Il Papa ai Movimenti popolari: “Terra, casa e lavoro per tutti”

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Francesco con Evo Morales  presidente della Bolivia, che rappresentava i raccoglitori di foglie di coca (credits: Getty Images)

Francesco con Evo Morales presidente della Bolivia, che rappresentava i raccoglitori di foglie di coca (credits: Getty Images)

In ogni parola, in ogni espressione che papa Francesco ha rivolto ai rappresentanti dei Movimenti popolari, che si sono riuniti a Roma per il loro Incontro Mondiale su terra, casa e lavoro, ci sono l’anima e il cuore del Santo Padre. Francesco riceve i quasi duecento leader provenienti da tutto il mondo nell’aula vecchia del Sinodo, una delle sale dell’aula Paolo VI che ormai usa sempre più spesso per i suoi incontri ufficiali.

Parla con loro nella sua lingua madre – lo spagnolo – e confessa la sua predilezione per chi «ha i piedi nel fango e le mani nella carne»,per chi odora «di quartiere, di popolo, di lotta»… Sono parole molto, molto forti. Questo è il Bergoglio delle villas miserias, le baraccopoli argentine, il prete che andava nelle periferie a cercare l’unica pecorella smarrita. Diseguaglianza, esclusione, povertà: sono le parole che echeggiano più volte in questa sala che sembra una chiesa, dove il Papa dice di non essere mai stato (sono proprio le sue prime parole, per mettere ognuno a suo agio: «Vi faccio una confidenza: è la prima volta che scendo qui, non c’ero mai venuto»…), ma che lo ispira perché è da lì, da dentro il Vaticano, che i movimenti devono riprendere a «camminare insieme » come indica la stessa parola Sinodo.

“La fame è criminale”
«Non si può affrontare lo scandalo della povertà» rimarca il Papa «promuovendo strategie di contenimento che tranquillizzano e trasformano i poveri in esseri addomesticati e inoffensivi». È la denuncia della prima ipocrisia. Il discorso di Francesco si sposta poi su tre cardini: la terra, la casa e il lavoro. «È strano, ma se parlo di questo per alcuni il Papa è comunista », commenta… «Non si comprende che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo. Terra, casa e lavoro, quello per cui voi lottate, sono diritti sacri. Esigere ciò non è affatto strano, è la Dottrina sociale della Chiesa».

Il Papa denuncia «l’accaparramento di terre, la deforestazione, l’appropriazione dell’acqua, i pesticidi inadeguati» e la rottura della relazione tra l’uomo e la terra. C’è poi lo scandalo della fame; da un lato la speculazione finanziaria che fa alzare il prezzo del cibo, dall’altro lo spreco di tonnellate di alimenti. «La fame è criminale» afferma Francesco «e l’alimentazione è un diritto inalienabile».

Le persone non sono un bene di consumo
Francesco parla anche della casa, quella che ognuno dovrebbe avere ed è negata a migliaia di persone nelle città. E parla ancora dell’ipocrisia che fa chiamare chi non ce l’ha senza fissa dimora”. «Una persona segregata, una persona accantonata, una persona che sta soffrendo per la miseria, per la fame, è una persona senza fissa dimora, espressione, elegante, no?» dice. «Potrei sbagliarmi in qualche caso, ma in generale dietro un eufemismo c’è un delitto». Crudeli le immagini degli sgomberi forzati – continua il Papa – delle gru che demoliscono le baracche, tutte le famiglie devono avere una casa, un quartiere con «fognature, luce, gas, asfalto, continuo: scuole, ospedali, pronto soccorso, circoli sportivi e tutte le cose che creano vincoli e uniscono, accesso alla salute, all’educazione e alla sicurezza della proprietà».

Infine il Papa parla di lavoro: «Non esiste peggior povertà materiale di quella che non permette di guadagnarsi il pane». L’affondo di Francesco riguarda il sistema economico che mette i benefici al di sopra dell’uomo. Per questo è dilagante la cultura dello scarto, che vede nelle persone «un bene di consumo» da usare e poi buttare. Francesco ricorda che di questo ha parlato anche nella Evangelii Gaudium, la sua esortazione apostolica del 2013. Il Dio denaro al posto dell’uomo come nell’episodio biblico della Torre di Babele dove si costruisce verso l’alto per arrivare a essere divinità. Scarto degli anziani, dei bambini e dei giovani. , l’ultimo sempre più in crescita. «Eppure» dice il Papa rivolgendosi alla platea «voi, lavoratori esclusi, con la vostra solidarietà, con il vostro lavoro comunitario avete inventato un altro lavoro. E questo è poesia!».

Rimettere al centro la dignità umana
Lo ascoltano i cartoneros argentini, i campesinos sudamericani, i muratori, i pescatori, gli indignados spagnoli ma anche il centro sociale milanese Leoncavallo, e Francesco diventa in un attimo la loro voce nel mondo. «Stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma a pezzi. Ci sono sistemi economici che per sopravvivere devono fare la guerra. Allora si fabbricano e si vendono armi e così i bilanci delle economie che sacrificano l’uomo ai piedi dell’idolo del denaro ovviamente vengono sanati. E non si pensa ai bambini affamati nei campi profughi, non si pensa ai dislocamenti forzati, non si pensa alle case distrutte, non si pensa neppure a tante vite spezzate. Quanta sofferenza, quanta distruzione, quanto dolore!».

Ma insieme – è l’invito di Francesco – si può «con coraggio, intelligenza, tenacia ma senza fanatismo» rimettere la dignità umana al centro. Insieme nel rispetto delle differenze di pensiero, di credo, nella «particolarità del poliedro» dalle tante facce diverse, si può in una prospettiva ampia con i sogni che volano alto. Il saluto del Papa è l’abbraccio di un fratello che invita alla speranza: «Diciamo insieme dal cuore: nessuna famiglia senza casa, nessun contadino senza terra, nessun lavoratore senza diritti, nessuna persona senza la dignità che dà il lavoro».

Curiosità: La torre di Babele punita dal Signore
Nel Libro della Genesi, il primo della Bibbia, si racconta il celebre episodio della Torre di Babele. Nel tempo in cui è ambientato il racconto, sulla Terra c’era un solo popolo che parlava una sola lingua. A un certo punto gli uomin isi stabilirono nella terra di  Sennaar e qui decisero di costruire una città e una torre che arrivasse fino al Cielo, per stare tutti uniti in quest’unico posto. Il Signore giudicò questo desiderio di non disperdersi sulla Terra come un atto di presunzione, e dunque decise di confondere le lingue degli uomini in modo che non potessero più comprendersi. Questa inaspettata confusione portò all’abbandono del progetto di costruire la Torre. Secondo la tradizione, da questo episodio sarebbe derivata la diffusione degli uomini su tutta la Terra (che era nel progetto di Dio) e avrebbero tratto origine le diverse lingue parlate sulla Terra. Oggi quando si parla di “Babele” si indica la confusione, il disordine, l’impossibilità di capirsi.

di Benedetta Capelli

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