Parla il nipote del Papa: “il nostro viaggio di nozze da Santa Marta al Piemonte”

27 Marzo 2019 News

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14 papa nipoteMarina e José Ignacio Bergoglio raccontano in esclusiva a Il mio Papa l’emozione del loro primo viaggio a Roma e in Italia per incontrare lo zio Jorge, papa Francesco. «Siamo arrivati sabato 2 marzo pieni di sogni: questo viaggio attesissimo ci avrebbe fatto incontrare le nostre radici di italiani. Ma mai avremmo immaginato di fare tante amicizie!». 

Naturale, però, che il racconto parta dall’incontro con lo zio, avvenuto nel pomeriggio di lunedì 4, in Casa Santa Marta. 

Non era il primo incontro con papa Francesco, però…

«L’avevamo visto nel 2015 durante la sua visita in Paraguay», ricordano Marina e José Ignacio (per tutti “Pepe”). «Eravamo stati con lui in tre occasioni, ma mai in privato, perciò questa visita ci riempiva anche di ansia!».

Marina, che effetto fa andare in Vaticano come nipoti del Papa?

«Molti credono che essere sposata con José mi renda automaticamente “nipote acquisita del Papa”, ma io non potrò mai fregiarmi di questo “titolo”. Per me Francesco è il Santo Padre e io una fedele cattolica come tante altre. Per José è diverso: lui è suo zio, lo zio Jorge, tenero e burlone, che lo consiglia con tenerezza, lo prende in giro sul calcio e gli regala i migliori insegnamenti sui valori della vita… E infatti io ero tremendamente ansiosa, mentre José era rilassato e felice».

E chissà come si è sentita quando è arrivato il Papa…

«Io pensavo a come avvicinarlo: dovevo salutarlo in maniera formale o rompere col protocollo, come fa piacere a lui!? Mancavano due minuti alle 16 e abbiamo iniziato a “sentirlo” arrivare: ogni suo passo era un saluto per una persona che incontrava, e alle 16 in punto ha aperto la porta. Dovevo essere atterrita, perché è venuto dritto da me e mi ha detto “Congratulazioni!”. Io: “Per Haciendo Lio?”. Pensavo che si riferisse alla nostra associazione benefica… “No!”, ha risposto ridendo: “Perché hai agguantato mio nipote!”. Ecco: qui mi sono sentita completamente tranquilla e l’ho abbracciato… Qualcuno avrà pensato che ho rotto il protocollo, ma io ho seguito il protocollo di Francesco: vicinanza tra le persone, umiltà. Siamo stati insieme per più di un’ora, tra risate e momenti seri. E ci ha lasciato un consiglio: “La povertà si combatte con perseveranza”».

Avrà pensato anche al lavoro di Haciendo Lio…

«Sì, papa Francesco ci invita sempre ad andare avanti con i suoi valori».

E ora lei, José: l’emozione di un nipote che rivede lo zio…

«Siamo arrivati a Casa Santa Marta con 15 minuti in anticipo: lui è puntualissimo. Io ero sereno: in effetti stavo aspettando mio zio Jorge… Quando ci siamo visti ci siamo uniti in un grande abbraccio che ha detto più di tante parole. Abbiamo parlato di tutto: famiglia, lavoro, salute…». 

Dopo l’incontro avete potuto visitare la Città del Vaticano?

«Sì, ci ha accompagnato monsignor Karcher. Abbiamo festeggiato i trent’anni dalla sua ordinazione a diacono. Ci ha permesso di visitare anche i famosi affreschi delle carte geografiche nel Palazzo Apostolico, dove si vede una prima “bozza” della nostra Argentina: foto d’obbligo! Poi ci siamo affacciati su piazza San Pietro piena di fedeli durante l’udienza. E poi i Musei Vaticani: mai immaginato che potesse esistere un luogo così grande e così pieno di storia!».

Che effetto vi ha fatto visitare la Cappella Sistina?

«Siamo stati dove sedeva mio zio durante il Conclave, un posto appartato, sulla sinistra: nessuno pensava che sarebbe diventato papa… Ho chiuso gli occhi e ho immaginato la cappella con i soli cardinali, poi l’applauso per l’elezione e tutti che si voltavano verso di lui, col vicino (il cardinale brasiliano Claudio Hummes, ndr) che gli sussurrava “Ricordati dei poveri!”. Queste parole risuonano ancora in Vaticano… Lo zio era seduto vicino all’ingresso della “stanza delle lacrime” dove si cambia l’abito dal rosso cardinalizio al bianco papale: abbiamo visto le foto di quel momento».

Avete incontrato anche i Sanpietrini, che si occupano della basilica di San Pietro…

«Ci hanno accompagnato a visitare la cupola: quante scale! E quante persone in Basilica! Noi abbiamo ammirato la Pietà di Michelangelo e poi abbiamo pregato nella cappella di San Giuseppe e sulla tomba di San Giovanni Paolo II».

Avete preso dei souvenir? 

«Sì fuori dalla Basilica.  Abbiamo comprato un po’ di regali da portare in Argentina agli amici e parenti. E non ci siamo dimenticati di mandare alle nostre mamme le cartoline con i francobolli di papa Francesco».

José, il vostro viaggio italiano era cominciato in Piemonte?

«Che emozione collegarmi alle mie origini piemontesi! Siamo arrivati a Torino e qui dei cari amici ci hanno accompagnato alla chiesa di Santa Teresa, dove si sposarono i miei bisnonni Rosa e Giovanni e nel 1908 fu battezzato nonno Mario. Poi siamo stati a Montechiaro di Asti, dove il sindaco Paolo Luzi ci ha accompagnato amabilmente a visitare la chiesa di San Bartolomeo, dove fu battezzato il trisnonno Francesco».

Il Papa vi ha fatto dei regali?

«Sì, dei rosari e alcune immagini benedette». 

Non sarà stato facile salutarsi. Avete già pensato al prossimo incontro?

«È stato tutto molto spontaneo. Alla fine lo zio ci ha accompagnato alla porta e ci ha salutato raccomandandosi di fare attenzione. Neanche a farlo apposta, Marina è stata derubata poche ore più tardi…». Che dire: il Vescovo di Roma conosce le sue pecorelle.

di A. Alimonti e F. Wals

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