Parla padre Fornos: “Aiuto Francesco in ciò che ama di più”

30 gennaio 2019 News

tweet
Credit Osservatore Romano

Credit Osservatore Romano

Molti di voi si saranno chiesti chi fosse quel signore vicino a papa Francesco affacciato alla finestra del palazzo Apostolico durante l’Angelus del 20 gennaio. Era padre Frederic Fornos, un gesuita, direttore internazionale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa e nominato dallo stesso Santo Padre. Conosce molto bene Francesco e così gli abbiamo chiesto di aiutarci a comprenderlo ancora meglio. «Penso che non si possa capirlo realmente senza conoscere la sua preghiera. È la dimensione invisibile del suo ministero, ma tanto importante. Parole e gesti sono la parte evidente. Poi c’è tutta la parte invisibile che è la sua relazione personale con il Signore, la sua fedeltà nella preghiera, nella contemplazione, ogni giorno» ha esordito Fornos.

Una parte invisibile ma importante del Santo Padre.

«Certo. Vede, ogni giorno destina molto tempo alla preghiera, recita il Rosario, prepara le omelie della messa a Casa Santa Marta, poi durante il mese confida le sue intenzioni. Un mondo lontano dai riflettori. Anche quando il Papa chiede di pregare per lui, chiede in realtà di pregare per la sua missione, perché il Signore gli dia la forza di continuare, di superare le preoccupazioni che ha per il mondo e per la Chiesa».  

Lei lo incontra spesso?

«Sì, succede di frequente, soprattutto da quando sono direttore della Rete Mondiale di Preghiera. Il nostro è un rapporto normale, fraterno, è una persona a me molto cara , per me è come un padre spirituale nel senso più profondo del termine. Guardi, ci siamo visti subito dopo l’inizio del nuovo anno in udienza privata per mettere a punto le intenzioni di preghiera per il 2020». 

Scusi la curiosità, ma in che lingua vi parlate?

«In spagnolo. Anche se io sono nato in Francia ho origini spagnole, catalane per essere più preciso. E a proposito di quello che dicevo prima, il Papa mi ripete spesso: «Si es para la oracion nada es mas» che in un certo senso potrebbe essere tradotto dicendo che per la preghiera lui è sempre disponibile. Insomma, Francesco vuole così ricordare a me, ma in realtà a tutti, che per la preghiera non si fa mai abbastanza e che dobbiamo fare di tutto per aiutare le persone a pregare».  

In questo senso si giustifica la sua presenza all’Angelus.

«In un certo senso sì. La mia presenza era legata al fatto che proprio quel giorno papa Francesco apriva il suo profilo personale su Click To Pray, la “app” della Rete Mondiale di Preghiera (prima si chiamava “Apostolato”), che dirigo». 

 

Per lei sarà stata una grande emozione essere lì.

«Onestamente non so se posso parlare di emozione, ero particolarmente concentrato affinché tutto andasse bene.  Ho visto che in piazza c’era molta gente: mi hanno colpito in modo particolare il luogo e il momento». 

Insomma, un Papa sempre più tecnologico.

«Francesco ci tiene molto a essere aggiornato, vuole sempre conoscere le novità del mondo ma predilige la comunicazione diretta. Però va detto che, dopo Twitter e Instagram, quella su Click To Pray è la sua terza presenza social. Solo che qui nel suo profilo ci sono le sue preghiere. Così, collegandosi, quando qualcuno vuole pregare, può farlo in ogni momento in qualsiasi parte del mondo». 

E in questo la rete mondiale di preghiera come si colloca? 

«Riflette in modo concreto ed efficace la sua visione della preghiera. Non dimentichiamo che papa Francesco ha una rete mondiale presente in 98 Paesi nel mondo con più di 35 milioni di cattolici che la seguono. Oggi hanno uno strumento in più».

La Rete è anche un veicolo per lanciare messaggi. Quale l’ha colpita di più? 

«Nel 2015, durante la Quaresima, papa Francesco parlava di come molte volte, con tutto quello che si ascolta alla televisione o alla radio nel mondo, davanti a tanta sofferenza, si rischi di cadere nell’indifferenza. Parlava della globalizzazione dell’indifferenza, diceva che ci addormentiamo nella nostra società tranquilla, ma che cosa fare di fronte a questa situazione? Possiamo sempre pregare e la preghiera, diceva il Santo Padre, ha la sua fecondità».

di Adriano Alimonti

TAG

, , , ,

VEDI ANCHE