Quella luce divina che illumina papa Francesco e spesso compare nelle sue parole

18 luglio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

La luce è un simbolo ricorrente nella religione cristiana. In genere se ne parla con le tenebre: in opposizione a esse e come antidoto contro il loro nefasto influsso. 

Di luce è pervasa la Bibbia dalla prima all’ultima pagina: nel Libro della Genesi Dio crea la luce prima di cielo e terra, perché da essa possano essere generati astri, mari, fiumi, tutti gli esseri viventi e l’uomo. E poi si arriva al Vangelo, dove la luce è celebrata a ogni riga, con la nascita di Gesù e poi con la Resurrezione, vittoria definitiva di ogni morte e male “oscuro”, come il peccato.

Nella nostra esperienza di fede praticata, poi, sappiamo che molte celebrazioni prevedono che il fedele “interagisca” con la luce, per esempio delle candele: la Pasqua, la Candelora e alcuni sacramenti…

E naturalmente anche papa Francesco evoca spesso il concetto di luce. Di solito lo usa per esortare e incoraggiare, per far capire a chi si professa cristiano che lo è davvero solo nel momento in cui diventa “luminoso”: emana quella certa luce del cuore che non ha nulla a che vedere con la simpatia, il sorriso o il buon umore. 

Spesso il Papa ricorre alla luce anche come saluto o augurio, come quando in chiusura di un’udienza dice: «Il Signore vi colmi della sua luce!». Mai nascondere, dunque, la luce “vera” che viene da Dio, mai offuscarla o chiuderla in frigo, mai rinunciare a essa.

ECCO ALCUNE FRASI NELLE QUALI PAPA FRANCESCO PARLA DI LUCE

Vi è poi un altro segno molto bello della liturgia battesimale che ci ricorda l’importanza della luce. Al termine del rito, ai genitori viene consegnata una candela, la cui fiamma è accesa al cero pasquale. Da quel cero tutti accendono la propria candela e trasmettono la fiamma ai vicini: è la lenta propagazione della Resurrezione di Gesù nelle vite di tutti i cristiani. La vita della Chiesa è contaminazione di luce.

 Al contrario, quella persona che non fa il bene, pur potendo farlo, copre la luce, che diventa oscura. Bene e luce non tollerano il frigo, non vanno onservati: il bene è oggi e se non lo fai oggi, domani non ci sarà. Non nascondere il bene per domani. E chi ragiona con la logica del “va, ripassa, te lo darò domani…” copre fortemente la luce.

Custodire la luce è custodire qualcosa che ci è stato dato come dono. Se siamo luminosi, lo siamo perché abbiamo ricevuto il dono della luce nel giorno Del Battesimo. Proprio per questo nei primi secoli della Chiesa (e anche in alcune Chiese orientali ancora) il Battesimo si chiama “la illuminazione”.

 Noi siamo coloro che credono che Dio è Padre: questa è la luce! Non siamo orfani: abbiamo un Padre. Crediamo che Gesù è sceso in mezzo a noi, ha camminato nella nostra stessa vita, facendosi compagno soprattutto dei più poveri e fragili: questa è la luce! 

Oggi siamo invitati ad aprirci alla luce di Cristo per portare frutto nella nostra vita, per eliminare i comportamenti che non sono cristiani.

Crediamo che ogni affetto, ogni amicizia, ogni buon desiderio, ogni amore, perfino quelli più minuti e trascurati, un giorno troveranno il loro compimento in Dio: questa è la nostra speranza: vivere nella luce!

 La tomba vuota vuole sfidare, smuovere, interrogare, ma soprattutto vuole incoraggiarci a credere e ad aver fiducia che Dio avviene in qualsiasi situazione, in qualsiasi persona, e che la sua luce può arrivare negli angoli più imprevedibili e più chiusi dell’esistenza.

Anche nella nostra vita ci sono diverse stelle, luci che brillano e orientano. Sta a noi scegliere quali seguire. Per esempio ci sono luci intermittenti, che vanno e vengono, come le piccole soddisfazioni della vita: durano poco e non lasciano la pace che cerchiamo. Ci sono poi le luci abbaglianti dei soldi e del successo: sono seducenti, ma con la loro forza accecano. I Magi, invece, invitano a seguire una luce stabile, gentile, che non tramonta, perché non è di questo mondo: viene dal cielo e splende. Dove? Nel cuore.

di Cecilia Seppia

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