Cesara Buonamici (Tg5) racconta l’incontro con il Papa

30 Dicembre 2019 News

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Credit Osservatore Romano

A inizio dicembre papa Francesco ha presentato al Santuario di Greccio la sua lettera apostolica Admirabile signum con la quale invia a sostenere l’importanza del presepe nelle famiglie e a conservare la tradizione di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri e nelle piazze. Il testo del Santo Padre è stato letto da alcuni bambini e da due personaggi della tv: Massimiliano Ossini e Cesara Buonamici. Abbiamo incontrato la giornalista del Tg5 per ripercorrere i ricordi di quella giornata.

Come ha vissuto quei

momenti accanto al Papa?

«È stato particolarmente emozionante, sia per il luogo simbolico nel ricordo di San Francesco, sia per la semplicità e al tempo stesso l’intensità della lettera del Papa. Confesso che ero un po’ emozionata, in tanti anni di televisione non avevo mai fatto una simile esperienza, e l’ho sentita. Non è una cosa religiosa, ma la sensazione di essere dentro una sacralità, qualunque essa sia».

A lei e Massimiliano Ossini è stato chiesto di leggere la Lettera apostolica. Che peso hanno avuto quelle parole nel suo cuore?

«Non capita tutti i giorni di leggere argomenti di fede del Papa. Da una parte cerchi di dare il meglio dal punto di vista professionale. Ma la lettura ti coinvolge: non è un testo da leggere ma qualcosa per pensare nel profondo. È più faticoso: devi leggere controllando le emozioni che provoca».

Il Papa si è recato a Greccio per ribadire il senso e il valore del presepe. Lei che cosa ha letto sui volti delle persone presenti e in particolare dei bambini?

«C’era molta gioia intorno al  Papa, sembrava quasi di far parte di un presepe vivente: bambini e adulti ascoltavano attenti in una atmosfera di immensa serenità».

Prima di questa esperienza, era mai stata a Greccio?

«Onestamente no. E venirci la prima volta alla presenza del Papa…».

Anche per lei il presepe è il vero simbolo del Natale?

«Il Natale è una festa religiosa ma non credo che rappresenti solo la nascita del Messia. Dentro c’è anche la famiglia con i suoi legami, il destino che verrà, l’umanizzazione della divinità».

Da bambina amava, ogni volta, realizzarlo con i suoi genitori? E a scuola?

«In casa mia si è sempre fatto. E continuiamo a farlo per mio nipote Pietro. Nel frattempo quel presepe si è arricchito di luoghi e personaggi e di addobbi presi dalla natura. È un momento familiare piacevole. Io a scuola lo facevo anche perché andavo dalle suore. Credo proprio che farebbero bene a farlo nelle scuole, è istruttivo e divertente».

Ci sono delle statuine a cui era particolarmente legata?

«I pastori con le pecorelle sulle spalle sono sempre stati i miei preferiti, ma anche le donne che portano l’acqua o quelle che fanno il pane. Amo il presepe con una miriade di statuine e di animali e che ci sia qualcosa di animato, una fonte d’acqua, un mulino».

Cos’è per lei il Natale?

«Io sono molto fortunata. Nella casa di famiglia in Toscana abbiamo un piccola cappella, molto fredda ma non importa, dove il nostro amico don Patrizio viene a dire Messa il 24 sera. È sempre un evento che ci riscalda il cuore».

Tornando a Francesco, quella di Greccio è stata la prima occasione in cui lo ha incontrato?

«No. In realtà lo avevo incontrato altre due volte. La prima in occasione di una visita Mediaset in Vaticano e una seconda volta, invece, quando era in una chiesa vicina ai nostri studi. Ma qui è stato diverso. Ho pure potuto parlargli. E lui, a seguito di una mia domanda sulla nostra professione, l’ha semplificata con tre parole: verità, umanità e bellezza».

Che cosa le ha detto il Papa?

«Inutile negarlo. Incontrare il Papa è sempre una emozione. Hai davanti a te una persona che, per quanto umana, riesce a darti il senso del peso della fede, della guida per tanti popoli, come coscienza religiosa ma soprattutto umana. È una cosa che si percepisce e si sente. Ci ha ringraziato per le letture con un sorriso molto dolce».

Cosa pensa di Francesco?

«Uno sprone gentile e semplice ma inflessibile con i mali del mondo e anche della Chiesa. Una Papa che ci voleva».

di Antonella Silvestri

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