Pettegolezzo e calunnia, il Papa non li sopporta

5 luglio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Don Basilio, nell’opera Il barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini, canta La calunnia è un venticello: un venticello che piano piano si introduce nelle orecchie della gente e alla fine trabocca e scoppia, e il meschino calunniato, avvilito e calpestato, ha come sorte migliore quella di… crepare. Ecco: papa Francesco non è tipo da temere il brutto tempo, temporali, uragani e chissà che altro. Ma questo venticello proprio non lo tollera.

Pettegolezzo, maldicenza e calunnia sono fra i temi più ricorrenti nei suoi discorsi e omelie: non perde occasione per condannare chi parla male degli altri alle spalle. 

Non è certo una novità fiorita in tempi bergogliani il fatto che  calunnia e maldicenza siano non solo una pessima abitudine, ma anche un peccato. 

Padre Pio, che trascorrendo ore e ore nel confessionale, ne sentiva di tutti i colori, diceva: «La mormorazione è un vizio volontario che fa morire la carità». Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo, invece: “Il rispetto della reputazione delle persone rende illecito ogni atteggiamento e ogni parola che possano causare un ingiusto danno”. E puntualizza: “Si rende colpevole di maldicenza colui che, senza un motivo oggettivamente valido, rivela i difetti e le mancanze altrui a persone che li ignorano. Si rende colpevole di calunnia colui che, con affermazioni contrarie alla verità, nuoce alla reputazione degli altri e dà occasione a erronei giudizi sul loro conto”. 

Sorprende, dunque, non che Francesco parli di calunnia e pettegolezzo (il “passo” prima), ma che lo faccia così spesso. 

Ha cominciato a un mese dall’elezione, in un’omelia a Casa Santa Marta: «La calunnia è un peccato, ma è anche qualcosa di più, perché vuole distruggere l’opera di Dio e nasce da una cosa molto cattiva: dall’odio. E chi fa l’odio è Satana». 

Non si è più fermato: «Se parli male del fratello, uccidi il fratello. Ogni volta che lo facciamo, imitiamo il gesto di Caino, il primo omicida della storia» ha detto. 

Ancora: «Non ci sono chiacchiere innocenti. Quando usiamo la lingua per parlare male del fratello o della sorella, la usiamo per uccidere Dio. Meglio mordersi la lingua. Ci farà bene: la lingua si gonfia e non si può parlare, così non si possono fare chiacchiere». 

Francesco ha persino spiegato cos’è che, a suo avviso, causa calunnie e maldicenze: «Non c’è bisogno di andare dallo psicologo per sapere che quando uno denigra l’altro è perché lui stesso non può crescere e ha bisogno che l’altro sia abbassato per sentirsi qualcuno». 

Da dove viene questa insofferenza per i pettegolezzi? Certamente dal Catechismo, ma forse c’entra anche l’esperienza  personale del Santo Padre, anche in Vaticano. 

Basta ricordare a questo proposito che nell’incontro con la Curia romana per gli auguri di Natale del 2014, Francesco elencò le 15 malattie che, a suo dire, affliggono la Curia stessa. 

Tra queste, non a caso, c’era anche la malattia delle chiacchiere e dei pettegolezzi: «Si impadronisce della persona facendola diventare “seminatrice di zizzania” e in tanti casi “omicida a sangue freddo” della fama dei propri colleghi e confratelli. È la malattia delle persone vigliacche che, non avendo il coraggio di parlare direttamente, parlano dietro le spalle».

di Tiziana Lupi

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