Parla il rettore del collegio di Buenos Aires dove insegnò Bergoglio

20 Giugno 2018 News

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26 Papa ArgentinaIl Collegio del Salvador di Buenos Aires è una scuola gesuita che quest’anno compie 150 anni dalla sua fondazione. Nella sua storia vanta un insegnante speciale: Jorge Mario Bergoglio. Abbiamo parlato con una mente storica di questo luogo, da 42 anni nel collegio, prima come professore, poi rettore della scuola secondaria e infine da 8 anni rettore generale. È il professor Ricardo Moscato. 

Sig. Rettore, ci aiuti a conoscere il Professor Bergoglio.

«Papa Francesco quando era uno studioso gesuita, nel suo lungo processo di formazione insieme agli altri seminaristi, doveva dedicarsi a un’esperienza di insegnamento nelle scuole. Lui la fece nei due grandi collegi che la Compagnia di Gesù ha qui in Argentina: il Collegio dell’Immacolata a Santa Fe, dove è stato nel 1964/65 e qui, il Collegio del Salvador, dove insegnò nel ‘66.

In entrambe le scuole il Papa ha insegnato psicologia e letteratura. Io sono originario di Santa Fe e lì ebbi l’occasione di conoscerlo, come suo studente». 

Ha avuto modo di conoscere il giovane Bergoglio, quindi.

«Una bella esperienza: ha lasciato molti ricordi nella città di Santa Fe. Per esempio fu lui che portò nel collegio il grande scrittore argentino Jorge Luis Borges. Lo invitò a condividere una settimana con gli studenti per scrivere poesie e racconti. 

Fu una sorpresa per tutti, anche perché nessuno immaginava che Borges avrebbe accettato l’invito. Alla fine è stata una settimana di lavoro intenso coi giovani. Bergoglio si occupava di lui personalmente! Lo andava a prendere in hotel, lo portava in collegio e da quegli incontri è nato il libro “Cuentos Originales”: una serie di racconti degli studenti con il prologo di Borges. In pochi sanno che dietro quel libro c’è l’insegnamento di Bergoglio…».

Papa Francesco con Borges! 

«Fu una cosa da pionieri, anche perché Borges non era ancora così conosciuto nel 1965. In più lui non era certo religioso… La cosa creò una grande sorpresa, perché non era usuale questo tipo di apertura. Con il dialogo, Bergoglio trovava il modo per valorizzare la qualità estetica e artistica dell’ospite e trasmetterla ai ragazzi». 

Era un buon insegnante quindi, secondo lei.

«Delle sue lezioni di psicologia e letteratura qui al Salvador in molti conservano un bel ricordo: era una persona di grande autorità e allo stesso tempo molto vicina alla gente. Questa combinazione, unita a  un gran gusto per la letteratura, aveva la caratteristica tipica di noi Gesuiti di “farci soddisfare l’anima”, come dice San Ignazio (il fondatore dell’ordine dei Gesuiti, ndr.). 

Ma lei che ricordi ha di quegli anni?

«Fu un anno intenso, ma con la sua capacità di comunicazione, dovuta anche al fatto che era molto giovane, arrivava ai ragazzi in modo molto diretto. Per me è il modo migliore per dare un vero insegnamento, per far comprendere le cose».

Lei è stato suo studente e ora è rettore in questo Collegio…

«Il Papa era provinciale dei gesuiti quando entrai nel collegio del Salvador. In quell’epoca ero il direttore della scuola secondaria: ci siamo incontrati in diverse occasioni. Posso dire che in quell’epoca era sempre in confessionale: confessava qui nella chiesa adiacente. La verità è che era impressionante la dedizione che aveva, la capacità pastorale, la sua vicinanza e l’azione. Bergoglio era un pastore attento alla gente e di buon umore coi  ragazzi. Gli veniva spontaneo». 

Guardando in giro, ma anche sul vostro sito Internet, non è molto pubblicizzato il passaggio di Bergoglio nel vostro istituto. Come mai?  

«Ma è una cosa talmente nota… Gli studenti lo sanno, i genitori lo sanno. È parte della nostra storia e del resto lui è anche membro del collegio. Quest’anno l’istituto compie 150 anni e sulla nostra rivista abbiamo pubblicato una breve storia nella quale naturalmente si parla di Bergoglio. Ci sono anche le foto con i suoi studenti di allora». 

Il Papa ha vissuto fisicamente in questo luogo?

«Sì. Visse qui in due momenti differenti: la prima volta nel 1965-66 e la seconda nel 1988-89. Oggi è un po’ tutto cambiato rispetto ad allora; la comunità gesuita ora vive in un altro edificio, di recente costruzione e le antiche abitazioni ora sono diventate degli uffici. Quello che resta tale e quale sono la chiesa e la cappella degli studenti dove spesso Bergoglio si fermava in preghiera».  

Quanti ragazzi avete?

 «1200».

Il vostro è un importante istituto cattolico: che tipo di attività svolgete?

«Abbiamo un programma di missioni solidali qui in Argentina. Per esempio a san José del Bocheron, una parrocchia poverissima che Bergoglio aiutò in molti modi quando era provinciale. Poi abbiamo un programma che prevede la realizzazione di case popolari in una zona della Patagonia: collaboriamo con differenti organizzazioni per la riuscita della cosa».

Gli studenti sono abituati a viaggiare e a essere in contatto con gli altri?

«Abbastanza. Anche grazie a programmi d’interscambio con tre collegi gesuiti negli Stati Uniti (Boston, Washington e Los Angeles), ma anche in Francia e Canada. Qui insegniamo inglese e francese».

di A. Alimonti e F. Wals

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