Parla Gustavo Masò: “La mia arte ha meravigliato Francesco”

15 Novembre 2019 News

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Credit Osservatore Romano

volte solo la sensibilità di un artista sa descrivere le grandi emozioni della vita. Il pittore e scultore artista argentino Gustavo Masò ci racconta il suo doppio incontro con Francesco: prima nella biblioteca del palazzo apostolico e poi a Casa Santa Marta, dove il Papa ha voluto invitarlo con la moglie Anna e il figlio Luca.

Come ha conosciuto il Papa?

«Era un periodo brutto per me e mia moglie: avevamo perso un figlio durante una gravidanza. Al primo Papa argentino scrissi una lettera. Non so come ma in cinque giorni ho ricevuto la sua risposta! Poi sono venuto a Roma subito dopo l’elezione e gli ho regalato due miei quadri su papa Giovanni XXIII e su papa Wojtyla: ora sono appesi in Casa Santa Marta».

Che cosa le scrisse il Papa?

«Qualcosa di molto bello: “La vita aspetta, sparisce e riappare e torna a nascere misteriosamente come è la vita stessa”. In quella prima lettera di molti anni fa ora rileggo anche un suo riferimento a Jorge Luis Borges (famoso scrittore argentino, ndr)».

Sappiamo che quando era insegnante Francesco invitò lo scrittore a dare una lezione ai suoi studenti.

«Sì e poi c’è un omaggio del Papa a Borges, nella sua esortazione apostolica Amoris Laetitia. Nell’ottavo punto Francesco dice: come scriveva il poeta, “ogni casa è un candelabro”. Questa frase è di una poesia di Borges che si chiama Una strada sconosciuta dal libro Fervore di Buenos Aires del 1923. Io ho preso questa frase e questo contesto per questa mia opera che ho portato a Francesco».

Così è nato il suo progetto su Borges.

«Il 24 agosto scorso ricorrevano i 120 anni dalla nascita di Borges. Ricordo che si tratta di un gigante della letteratura mondiale. Ho contattato la famiglia e così iniziato un progetto. Volevo mostrare la persona di Borges, il suo lato umano. È la stessa cosa che mi affascina del Papa: vedere la persona dietro l’istituzione. Mentre lavoravo a questo quadro ho deciso di fare un altro omaggio al Papa, quasi all’ultimo momento perché l’ho fatto il giovedì e il mio volo per Roma era venerdì. Ho finito di dare la patina qui a Roma…».

Di che si tratta?

«Ho portato al Papa un calco della mano di sua sorella Maria Elena! Lei si è emozionata molto, è stato bello: credo che mentre lo realizzavamo già pensasse alle emozioni  che avrebbe vissuto Francesco nel vedere la sua mano».

E lui come ha reagito?

«È stato un momento molto toccante. Ha aspettato un po’ prima di aprire la scatola, credo che già avesse capito di che si trattava. Ha osservato la mano di sua sorella in silenzio. Poi mi ha guardato dicendo: “Con questo hai la laurea in vicinanza”».   

Emozionante.

«Pochi mesi fa è mancato mio padre. Mio figlio, che ha 8 anni, mi aveva detto che avrebbe voluto chiedere al Papa di suo nonno. Nella formalità del primo incontro non c’è stata l’occasione, ma quando Francesco ci ha ricevuti in Santa Marta è stato possibile. Il Papa ha parlato con il piccolo Luca rispondendogli in modo comprensibile per un bambino ma anche per un adulto. Gli ha detto che suo nonno era vicino a Dio, che lo stava vedendo in questo momento e che lo starà a vedere sempre! Molto bello. Queste parole sono servite credo più a me che a mio figlio! È stato un incontro bellissimo».

Strano che non abbia fatto nessuna battuta…

«In effetti sì. Parlando dei musei vaticani, mi ha detto: “Guarda che c’è una norma dei musei, che si accettano solo opere di artisti morti, quindi per potere esporre le tue opere… l’unica cosa è che dovresti morire!”. Mi ha detto che i miei due lavori sono rimasti in un luogo molto speciale dentro di lui e che per questo avrebbe pensato a un posto particolare dove esporli».

di Adriano Alimonti e Federico Wals

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