge alla vigilia della domenica di Sessagesima (60 giorni prima di Pasqua) o alla vigilia di Pentecoste. La Chiesa armena celebra la “Pasqua dei morti” il lunedì dell’Angelo.

IL 2 NOVEMBRE NELLE TRADIZIONI

Molte località italiane hanno usanze particolari legate alla commemorazione dei defunti, e in particolare alla notte tra il 1º e il 2 novembre. In alcuni paesi lombardi si lascia in cucina un vaso di acqua fresca per far dissetare i morti. In Trentino e in Piemonte le campane suonano per richiamare le anime, si apparecchia la tavola e si accende il focolare. In Friuli si lasciano un lume acceso e poi acqua e pane. A Treviso si mangiano focacce dette “i morti vivi”. In Liguria si preparano i bacilli e i balletti, ossia fave secche e castagne bollite; in Umbria invece gli stinchetti dei morti, dolci a forma di ossa. Dalle parti di Massa e Carrara è il giorno del “bèn d’i mort”, i beni dei morti: gli eredi distribuiscono cibo ai bisognosi. A Roma la tradizione richiedeva di tenere compagnia a un defunto consumando un pasto vicino alla sua tomba. In Sicilia è tempo di frutta martorana (pasta di mandorla colorata), i pupi di zucchero e scardellini di mandorle a forma di ossa dei morti.

di Enzo Caffarelli

TAG

, , ,

VEDI ANCHE