Parla Lucia Ercoli, la dottoressa vicina agli ultimi

4 aprile 2019 News

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Credit Osservatore Romano

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Lucia Ercoli è una donna minuta ma per nulla fragile. Basta guardare i suoi occhi per intuire la forza di questa dottoressa (è professore aggregato di Malattie Infettive all’Università romana Tor Vergata) che vive in prima linea tutti i giorni. Dal 2015 è responsabile delle attività sanitarie di strada dell’Elemosineria Apostolica. Un impegno accanto agli emarginati sotto il colonnato di San Pietro, che il Papa stesso ha voluto premiare concedendo una speciale udienza.

Dottoressa Ercoli è stata ricevuta dal Papa?

«Siamo andati nella sua residenza di Santa Marta. Il Santo Padre facendoci un regalo immenso ha ricevuto tutto il gruppo di medici il 16 dicembre scorso».

L’occasione giusta anche per “rifornirvi” di qualcosa di speciale?

«Il Papa ci ha donato uno strumento essenziale, ci ha consegnato il timbro. Adesso abbiamo un ricettario ambulatorio per le cure primarie grazie all’Elemosineria Apostolica e con questo timbro le persone a cui non possiamo risolvere il problema farmacologico nel primo soccorso su strada, possono rivolgersi alla Farmacia Vaticana ricevendo il farmaco gratuitamente».

I farmaci sono tutti donati?

«Sì, li riceviamo grazie alle donazioni del Banco Farmaceutico e attraverso un grande impegno dell’Elemosineria Apostolica, il braccio caritativo del Papa, che acquista i farmaci per noi perché un principio dei nostri ambulatori è seguire i pazienti con la terapia per tutto il periodo della cura».

E papa Francesco ha avuto modo di incoraggiarla?

«Quello che ci ha commossi tutti è che lui ci ha ringraziato personalmente, uno ad uno. Per il valore che lui rappresenta, sentirsi dire grazie oltre che un incoraggiamento è un’indicazione esplicita a continuare e a continuare sempre meglio. Il Papa vuole rendere attuale il Vangelo: naturalmente questo trova delle grandi difficoltà perché il Vangelo provoca le persone, ma è un periodo della storia della Chiesa che ci entusiasma tutti e che dà grande speranza al mondo in un momento in cui il pianeta vive grandi lacerazioni dovute soprattutto alle disuguaglianze sociali».

Dunque il Santo Padre che cosa fa arrivare?

«Da lui riceviamo tutti i farmaci, l’ambulatorio, i viveri quando servono, le docce e poi tutta una serie di attività per cui il Colonnato è diventato il riferimento di tante periferie nascoste. Si è creato questo avvicinarsi, il Papa ha ribaltato la prospettiva, ha reso il centro periferia e la periferia il centro».

Come è iniziato il suo impegno al colonnato del Bernini?

«Scrissi all’elemosiniere del Papa, che adesso è il cardinale Konrad Krajewski, spiegandogli le situazioni che noi avevamo osservato con la onlus “Istituto di Medicina Solidale” per la quale lavoro, nella periferia Sud Est di Roma. Ci siamo incontrati e dal momento che avevamo evidenziato la presenza di tanta gente che non riesce a riferirsi ai presidi istituzionali e mi riferisco alle occupazioni, ai campi nomadi abusivi ed altro, situazioni in cui c’è proprio una barriera d’accesso, gli ho chiesto se potevamo mettere su un’attività di strada con ambulanze. Così da poter visitare queste persone e capire il bisogno sommerso delle periferie nascoste». 

Che cosa è successo poi?

«Dopo qualche tempo, lui mi ha telefonato, eravamo a ridosso del Giubileo dicendo che il Santo Padre metteva a disposizione il suo poliambulatorio mobile che dispone di tre postazioni per le visite. Quindi attraverso questo mezzo abbiamo intensificato i sopralluoghi facendo un po’ in lungo e in largo tutta questa cintura di periferie romane nascoste che si addossa a quelle più note ma che noi non vediamo perché la gente che vive lì ha anche timore di manifestarsi. Lì poi è nata l’idea di poter realizzare un presidio di cura accanto alle docce. Nel febbraio 2016 abbiamo cominciato ad aprire anche l’ambulatorio il lunedì pomeriggio». 

Ma sicuramente non vi siete fermati qui… 

«No, infatti. Successivamente, avendo scoperto un’utenza femminile particolarmente folta che rimaneva fuori dall’accesso alla cura, abbiamo creato un ambulatorio dedicato alle donne il giovedì pomeriggio e poi, visto che si andava intensificando il numero delle persone che si rivolgevano a questi due presidi, abbiamo avuto la possibilità di disporre locali più grandi nel dicembre 2018 con l’ambulatorio “Madre di Misericordia” voluto da papa Francesco per cui abbiamo intensificato le aperture. Ora sono quattro per settimana».

Come è organizzato l’ambulatorio?

«Il lunedì mattina c’è un gruppo di colleghi che si occupa soprattutto della cura dei piedi che è particolarmente importante nei senzatetto. Abbiamo anche ratificato un accordo tra l’Università di Tor Vergata ed Elemosineria Apostolica, così gli studenti possono svolgere presso questi ambulatori la tesi di laurea in medicina di strada». 

Come donna com’è stare 

in prima linea?

«Senza alcun dubbio direi che per le donne stare in prima linea è naturale, è proprio la loro vocazione specifica, sia sul piano strettamente naturale che su quello culturale. Per molti aspetti è un po’ come trovarsi in guerra. Certo, si può sempre scappare, ma non è nella mia natura farsi indietro di fronte ai problemi».

CHE COSA FA “MEDICINA SOLIDALE”

La onlus “Istituto di Medicina Solidale” (IMES) è nata nel 2003 e dal 2004, anno in cui la dott.ssa Ercoli è diventata responsabile sanitario. Medicina Solidale è attiva nelle periferie romane nei confronti di disagiati e di chi non può godere dell’assistenza sanitaria. Qualche cifra sull’attività di IMES: 100mila visite mediche, 4mila gravidanze sostenute, 2mila bambini coinvolti in programmi di sorveglianza pediatrica e igienico-nutrizionale. Per informazioni: IMES Onlus, tel. 06/20610141, sito web: www.medicinasolidale.org, IBAN: IT09V 03359 01600 100000072326.

di Nina Fabrizio

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