Ravasi torna in Tv con “Le frontiere dello spirito”

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Dal 2007 il cardinale Gianfranco Ravasi è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura (credits: Getty Images)

Dal 2007 il cardinale Gianfranco Ravasi è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura (credits: Getty Images)

Per estendere i confini della nostra consapevolezza ci si può sintonizzare, da domenica 5 ottobre, su Canale 5, con Le Frontiere dello Spirito, il programma di cultura e attualità religiosa con il cardinale Gianfranco Ravasi, dotto biblista, ebraista e presidente del Pontificio consiglio della Cultura, che regala perle di serenità e riflessioni, attraverso meditazioni sulle parole di Gesù.

Cardinale Ravasi, con quale animo torna a “Le Frontiere dello Spirito”? 
«Con serenità e ottimismo, pur non ignorando la malattia del nostro tempo: l’indifferenza. Non mi trovo in un orizzonte di tensione perché confrontandomi con i non credenti noto che il messaggio evangelico entra subito in sintonia. Vivono autenticamente ponendosi quesiti sul senso della vita e apprezzando i testi sacri, evidente anche nel dialogo del Papa con Eugenio Scalfari. Questo è già un valore per iniziare a costruire».

La rubrica presenta novità?
«La lettura del Vangelo viene proposta anche dai detenuti che fanno parte delle Compagnie teatrali delle carceri di Bollate, Rebibbia e Volterra. Una scelta che ho suggerito, perché fa parte di un orientamento verso il quale mi sto dedicando: Il Cortile dei Gentili, ossia il luogo di dialogo tra credenti e non credenti. Ho voluto così affidare la parola di Dio a voci di persone che vivono esperienze di sofferenza. Nella loro lettura non c’è la fredda professionalità dell’attore, ma una carica di umanità unica. Paradossalmente, nella prima lettura del Vangelo c’è una storia drammatica di assassinio».

Con che cosa esordirà?
«Scelgo sempre il Vangelo della domenica e capita proprio la Parabola dei vignaioli omicidi. Una storia di famiglia ricca di simboli e di tensione drammatica che, letta da carcerati, nel giorno di apertura del Sinodo sulla Famiglia, acquista più significato. Altra novità sarà la presenza di papa Francesco nella puntata di Natale. Si va nel degrado della sofferenza, ma non dimentichiamo la bellezza estetica ed etica, con l’idea dell’arte che abbraccia la dimensione della fede».

Il cammino con Gesù spalancherà porte e cuori in questo mondo che sembra rassegnato?
«Certamente. Fra chi ci segue c’è una fetta considerevole di non credenti. Per questo tendo a usare testimonianze di autori atei. È giusto confrontarsi, comunicando».

Il segreto della comunicazione?
«Vi sono tre segreti, messi in pratica in modo esemplare da papa Francesco. L’uso della coordinata, che corrisponde al linguaggio di Twitter, con frasi essenziali, molto brevi. L’uso dei simboli, perché l’uomo di oggi è un uomo televisivo abituato alle immagini. Infine, il linguaggio del corpo, che il Papa sa usare molto bene».

C’è gran bisogno di spiritualità?
«Sicuro. Il grande pericolo non è l’immoralità, ma l’amoralità, quando cade la dimensione del sussulto etico. E allora bisogna proporre grandi temi umani e spirituali, tenendo conto del fatto che molte persone non hanno tanto il vuoto assoluto e l’indifferenza, ma l’assenza di Dio. Così si finisce per aggrapparsi ai maghi...».

Qual è la via maestra per tagliare alla radice ogni fondamentalismo religioso?
«Non sappiamo quale sia il cammino, ma dobbiamo fare in modo che la diversità sia armonia. Il duetto in musica tra un basso e un soprano crea armonia. Ognuno cerca di ascoltare l’altro… È il dialogo la strada!».

Che cosa pensa dei movimenti spirituali dedicati alla Madonna, come La Comunità Maria e Anima Universale di Leinì, animati da ferventi e gioiose preghiere?
«Senza la presenza femminile (la madre che genera il figlio) non ci sarebbe stato Dio nella storia. Il primato deve essere assegnato a Cristo. Maria indica la via per raggiungerlo. Sant’Ambrogio dice “Maria non è il Dio del tempio, ma il tempio di Dio”. In comune abbiamo la Bibbia e Cristo. Nel duetto musicale siamo non basso e soprano, ma soprano e mezzo soprano, contralto e tenore».

Fede e Ragione devono andare a braccetto?
«Come scrisse Giovanni Paolo II, la verità si conquista veleggiando con due ali, quella della fede e l’altra della ragione. Sarà un impegno della Chiesa condurre alla conoscenza razionale della fede. Poi, c’è il salto ulteriore. Come in amore, l’innamoramento avviene prima con la ragione e poi arriva l’altra motivazione».

Cosa risponde a chi afferma «Finché non vedo non credo»?
«Porterei l’esperienza dell’innamoramento. Linguaggio simile a quello della fede. A un non credente direi di vivere bene la morale finché non si entrerà in un valore trascendente».

di Lucia Di Spirito

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