Papa Francesco sposa 20 coppie

15 Settembre 2014 Gallery

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Nella maestosa basilica di San Pietro spicca il bianco degli abiti e dei veli delle spose: di fronte a papa Francesco ci sono le venti coppie della diocesi di Roma che lui ha voluto unire in matrimonio. Un matrimonio “tutti insieme” come faceva quando era arcivescovo di Buenos Aires. Il Pontefice e i sacerdoti che concelebrano al suo fianco, invece, hanno vesti liturgiche rosse. È il colore richiesto in questa domenica dell’Esaltazione della Santa Croce perché ricorda la Passione di Cristo, e la festa celebra il momento in cui il vescovo di Gerusalemme mostrò ai fedeli la Croce ritrovata da sant’Elena perché la venerassero.

Com’è tradizione dei matrimoni, ci sono i papà emozionatissimi nell’accompagnare le figlie all’altare per consegnarle ai futuri generi pronte al “sì”. Una delle spose, però, è accompagnata dalla mamma… Del resto, i percorsi che hanno portato qui queste venti coppie hanno proprio la caratteristica di essere profondamente diversi. C’è chi ha alle spalle un matrimonio annullato dalla Rota come Guido che si sposa con Gabriella, “ragazza madre” con una figlia ormai grande; c’è Francesco che sposa Alessandra, madre di un bimbo avuto in una precedente relazione; c’è chi ha alle spalle fallimenti e dolori

Ma la Chiesa di Francesco è questa: è la Chiesa che accoglie e abbraccia tutti, e soprattutto chi si sente ultimo e indegno di fronte alla grazia tanto grande di essere sposato da lui. E in un passaggio dell’omelia, sembra proprio che il Santo Padre faccia un accenno a situazioni come queste. Mette in luce chiaramente la forza dell’amore misericordioso di Gesù. Paragonando la vita di una famiglia a un cammino (il cammino del popolo di Mosè nel deserto, narrato nel libro dei Numeri, prima lettura di oggi), Francesco dice che «Il rimedio che Dio offre agli sposi che “non sopportano il cammino” e vengono morsi dalle tentazioni dello scoraggiamento, dell’infedeltà, della regressione, dell’abbandono…», è questo: «Anche a loro Dio Padre dona il suo Figlio Gesù, non per condannarli, ma per salvarli: se si affidano a Lui, li guarisce con l’amore misericordioso che sgorga dalla sua Croce».

Il Papa ricorda poi che le famiglie sono «i mattoni» per la costruzione della società. «È incalcolabile», dice, «la forza, la carica di umanità contenuta in una famiglia: l’aiuto reciproco, l’accompagnamento educativo, le relazioni che crescono con il crescere delle persone, la condivisione delle gioie e delle difficoltà». I pericoli per gli sposi che camminano insieme oggi sono molti. C’è la fatica del viaggio che diventa «stanchezza interiore», c’è la perdita del «gusto del matrimonio» quando non si attinge più all’acqua del sacramento e quindi «la vita quotidiana diventa nauseante»… È allora che arrivano i serpenti velenosi, come racconta la Bibbia, e Mosè chiede a Dio un rimedio. E il rimedio spiazza la logica umana. Dio non uccide i rettili, ma manda un serpente di bronzo appeso a un’asta: chi lo guarda guarisce. È un simbolo che rimanda al guardare Gesù, morto sulla Croce per salvarci: è il suo amore misericordioso che sana le ferite, perché è più forte del veleno tentatore.

È qui la grande verità: l’amore di Gesù mantiene l’amore degli sposi «quando umanamente si perde, si lacera, si esaurisce»; esso rinnova il cammino nel quale «l’uomo ha il compito di aiutare la moglie ad essere più donna e la donna ha il compito di aiutare il marito ad essere più uomo»Francesco non nasconde che il viaggio insieme è impegnativo, difficile e anche conflittuale, «ma questa è la vita!». Poi aggiunge – parlando a braccio – un consiglio semplice, che aveva già dato ai fidanzati riuniti in San Pietro il 14 febbraio scorso: «Mai finire la giornata senza fare la pace. Mai! È sufficiente un piccolo gesto e così si continua a camminare».

E poi il Santo Padre prosegue con la frase che forse oggi rimarrà più impressa: «Il matrimonio è simbolo della vita, della vita reale, non è una fiction!»Francesco è diretto, sa che questa frase è più efficace di mille discorsi, che entrerà nel parlare comune e farà filtrare il messaggio. Il Pontefice ricorda poi che l’amore trova la sua garanzia nella Croce: «Vi auguro un bel cammino, un cammino fecondo. Vi auguro felicità. Ci saranno le Croci ma il Signore è lì per spingervi in avanti».

Dopo l’omelia, arrivano le domande del rito. Gli sposi, chiamati a uno a uno dal Papa, rispondono con un “sì”, poi esprimono il loro consenso guardandosi negli occhi. Infine, con l’imposizione delle mani, Francesco unisce in matrimonio le venti coppie, ripetendo: «Non osi separare l’uomo ciò che Dio unisce». Al termine della messa, dopo il saluto con il Pontefice in sagrestia, gli sposi si sono trattenuti nei Giardini Vaticani e in altri luoghi suggestivi della Città del Vaticano per farsi fotografare.

Una nota finale sul regalo che i neo-sposi hanno voluto fare a Francesco. È un regalo che nascerà nella periferia di Roma, nel quartiere Colli Aniene: un centro giovanile che sarà presto realizzato dalla Caritas diocesana. Un segno concreto dell’attenzione verso chi ha bisogno, che è il pilastro del pontificato di Francesco, ma anche un segno dell’amore che le venti coppie sentono verso il Papa della semplicità e della misericordia.

Curiosità: Gli insegnamenti e i consigli del Papa sul matrimonio
«I Sacramenti non servono a decorare la vita. “Ma che bel matrimonio, che bella cerimonia, che bella festa!…”. Ma quello non è il Sacramento, quella non è la grazia del Sacramento: è una decorazione!» (26 ottobre 2013)

«Sappiamo tutti che non esiste la famiglia perfetta, e neppure il marito perfetto o la moglie perfetta. E non parliamo della suocera perfetta… Esistiamo noi, peccatori» (14 febbraio 2014)

«Vivere insieme è un’arte, un cammino paziente, bello e affascinante. Naturalmente questo cammino di ogni giorno ha delle regole» (14 febbraio 2014)

«Tre parole che si devono dire sempre: “permesso”, “grazie”, “scusa”. Le tre parole magiche! Permesso: per non essere invadentenella vita dei coniugi. Permesso: cosa ti sembra, eh? Permesso: mi permetto, eh? Grazie: ringraziare il coniuge. Ma… Grazie perquello che hai fatto per me. Quella bellezza di dire “grazie”. E, siccome tutti noi sbagliamo, c’è quell’altra parola che è un po’ difficile da dire, ma bisogna dirla: scusa. Per favore, scusa! Com’era? Permesso, grazie e scusa. Ripetiamolo tutti!» (2 aprile 2014)

«L’immagine di Dio è l’immagine della coppia matrimoniale, è l’uomo e la donna, tutti e due, non soltanto l’uomo, non soltanto la donna. No: tutti e due, l’uomo e la donna» (2 aprile 2014)

di Benedetta Capelli

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