“Per la pace ho fatto gol insieme al Papa”

24 Febbraio 2017 Gente di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

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Papa Francesco ha cambiato la vita a molti argentini. Chi ha avuto modo di incrociare quel prete a Buenos Aires, nella metropolitana, nella cattedrale o anche per strada, oggi custodisce un ricordo indelebile nel cuore.  Noi questa settimana abbiamo parlato con Guillermo Tofoni, un manager argentino che sul suo incontro con papa Francesco ha una storia particolare.

Perché una storia particolare?

«Di sicuro per l’inizio. Tutto nacque per una tormenta di neve in Irlanda. Da anni organizzo partite di calcio speciali, in Argentina lavoro per la Fifa (è la federazione internazionale che gestisce le manifestazioni calcistiche intercontinentali). Nel marzo del 2013 Russia e Irlanda del Nord dovevano giocare una eliminatoria per i mondiali, ma per una forte nevicata sull’isola la partita fu sospesa. Venne deciso di recuperarla in agosto, quando era già in programma la partita della Russia con l’Argentina».

Poco dopo l’elezione di papa Francesco.

«Precisamente. Così in quei giorni i russi ci contattarono per spostare l’evento. Visto che la nazionale argentina era già in Europa, nacque l’idea di giocare un’amichevole sostitutiva con l’Italia. Ho chiamato il mio collega e amico italiano Stefano Pucci dicendogli: “Perché non giochiamo ad agosto una partita per il Pontefice?”. E in 24 ore è nata la “Coppa papa Francesco”».

Un evento nato per caso.

«Unico e storico. Mai la nazionale di calcio argentina e quella italiana si erano unite in onore di un Papa. Ma non fu un caso: le persone di fede non credono nella casualità. Per la nevicata fu posticipata la partita di qualificazione ai mondiali brasiliani e così è nata la “Coppa papa Francesco”. Non solo. C’è stato un altro fatto singolare: le due squadre, prima dell’incontro, hanno alloggiato nello stesso hotel e hanno pranzato insieme. A Roma è andata così: anche in questo la “Coppa papa Francesco” è stata unica».

E siete stati in udienza con lui.

«Certo, con le due squadre insieme e fu divertente. Fui colpito dall’accoglienza profonda del Papa, ma anche dal differente comportamento tra i giocatori argentini e gli italiani. I primi si sono fatti conoscere per il baccano che hanno fatto. Diciamo che erano un po’ agitati e gli italiani più rispettosi… A un certo punto il Papa ha detto: “Bene, adesso qui in Vaticano sanno da dove vengo…” Si riferiva alla confusione degli argentini. Quando fu comunicato che si poteva andare a salutare il Papa, si pensava ad una fila ordinata: arrivarono tutti insieme. Giocatori, tecnici e dirigenti fecero a gara a chi avrebbe abbracciato Francesco per primo! Una situazione comica! Gli italiani, invece, passarono tranquilli, ordinati, baciando la mano rispettosi! L’attaccante argentino Lavezzi si è addirittura seduto sulla sedia del Papa. Immagini lo scandalo!».

Una giornata indimenticabile.

«Senza dubbio, anche perché molti giocatori sudamericani non conoscevano Francesco.  In quell’occasione, per la prima volta, si è parlato di far piantare  ai calciatori un ulivo, simbolo della pace. Poi abbiamo fatto lo stesso in Argentina per molte partite della nazionale».

Lei è in buoni rapporti col supercampione Messi.

«Quando organizzammo la partita per il Papa nel 2013, Lionel Messi era infortunato. Suo padre mi chiamò per dirmi che avrebbe voluto esserci per conoscere il Pontefice. “Leo” Messi venne alla presentazione e consegnò un ulivo al Papa insieme a Buffon, il portiere della nazionale italiana. Sono nate così molte iniziative. In tutte le partite che la nazionale gioca in Argentina, ad esempio, raccogliamo cibo per i poveri e diamo in beneficenza una parte del ricavato dei biglietti».

Insomma, seguite l’esempio di Francesco. 

«Da noi la partita più seguita è quella che si gioca tra Boca Juniors e River Plate, una classica che riempie gli stadi. In queste gare diamo visibilità alle attività benefiche e ne approfittiamo per la raccolta del cibo».Boca Juniors-River Plate va bene, ma il Santo Padre tifa per il San Lorenzo!

«Lo so… Guardi, le racconto un aneddoto. Un mio caro amico che è stato anche allenatore della nazionale venne chiamato al San Lorenzo. La squadra passava un brutto momento, aveva perso molte partite e per questo lo contattarono. È un personaggio molto conosciuto da noi. Un giorno il presidente del San Lorenzo gli disse: “Guarda che c’è un prete che segue il San Lorenzo e chiede di venire a benedire i giocatori; lo fa sempre”. L’allenatore rispose: “Qui non entra nessun prete! Non entra nessuno!” E non ci fu niente da fare. Quel tecnico è Alfio Basile detto El Coco. Oggi, quando ci incontriamo mi dice ancora: “Come potevo immaginare che quel prete sarebbe diventato Papa…”. È un episodio che conoscono in pochi, ma credo che Francesco se lo ricordi bene. Poi non si sono più incrociati: sarebbe divertente organizzare un incontro fra loro due, magari in Vaticano».

E lei per chi tifa?
«Ho simpatia per il Boca. Ma che non si sappia in Argentina…».

di Adriano Alimonti

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