Parla il cardinale Hummes: “Bergoglio è il san Francesco dei nostri giorni”

3 Luglio 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Nel suo Brasile lo conoscono come il “vescovo operaio”; lui si è definito più volte un “pover’uomo che Dio ha chiamato al suo ministero, conducendolo per cammini sorprendenti”; papa Francesco lo considera un grande amico… Ma per chi, come noi, ha seguito le vicende del pontificato Bergoglio, il cardinale Claudio Hummes è soprattutto l’uomo che, mentre scrosciavano gli applausi del Conclave per il neo-eletto papa, il suo vicino di seggio cardinal Bergoglio, gli disse la frase che ispirò la scelta del nome pontificale Francesco: «Non dimenticarti dei poveri».

Oggi il cardinale Hummes, prefetto emerito della Congregazione per il Clero, è ancora al fianco di papa Bergoglio come relatore generale del Sinodo Generale dei vescovi per la Regione Panamazzonica che si svolgerà in Vaticano dal 6 al 27 ottobre: un appuntamento che potremo seguire meglio leggendo Il Sinodo per l’Amazzonia, libro scritto dal cardinale proprio per fare chiarezza sui temi che saranno toccati.

Eminenza, come aveva conosciuto il cardinale Bergoglio?

«Siamo stati fatti cardinali nello stesso concistoro, quello del 21 febbraio 2001, il più “numeroso” della storia. Ricordo che in un primo momento Giovanni Paolo II annunciò 37 nuovi cardinali, poi una settimana dopo ne aggiunse altri cinque, così fummo davvero un grande gruppo. Io sapevo che monsignor Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, ma non ci conoscevamo personalmente, c’eravamo forse visti qualche volta». 

Nel 2007 vi siete conosciuti meglio all’incontro di Aparecida, in Brasile, per la quinta Conferenza generale dei vescovi latinoamericani…

«Il cardinale Bergoglio fu provvidenzialmente eletto presidente della commissione che doveva scrivere il “documento finale” e in commissione c’ero anch’io. Ricordo la sua grande capacità di lavoro, lo spirito pastorale missionario che ha mostrato per arrivare a un documento consensuale che riflettesse tutta la “produzione intellettuale” dei vescovi, dei periti,dei laici e degli osservatori e di tutti i partecipanti… Un uomo molto savio e intelligente, molto santo».

Ci racconti di quando ha detto al cardinale Bergoglio appena eletto papa «Non dimenticare i poveri»: le saranno venuti in mente tutti gli anni di lotta alla povertà in Sud America…

«È vero, ma è anche certo che non avevo preparato niente! Venne spontaneo! Fu lo Spirito Santo che parlò attraverso la mia bocca: non c’è altra spiegazione, soprattutto perché non pensai all’effetto che poteva causare… Però lui ci rifletté sopra e decise di chiamarsi Francesco. E così cominciò a lavorare su un programma di pastore che ha tre grandi priorità: i poveri, la pace e la Creazione, la “casa comune”».

I grandi temi che tornano costantemente nel pontificato di Francesco…

«Certamente abbiamo un Francesco di Assisi attualizzato: il santo dei poveri, il santo della pace, il santo che si preoccupa della “casa comune”. Lui si occupa sempre di qualcuno di questi grandi temi… Il suo pontificato certamente è un’eco di tutto il lavoro che ha fatto a Buenos Aires con i poveri, nelle villas miseria…».

Lei è stato da poco a Buenos Aires e come sempre ha visitato anche le periferie. Ha detto messa nella parrocchia di Nostra Signora dei Miracoli a Caacupé, nella Villa 21-24, dove molti sono stati battezzati, comunicati e cresimati da “padre Jorge” Bergoglio…

«Quando m’incontrerò con il Papa gli racconterò che siamo stati lì e lui mi dirà sicuramente: “È stata la cosa migliore che potevi fare!”».

di Adriano Alimonti e Federico Wals

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