Papa Francesco torna a fare il parroco per un giorno

28 Febbraio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Domenica pomeriggio, papa Francesco è tornato a fare quello che forse ama di più e cioè… il parroco visitando la parrocchia di San Gelasio, nel quartiere romano di Ponte Mammolo, a un passo dal carcere di Rebibbia.  

Il brutto tempo ha provocato qualche cambio di programma in corsa ma di fatto la pioggia e il gelo (poche ore dopo sulla capitale è arrivata la neve) non hanno spento l’entusiasmo della gente. Prima tappa l’incontro coi bimbi, i giovani dell’oratorio e le famiglie nel campo sportivo. Qualche testimonianza veloce, un sacco pieno di lettere e disegni, un cappello personalizzato con la scritta: “Ti aspettavamo con gioia” e altri doni sono stati consegnati al Papa. Poi è stato Matteo, 13 anni, tifoso e appassionato di calcio, a chiedere a Bergoglio un autografo sul suo inseparabile pallone, come si fa con i campionissimi! 

Il Pontefice ha preso spunto dalla pioggia per regalare ai piccoli un prezioso insegnamento. «La vita somiglia un po’ a questo pomeriggio. Sappiate bambini che nella vita ci sono tempi belli e tempi brutti. Cosa deve fare un cristiano nei tempi brutti? Andare avanti con coraggio. Certo, ci saranno tempeste ma bisogna andare avanti, Gesù ci guida… Prendete sempre la mano di Gesù…». E proprio sul freddo ha regalato un’altra battuta delle sue.  

Quando è arrivato nel teatro parrocchiale dove erano stati fatti accomodare gli anziani e i malati, il Papa ha esclamato: «Ecco i miei coetanei!». E uno a uno li ha salutati con un abbraccio, si è informato sul loro stato di salute, ha benedetto rosari e fotografie e assicurato preghiere.

Proprio agli anziani ha lasciato una consegna: «Voi siete la brace del mondo sotto le ceneri: sotto le difficoltà, sotto le guerre ci sono queste braci, braci di fede, braci di speranza, braci di gioia nascosta. Per favore, conservate le braci, quelle che avete nel cuore, con la vostra testimonianza. Siano i problemi che ci sono, siano i problemi che verranno, ma quell’essere consapevoli di avere una missione, nel mondo e nella Chiesa: portare avanti quel fuoco nascosto». Prima della messa, il Papa ha incontrato i poveri, gli operatori del Centro Caritas e i volontari del Banco farmaceutico e alimentare. Pieno di tenerezza è stato il colloquio con due giovani di 18 e 25 anni, ospiti della parrocchia, provenienti dalla Repubblica africana del Gambia; poi Francesco ha confessato alcuni fedeli. 

Nell’omelia, a commento del brano della Trasfigurazione, ha dato due consigli: ricordare sempre Gesù che, dopo l’umiliazione della Croce, è venuto nella Gloria, e durante tutta la vita ascoltare la Sua Parola, attraverso il Vangelo, la liturgia, o anche solo nel cuore. A fine celebrazione il Papa è uscito dalla chiesa per andare da chi lo aveva atteso in piedi, sotto l’acqua, per ore. E il suo umorismo ha scaldato ancora gli animi: «Io sto pensando una cosa: aprire una parrocchia al Polo Nord, e voi che avete sentito tanto freddo, potete andare lì a fare la parrocchia… eh? Vi piace? Grazie, grazie per essere rimasti qui, al freddo. Grazie per essere venuti e per la vostra accoglienza».

di Cecilia Seppia

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