Francesco e il “miracolo” di San Gennaro

21 Marzo 2015 Foto e video story, Gallery

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  • Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, mostra l'ampolla con il sangue (credits: Getty Images)
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Se si volesse scegliere una frase-simbolo della visita pastorale di Francesco a Napoli, sarebbe sicuramente quel «’A Maronna v’accumpagne!» che il Papa ha ripetuto più volte nel corso della giornata. Perché nel suo napoletano quasi perfetto sta tutta l’empatia tra il Pontefice e quella che è stata definita la città più argentina d’Italia. Contagiato dall’entusiasmo dei napoletani, che lo hanno accolto con calore e generosità, Francesco non si è risparmiato e ha regalato ai fedeli numerosi fuori programma. Basti dire che, dei sei discorsi preparati per le altrettante tappe previste, ne ha letti solo la metà. Gli altri li ha consegnati e ha preferito andare a braccio.

Una giornata fuori da tutti gli schemi 
Lo ha fatto, inaspettatamente, all’interno del Duomo, dove si è svolto l’incontro con il clero, i religiosi e i diaconi permanenti. Un incontro che, almeno sulla carta, sarebbe dovuto essere quello più “tranquillo” e che, invece, ha offerto momenti di involontaria ilarità quando Francesco è stato letteralmente “assalito” da un gruppo di suore di clausura, per l’occasione uscite eccezionalmente dai conventi: «Sorelle, tenimmo che ffa’», cioè “Sorelle, abbiamo da fare” ha esortato il cardinale Crescenzio Sepe. «Adesso se lo mangiano. E queste sono quelle di clausura…Figuriamoci le altre!» ha, poi, scherzato.

L’entusiasmo delle claustrali non è stato, tuttavia, l’unico fuori programma. Dopo avere parlato con i circa tremila presenti, Francesco ha baciato l’ampolla col sangue di san Gennaro che si è sciolto, seppure a metà: «Vuol dire che dobbiamo ancora convertirci, dobbiamo ancora migliorare» ha commentato Francesco, primo pontefice dopo Pio IX ad assistere alla prodigiosa liquefazione.Sorprese a parte, ai religiosi presenti il Papa ha spiegato che «il centro della vita è Gesù» e, per questo, ha invitato i seminaristi presenti a «ritardare l’ordinazione, se non siete sicuri che Gesù è il centro della vostra vita ».

Poi, ricordando l’importanza delle opere di misericordia, ha esortato i presenti, «anche i sacerdoti che non hanno voto di povertà», a vivere in «spirito di povertà perché quando nella chiesa entra l’affarismo è brutto». Quindi ha sottolineato «la testimonianza della gioia» che i sacerdoti devono offrire ai fedeli («i sacerdoti noiosi, tristi, hanno qualcosa che non va») e ha ribadito i danni che, anche all’interno degli istituti religiosi, possono fare le chiacchiere: «Quello che chiacchiera è un terrorista che butta una bomba, distrugge stando fuori. Se almeno facesse il kamikaze! Invece distrugge gli altri. Le chiacchiere sono il segno che non c’è fraternità».

 

(credits: Getty Images)

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Curiosità: le suore di clausura che erano per una volta in “libera uscita”
In occasione della visita di Francesco a Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe ha autorizzato una sessantina di suore di sette istituti di clausura a uscire, in via del tutto eccezionale, per partecipare all’incontro del Papa con il clero e i religiosi. Con il termine clausura si intende la regola di alcuni ordini religiosi che limita i contatti di chi vive nel monastero con il mondo esterno. La parola deriva dal latino “claudere” che significa, appunto, chiudere. La clausura prevede, infatti, sia il divieto di uscita per le monache sia il divieto di ingresso agli estranei nel monastero.

di Tiziana Lupi

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