Quella messa del Santo Padre nelle catacombe di Priscilla

7 Novembre 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Per il 2 novembre di quest’anno Francesco sceglie di celebrare la memoria dei fedeli defunti con una messa raccolta e intensa in un cimitero davvero particolare, che è anche uno dei luoghi più antichi e simbolici della testimonianza cristiana, le Catacombe di Priscilla. Qui nella “Regina catacumbarum” che sorge a Roma sulla via Salaria, tra pareti di tufo, fregi e decori, tombe di ricche famiglie nobili e di poveri, santi martiri, il Papa, con indosso la veste viola, simbolo di penitenza e attesa, ricorda con forza quanti ci hanno preceduto e subito rivela: «Per me è la prima volta nella vita che entro in una catacomba, è una sorpresa, ci dice tante cose. Possiamo pensare alla vita di quella gente, che doveva nascondersi, che aveva questa cultura di seppellire i morti e celebrare l’Eucaristia qui dentro. È un momento della storia brutto, ma che non è stato superato: anche oggi ce ne sono. Tante catacombe in altri Paesi, dove perfino devono fare finta di fare una festa o un compleanno per celebrare l’Eucaristia, perché in quel posto è vietato farlo. Anche oggi ci sono cristiani perseguitati, più che nei primi secoli, di più».

L’immagine delle catacombe, luogo sì angusto e cupo ma dove si percepisce fortemente il respiro della vita dopo la morte, così come il tema della persecuzione dei cristiani che hanno difeso il proprio credo fino al sangue, suggeriscono al Papa di snodare la sua omelia, pronunciata interamente a braccio, su tre parole: identità, posto e speranza. L’identità del cristiano non sta mai nell’appartenenza a quel gruppo, associazione o movimento, piuttosto nell’aderenza al Vangelo e in particolare a quello delle Beatitudini, che viene proclamato in questa giornata, e a quello che Francesco definisce il manifesto, anzi il “protocollo” del  cristianesimo, cioè il brano contenuto nel Vangelo di Matteo.  «Senza questo»  insiste «non c’è identità. C’è la finzione di essere cristiani, ma non l’identità».

A proposito del “posto” , il Pontefice racconta della suora albanese che in un campo di rieducazione, al tempo del comunismo, in cui era vietato ai sacerdoti amministrare i sacramenti, battezzava i bambini di nascosto, prendendo l’acqua dal fiume con le sue scarpe, perché non aveva altro e conferma che il posto del cristiano «è un po’ ovunque», purché non sia un «posto privilegiato» o «qualificato». Afferma infatti Bergoglio: «Il posto del cristiano è nelle mani di Dio, dove Lui vuole. Le mani di Dio, che sono piagate, sono le mani del suo Figlio che ha voluto portare con sé le piaghe per farle vedere al Padre e intercedere per noi. Il posto del cristiano è nell’intercessione di Gesù davanti al Padre. Nelle mani di Dio! E lì siamo sicuri, succeda quel che succeda, anche la croce. La nostra identità dice che saremo beati se ci perseguitano, se dicono ogni cosa contro di noi; ma se siamo nelle mani di Dio piagate di amore, siamo sicuri. Questo è il nostro posto».

«E oggi», continua il Papa, «possiamo domandarci: ma io, dove mi sento più sicuro? Nelle mani di Dio o con altre cose, con altre sicurezze che noi “affittiamo” ma che alla fine cadranno, che non hanno consistenza?».

Infine il Papa si sofferma sulla terza parola, ovvero la speranza: speranza della vita eterna, di riabbracciare chi ci ha preceduto, di una “Patria” celeste da raggiungere e abitare tutti insieme:  «La nostra speranza» conclude «è in Cielo, la nostra speranza è ancorata lì e noi, con la corda in mano, ci sosteniamo guardando quella riva del fiume che dobbiamo attraversare».

Terminata la messa, Francesco, prima di far rientro in Vaticano, ha voluto visitare le catacombe, ha sostato in preghiera davanti alla rappresentazione della Madonna con Bambino, risalente alla metà del III secolo, e davanti alla suggestiva Cappella greca. L’anno scorso, il Pontefice trascorse questa giornata al cimitero Laurentino con la toccante sosta sulle tombe dei bimbi, di quelli scomparsi prematuramente per malattie o incidenti e di quelli mai nati, nel cosiddetto “Giardino degli angeli”. In precedenza per tre anni consecutivi, nel 2013, 2014 e 2015, aveva celebrato la Messa all’ingresso del cimitero monumentale del Verano. Nel 2016 aveva scelto la celebrazione a Prima Porta, nel 2017 invece si era recato in visita al cimitero americano di Nettuno, dove sono sepolti i soldati statunitensi caduti in Italia durante la Seconda guerra mondiale, e poi al Sacrario delle Fosse Ardeatine.

LE CATACOMBE DI PRISCILLA: GALLERIE LUNGHE 13 KM

Scavata nel tufo già tra il II e il V secolo su ambienti preesistenti occupati dalle tombe della famiglia degli Acili Glabrioni, cui appartiene la nobildonna Priscilla donatrice del terreno, la catacomba è venuta alla luce nel XVI secolo. Si estende per circa 13 chilometri di gallerie, a vari livelli di profondità di cui il più antico è il primo. In esso troviamo loculi e cubicoli, cioè tombe di famiglie abbienti o di martiri, e gli arcosoli, altro tipo nobile di tomba, spesso decorati con pitture a soggetto religioso. La tradizione agiografica ricorda santa Priscilla il 16 gennaio. Secondo fonti non certe, la matrona romana sarebbe stata moglie di Manlio Acilio Glabrione e madre del senatore Pudente, e avrebbe ospitato san Pietro nella propria villa situata nei pressi delle catacombe sulla via Salaria. Il Martirologio romano la indica anche come benefattrice della comunità cristiana di Roma.

di Cecilia Seppia

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