Quando il Papa usa parole “dolci” nei suoi messaggi

27 Febbraio 2019 News

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Credit Osservatore Romano

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Papa Francesco ama moltissimo l’aggettivo “dolce”. Dice che nulla è dolce come la misericordia o come lasciarsi accarezzare da Dio, e sottolinea la dolcezza di stare davanti al Crocifisso. Del resto Francesco ama molto i dolci, sebbene facciano capolino raramente alla sua tavola: meglio la frutta di stagione… 

Per nulla rara, invece, la presenza di dolci nei suoi incontri con il mondo: dalla sua statua a grandezza naturale fatta di cioccolato (dono che il Papa ha a sua volta donato alla Caritas) alla riproduzione della cattedrale di Cordoba, la città dove fu ordinato sacerdote, costruita a Orentano (PI) con più di 100mila bignè…E ancora, gli speciali biscotti cantucci creati per lui a Prato, le torte ricevute in dono per i compleanni e condivise con gli ospiti di Casa Santa Marta, i gelati che fa avere a poveri e migranti perché il loro pasto sia qualcosa di più del puro sfamarsi, le brioche che offre alle guardie svizzere… 

Di dolci, poi, Francesco fa largo uso anche per “costruire” i suoi paragoni, in particolare per ricordarci l’ambiguità di certi comportamenti allettanti ma sbagliati. Ecco alcuni esempi davvero “gustosi”.

«Per carnevale la nonna faceva dei dolci. Era una pasta sottile che nell’olio si gonfiava e, quando noi incominciavamo a mangiarla, era vuota. Quei dolci in dialetto si chiamavano “bugie”. Era la nonna a spiegare perché: sembrano grandi, ma non hanno niente dentro, non c’è verità, non c’è sostanza». (Omelia in Casa Santa Marta, 14 ottobre 2016)

«Se vogliamo essere cristiani dobbiamo fare come Gesù che si spogliò, diventò uomo e abbracciò la croce. Non dobbiamo essere cristiani da pasticceria, come belle torte, come belle cose dolci! Bellissime, ma non cristiani davvero!». (Assisi, 4 ottobre 2013)

«Maria ci faccia sentire quanto grande e umile è il mistero della Croce, dolce come il miele e amaro come l’aloe». (Omelia in Casa Santa Marta, 14 settembre 2013)

«Anche in Vaticano ci sono casi di corruzione. La corruzione entra dentro come lo zucchero, è dolce, ci piace… E poi finiamo diabetici o il nostro paese finisce per ammalarsi. Non prendete gusto allo zucchero della corruzione». (Kangemi, Kenya, 27 novembre 2015)

di Enzo Caffarelli

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