Preghiere, ecco come nascono

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Angelo Comastri, arciprete della basilica di San Pietro e vicario di Sua Santità per lo Stato della Città del Vaticano (credits: Getty Images)

Angelo Comastri, arciprete della basilica di San Pietro e vicario di Sua Santità per lo Stato della Città
del Vaticano (credits: Getty Images)

Sono molte le preghiere che papa Francesco ha dedicato durante il suo pontificato alla Madonna:  noi de Il Mio Papa ne abbiamo citate spesso: nel numero 1 abbiamo presentato la Preghiera delle Cinque dita; nel 14, è stata la volta della preghiera a Maria tratta dall’esortazione apostolica Evangelii Gaudium e recitata il 31 maggio, al rosario di chiusura del mese mariano nei Giardini Vaticani.

Francesco, quindi, ci fa pensare: dunque le preghiere non sono solo quelle che abbiamo imparato da bambini, dall’Ave Maria al Credo, ma ne nascono di nuove ogni giorno? Sì, certo. Ma come nasce una preghiera? Da dove viene l’ispirazione? Il mio Papa lo ha chiesto a due personalità conosciute per la loro ampia produzione poetica: il cardinale Angelo Comastri, arciprete della basilica di San Pietro, e monsignor Bruno Forte, teologo e arcivescovo della diocesi di Chieti-Vasto. Sono veri poeti, in grado di trasformare l’ascolto e la meditazione sulle Sacre Scritture nei versi di una preghiera.

La preghiera nasce da Dio e dall’uomo
Che cos’è una preghiera? «È un arco di fiamma un rapporto d’amore tra Dio e il cuore dell’uomo: un cuore che si apre a Dio e crede in lui», risponde monsignor Forte. «Il  Signore pone sulle nostre labbra le parole, ascolta e corrisponde».  Una preghiera, però, non nasce solo dall’ascolto di Dio, ma anche da quello del suo popolo. Il cardinal Comastri ricorda come fu un anziano pescatore ad accendere in lui il desiderio di scrivere: «Un giorno, quand’ero parroco a Porto Santo Stefano, mi disse che tutte le preghiere erano piene di “deh!”, “ahimè”, “orsù”… E aggiunse: “Non mi ci ritrovo: perché non scrive lei una preghiera semplice e limpida, che mi lasci nel cuore una scintilla di Vangelo?”». Il cardinale raccolse l’invito: «Cominciai a scrivere preghiere per la mia gente: per le mamme e per le famiglie in particolare… Oggi ho superato le 200 preghiere: forse un po’ troppe!». Nel cardinale la passione di scrivere è nata presto: da bambino scrisse un’invocazione alla Madonna.

«La prima persona che la lesse fu la mia mamma: mi commuovo a ricordarlo. L’ho ritrovata, dopo la sua morte, nel libro delle preghiere che recitava ogni giorno». “in fondo sono parole d’amore” Monsignor Forte, invece, non ricorda la prima preghiera che ha scritto. «Le preghiere nascono sempre da un’esigenza profonda, che spinge a scrivere quanto viene dall’ascolto e da quanto è importante per il mio cuore», dice. «In fondo sono parole d’amore, ed è difficile per un innamorato capire quando per la prima volta ha provato un sentimento d’amore». Il percorso, prosegue monsignor Forte, prende spunto dalla lettura del Vangelo: «Ogni passo è pieno di poesia, ma mi sorprendono anche passaggi apparentemente non fondamentali.

Mi è capitato che una persona mi dicesse che sentire: “Gesù ordinò di passare all’altra riva” (Matteo 8, 18-22) lo spinse a cambiare vita». Oggi moltissime persone pregano con le composizioni delle nostre due “guide”. Del cardinale Comastri sono particolarmente apprezzate la preghiera per Padre PioÈ una cosa che mi fa venire i brividi e che mi garantisce una particolare protezione di questo santo che tanto ammiro») e la preghiera dei giornalisti, scritta «su commissione, ma volentieri», perché «la missione dei giornalisti è importante, pericolosa e difficile: deve coniugare verità e carità». Per il cardinale, «Scrivere preghiere è un apostolato. È come offrire alla gente un buon vocabolario per parlare con Dio, con la Madonna, con i Santi. Mi consola che tanti preghino con le mie preghiere: certo dal cielo scenderà qualche benedizione anche per l’autore…».

Monsignor Forte punta l’attenzione sulla preghiera in sé: «L’importante è pregare, e non è fondamentale se lo fanno con le mie preghiere… Ciò che conta è un cuore che ama e cerca Dio, come nel Padre Nostro, la preghiera perfetta». Un concetto, questo, che spiegò bene nel messaggio alla sua diocesi per la Quaresima del 2007: «Lascia che la preghiera faccia crescere in te la libertà da ogni paura, il coraggio e l’audacia dell’amore, la fedeltà alle persone che Dio ti ha affidato e alle situazioni in cui ti ha messo, senza cercare evasioni o consolazioni a buon mercato».

L’ultima osservazione torna al Santo Padre. Molti lettori spediscono a Il mio Papa poesie per Francesco: sembrano preghiere… «Lui fa sentire tutti a casa nel suo cuore», commenta monsignor Forte. «La cosa bella è che chi parla di papa Francesco parla di Gesù. Lo vediamo sempre: è un uomo che si mette da parte per far spazio a Gesù».

La “liturgia delle ore”: quando si deve pregare
La Liturgia delle ore è la preghiera “ufficiale” della Chiesa Cattolica e si scandisce nel corso dell’intera giornata, perché è dovere della Chiesa, su precetto di Gesù, pregare e lodare il Signore in modo incessante. Per “ore” si intendono le “ore canoniche”, cioè quella particolare suddivisione della giornata pensata per organizzare la preghiera di diaconi, sacerdoti, vescovi, cardinali e fedeli (con diversi “livelli” di obbligo), basata sui salmi e sul Vangelo.
Le Lodi: preghiera mattutina, la prima “ora maggiore”. L’Ora media: è composta da ora terza (alle 9), ora sesta (alle 12) e ora nona (alle 15), che sono le “ore minori”.
I Vespri: è la preghiera della sera, cioè la seconda “ora maggiore” della giornata.
La Compieta: è l’ultimo momento di preghiera, da farsi prima del sonno; con esso si “compie”, cioè si  conclude la giornata.
L’Ufficio delle letture: è un momento di preghiera non legato a un orario, ma va fatto durante la giornata.

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