Parla mons. Olivera: “Il Papa mi ha voluto vescovo militare”

5 Febbraio 2020 News

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Credit Osservatore Romano

Monsignor Santiago Olivera è il vescovo castrense di Argentina, ossia la persona incaricata dal Papa di gestire i servizi religiosi delle forze armate nel suo Paese. Ed è stato uno dei protagonisti della canonizzazione del Cura Brochero, il primo santo argentino.

Eccellenza, conosce papa Francesco da molto?

«Da quando sono stato nominato vescovo: esattamente era il 18 agosto 2008. Entrambi poi abbiamo fatto parte della conferenza Episcopale argentina».

Il Bergoglio argentino…

«Lui è sempre stato un uomo eccezionale, di conduzione di governo, uno che non aveva dubbi nel governare e lo faceva bene..! Un referente per molti: colpiva la sua prudenza pastorale, ma anche il conoscere le persone e le cose».

E conoscendola bene l’ha nominata vescovo castrense.

«Da oltre 10 anni non c’era un vescovo in questo ruolo: il Papa voleva dare importanza alla presenza di un vescovo nelle forze armate. Per me è un’esperienza davvero nuova! Grazie a Dio ho sempre avuto la possibilità di parlare con lui. Abbiamo un buon rapporto».

Ci dica di più.

«Quando accettai mi chiese se sapevo che fosse il Papa in persona ad avermi nominato. Risposi: “Una diocesi un po’ difficile, ma accetto quello che il Papa mi chiede”. Tre giorni dopo ricevo una telefonata da Santa Marta. È lui che dice: “Buongiorno mio generale…”. Intendeva spingermi a essere un pastore per le forze armate. Certo, mi fa sorridere. Ma anche quando fui nominato vescovo nella terra del cura Brochero si complimentò in modo spiritoso».

Anche il Papa è molto legato al San Cura Brochero.

«Per l’Argentina è un punto di riferimento, un pastore modello. Il Cura Brochero ha molto a che vedere con il Papa e viceversa: lo stile pastorale, un prete che usciva dalla chiesa e andava porta a porta, percorreva molti km per arrivare a fare gli esercizi spirituali con i suoi fedeli e le persone più umili».

Lei è stato a Roma.

«L’8 gennaio scorso sono stato all’udienza con i militari in missione a Cipro: sono venuti a Roma per vedere il Papa. Lui è stato molto simpatico e attento e ha condiviso il mate con noi.»

Ci parli del suo incarico.

«È molto bello questo mio cammino; mi sorprende il dialogo con i giovani che si arruolano. Tutti dicono che lo fanno per amore dei loro fratelli, della Patria. Sono vocazioni di servizio».

L’argomento militari in Argentina è delicato dopo i drammi che ha vissuto il suo Paese. Come guarire le ferite?

«Questo è un lavoro. Prima di tutto preghiamo e scopriamo il cammino dell’incontro di cui parla molto il Papa. Abbiamo bisogno di guardare alla storia da tutti i punti di vista con verità e passione. Sfortunatamente in passato la dittatura militare ha preso una strada sbagliata, perché lo Stato non può usare la forza come i terroristi».

Una ferita ancora aperta.

«Quando cerchiamo verità, giustizia e memoria non dobbiamo scontrarci con gli altri che cercano lo stesso, perché dobbiamo incontrarci noi tutti argentini per sanare queste ferite, perdonarci e vedere la storia con assoluta oggettività».

Ed il Papa?

«Lui mi ha inviato decine di rosari per i militari incarcerati e le loro famiglie, persone che hanno sofferto e soffrono molto. Abbiamo molti anziani, invalidi, detenuti mai stati processati e molti militari morti in prigione senza condanna…».

Ci ricordiamo le vicende in Argentina del sottomarino scomparso, una tragedia di cui si è parlato in tutto il mondo.

«Toccò la nostra diocesi, fu un momento molto triste, con 44 vittime… ma ci ha riportato a vedere anche come gli uomini e le donne delle forze armate diano la loro vita per la Patria. E non è solo il sottomarino, ci sono anche i gendarmi che muoiono per le strade in servizio per il bene della comunità».

QUANDO BERGOGLIO LO FECE VESCOVO

Era il 19 agosto 2008 quando l’allora arcivescovo Jorge Mario Bergoglio nominò vescovo monsignor Santiago Olivera. I due si conoscono bene e hanno buoni rapporti. Il Papa ha apprezzato il suo lavoro per la canonizzazione del “santo della pampas”, José Gabriel Brochero: il “cura Brochero” è stato fatto santo il 16 ottobre 2016. 

di Adriano Alimonti e Federico Wals

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