Parla suor Maria: “Vicino a Francesco per i miei 90 anni”

8 Gennaio 2020 News

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Credit Osservatore Romano

Alla fine della Messa nella cappella di Casa Santa Marta, lo scorso 2 dicembre, suor Maria ha ricevuto un altro regalo: poter salutare personalmente papa Francesco, nel giorno in cui ha compiuto 90 anni. Di questi, suor Maria do Céu Pereira ben 70 ne ha trascorsi in Vaticano, nella comunità delle Francescane missionarie di Maria in via del Pellegrino, svolgendo lavori umili sempre con il sorriso e la dolcezza. Sin da quando, appena sedicenne, è entrata nella sua congregazione in Portogallo, precisamente ad Azevo (il suo paese natale, nella diocesi di Guarda: «Da bambina con i miei genitori e i 7 fratelli pregavamo sempre il rosario; andavamo almeno una volta all’anno in pellegrinaggio a Fatima», racconta.

Per lei quello del 2 dicembre è stato il secondo incontro ravvicinato con Francesco: «Due anni fa, in una Messa nella Basilica di San Pietro, ero stata scelta per portare all’offertorio le particole. Il cerimoniere aveva suggerito di dire al Santo Padre il nome, la nazionalità, il servizio svolto. Io ho aggiunto che lo invitavo a venirci a trovare nella nostra casa. Per due volte mi ha messo la mano sulla testa per benedirmi con un sorriso meraviglioso, così paterno», ricorda con emozione. «A Santa Marta gli ho rinnovato la richiesta e lui mi ha preso le mani, stringendole e soffermandosi a parlare con me e con la mia superiora, suor Maria Smolen», aggiunge. Il Papa l’ha esortata a continuare il suo servizio «con gioia. Dobbiamo essere gioiosi, ha ripetuto, “perché non ci manca niente: abbiamo il Signore. Quindi siamo chiamati a essere felici anche se ci sono piccoli problemi, passarci sopra, con lo sguardo sempre fisso verso la strada che abbiamo intrapreso”. D’altra parte fin da bambina avevo promesso alla Madonna che volevo essere santa e bianca come lei».

Suor Maria ha altre due consorelle, una vietnamita e una srilankese, che insieme alla superiora polacca fanno le “arazziere”: restaurano gli arazzi di proprietà vaticana in un laboratorio di fronte alla loro comunità. Un compito delicato che fu affidato alle Francescane missionarie di Maria il 27 giugno 1930 da Pio XI: «Sapeva che già da 4 anni svolgevamo questo servizio in una nostra casa a Roma».

Arrivata a vent’anni fra le mura petrine, suor Maria si è occupata della casa, di cucire gli abiti per le consorelle e di confezionare le scarpe di stoffa bianca che esse indossavano in passato. Poi ha lavorato per molti anni all’Ufficio filatelico e numismatico della Santa Sede. Suor Maria ricorda benissimo i 7 decenni al servizio di 7 Papi.

Una memoria fitta di episodi. Racconta: «Di Pio XII, figura celestiale, ho impresso il suo allargare le braccia per benedire la gente prima di ritirarsi. Quando era malato, prima della sua morte, ho avuto il privilegio di poter lavare a mano la sua biancheria di lana. Se non si fanno con amore, le cose non vengono bene», osserva. «Durante il Concilio Vaticano II pregavamo nella Cappella paolina per la Chiesa che andava in avanti, come una fioritura. Paolo VI ha benedetto i 50 anni della mia vita religiosa; di Giovanni Paolo I mi è rimasta impressa la voce tenera di un nonno: abbiamo vegliato in preghiera la salma. Giovanni Paolo II venne a trovarci al laboratorio degli arazzi e fu molto simpatico con tutte. Papa Ratzinger lo incrociavo spesso quando era cardinale: sempre sensibile, con lo sguardo acuto».

di Laura Badaracchi

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