Parla padre Perrupato: “Papa chierichetto grazie a me”

10 ottobre 2018 News

tweet
Credit Osservatore Romano

Credit Osservatore Romano

Padre Raul Perrupato è sacerdote argentino  di 87 anni che come Papa Francesco non perde l’occasione di viaggiare e portare un messaggio cristiano nel mondo. Lo abbiamo incontrato a Roma durante una visita al Papa, suo caro amico da moltissimo tempo. 

«Ci siamo conosciuti da piccoli, io ho 5 anni più di lui e vivevo a 300 metri dalla casa dei Bergoglio. Un quartiere dove tutti ci si conosceva… non come oggi!»

Come vi siete conosciuti?

«Quando ero bambino c’era un servizio di consegna del pane a domicilio (parliamo del 1940 circa!) ed ero amico del ragazzo delle consegne. Con lui andavamo a consegnare il pane ai Bergoglio e così si salutava tutta la famiglia».

Eravate vicini di casa?

«Abbiamo fatto la Prima Comunione nello stesso posto. Frequentavamo il catechismo al Collegio della Misericordia nel nostro quartiere e abbiamo avuto le stesse catechiste».

E la scuola?

«Idem. Andavamo nella stessa scuola pubblica e anche qui avevamo insegnanti comuni: le nostre maestre erano Alicia e Maria, due sorelle. Poi Bergoglio terminò le elementari dai salesiani».

Vi siete più rivisti?

«Anni dopo. Quando era vescovo mi capitava di dire messa insieme a lui. Eravamo soliti andare a trovare una catechista, Amalia, che viveva in una comunità per anziani gestita dai religiosi. Lì c’era una cappella e pregavamo insieme». 

Le vostre famiglie 

si frequentavano?

«Mia sorella andava a scuola con una sorella del Papa, Marta. E il mio fratello minore era in classe con l’altro fratello di Bergoglio. Poi per un periodo ci siamo persi di vista, per ritrovarci quando era vescovo ausiliare».

Beh una bella emozione!

«Un giorno, era già vescovo, mi ha ricordato un episodio della nostra infanzia che io mi ero dimenticato… mi disse: “sai, sei stato tu a insegnarmi a fare il chierichetto. Abbiamo servito messa insieme più volte». 

Come si rivolge al Papa?

«Non l’ho mai chiamato monsignore prima, come anche oggi che è Papa, per me resta sempre Jorge, non Sua Santità…».

Cosa ricorda di Francesco in Argentina?

«Ricordo che ha sempre praticato gli esercizi spirituali anche da sacerdote. Poi ricordo che oltre alla sua vita di studioso, quando insegnava nel collegio San Miguel, si dedicava molto alla pastorale. Era un pastore che incontravo spesso nella cappella degli studenti: non rimaneva chiuso in biblioteca e non si limitava solo a fare lezione». 

Praticava la “chiesa in uscita” di cui parla spesso.

«Ricordo che dopo la rinuncia di papa Benedetto, qualcuno mi chiese: “chi ti farebbe piacere che fosse Papa?” Io risposi: “qualcuno che abbia come esempio una vita povera, un contatto con le periferie, come il nostro vescovo. Che era lui».

Lei poi conosce bene padre Pepe, il cura villero tanto caro a Papa Francesco.

«È stato mio alunno! Frequentava il mio collegio a Flores».

Lei che conosce così bene il Papa, ci può parlare dei santi a cui è devoto?

«Il più importante è san Giuseppe. Poi Bergoglio portò l’immagine di una Vergine che non si conosceva in Argentina, la Madonna che scioglie i nodi. Poi, durante uno degli esercizi spirituali, Bergoglio mi regalò una immagine di San Giuseppe. Ricordo che sul retro c’era una frase di Santa Teresa d’Avila: “non è mai esistito nessuno che sia ricorso a una preghiera di san Giuseppe e non sia stato esaudito. Chi avesse dei dubbi lo metta alla prova.” 

E lei lo fece mai?

«A san Giuseppe io chiesi l’impossibile: dovevo seguire un gruppo di ragazzi del collegio ma mi mancava un aiuto, un seminarista che mi accompagnasse durante un’escursione; da solo mi sarebbe stato impossibile portarli con me. Rientrai a casa e squillò il telefono: era padre Pepe, ancora seminarista che mi diceva che mi avrebbe accompagnato lui! Senza che io glielo avessi chiesto, aveva già ricevuto il permesso dal suo superiore… Da allora non ho più dubitato del potere di San Giuseppe».

di Adriano Alimonti

TAG

, , , ,

VEDI ANCHE