Francesco ricorda: “Gesù non vuole i primi della classe!”

3 Luglio 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Quella del 29 giugno per i romani è una solennità importantissima e sentitissima, seconda forse solo a Pasqua e Natale: è il giorno dedicato ai santi Pietro e Paolo, gli apostoli per antonomasia (l’uno come “primo” tra i Dodici, l’altro come “apostolo delle genti”), martiri e patroni di Roma, e dunque è festa grande per la città e per la Chiesa universale, che dalla loro opera e dalla loro predicazione ha avuto origine.

Non ci si scambiano doni, né si mangiano dolci “di stagione”, ma tutti i fedeli romani scendono in strada tanto per le processioni, quanto per partecipare a feste e celebrazioni: dalla storica Infiorata che copre di colori via della Conciliazione fino a San Pietro e attrae anche migliaia di turisti, alla regata in canoa sul fiume Tevere, alla tradizionale Girandola serale, il sorprendente spettacolo di fuochi di artificio che va in scena in piazza del Popolo.

Tutto, però, ha inizio al mattino con la messa solenne presieduta da papa Francesco nella basilica di San Pietro. Messa durante la quale vengono anche benedetti e consegnati i sacri palli (le stole di lana d’agnello) ai nuovi arcivescovi metropoliti, che quest’anno erano 31, arrivati dai cinque Continenti (tre gli italiani: mons. Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano; mons. Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena; mons. Andrea Bellandi, arcivescovo di Salerno).

Il primo momento di questa celebrazione (dove spicca il rosso dei paramenti in ricordo dei martiri) è la presentazione dei metropoliti al Santo Padre.

Vengono poi presi i sacri palli (che descriviamo nel box nella pagina a fianco, ndr) dalla teca d’argento custodita presso la Tomba di Pietro e portati al Santo Padre. Dopo che ciascun arcivescovo avrà giurato in latino, promettendo fedeltà e obbedienza alla Chiesa di Roma e al Papa, Francesco benedirà i palli che, al termine della messa, davanti alla Cappella della Pietà, consegnerà personalmente agli arcivescovi, salutandoli con affetto uno ad uno.

Questo rito è antico, storico, e ha un forte valore simbolico che Bergoglio nell’omelia sintetizza così: «Il pallio ricorda la pecorella che il Pastore è chiamato a portare sulle spalle. È segno che i Pastori non vivono per se stessi, ma per le pecore; è segno che per possedere la vita bisogna perderla, donarla».

E qui torna il richiamo a Pietro e Paolo, che Francesco descrive come “testimoni” di vita, di perdono e di Cristo fino alla fine, nonostante la loro fedina non fosse pulita né la vita immacolata… Pietro ha rinnegato Gesù e Paolo perseguitava i cristiani, eppure il Signore li ha scelti: «Qui c’è un grande insegnamento: il punto di partenza della vita cristiana non è l’essere degni. Il Signore ha potuto fare ben poco con quelli che si credevano bravi… Quando ci riteniamo migliori degli altri è l’inizio della fine… Il Signore non compie prodigi con chi si crede giusto, ma con chi sa di essere bisognoso. Non è attratto dalla nostra bravura: ci ama così come siamo e cerca gente che non basta a se stessa, ma è disposta ad aprirgli il cuore. Pietro e Paolo sono stati trasparenti davanti a Dio. Pietro disse subito a Gesù: “Sono un peccatore”; Paolo scrisse di essere “il più piccolo tra gli apostoli, non degno di essere chiamato apostolo”… Hanno compreso che la santità non sta nell’innalzarsi ma nell’abbassarsi; che non è una scalata in classifica, ma è l’affidare ogni giorno la propria povertà al Signore che compie cose grandi con gli umili. I due apostoli hanno sperimentato il perdono di Dio, hanno incontrato quell’amore così forte da guarire tutte le loro miserie, e soprattutto sono stati “testimoni” di Gesù autentici… Noi magari siamo dei “curiosi” di Gesù, ci interessiamo di cose di Chiesa o di notizie religiose, apriamo siti e giornali, parliamo di cose sacre… Ma così si resta al “cosa dice la gente”, ai sondaggi, al passato, alle statistiche… A Gesù interessa poco: non vuole “reporter dello spirito”, cristiani “da copertina” o “da statistiche”… Cerca testimoni che ogni giorno gli dicano: “Signore, tu sei la mia vita”».

CHE COSA E’ IL PALLIO E QUAL E’ IL SUO VALORE

Il sacro pallio è una stola di lana di agnello che ha la forma di una doppia Y e s’indossa sopra la casula. È decorato con sei croci nere di seta (le ferite di Cristo) ed è ornato su petto, dorso e spalla sinistra da una spilla (i chiodi della croce). Esso ricorda l’immagine della pecorella raffigurata sulle spalle di Gesù, il Buon Pastore, e simboleggia la comunione dei vescovi con il Papa.

La lana, bianchissima, viene da agnelli allevati dalle religiose del convento romano di San Lorenzo in Panisperna e offerti ogni anno al pontefice dai Canonici Regolari Lateranensi nel giorno di sant’Agnese (21 gennaio), uccisa da un colpo di spada alla gola, come un tempo si faceva con gli agnelli.

I palli sono tessuti e cuciti dalle monache benedettine di Santa Cecilia in Trastevere e conservati nella basilica di San Pietro, in una teca ai piedi dell’Altare della Confessione, vicino alla Tomba di Pietro.

Dal 2015, durante la messa del 29 giugno il pallio viene benedetto e consegnato dal papa, ma sarà “imposto” (fatto indossare) solennemente più tardi, nella diocesi del vescovo, così tutti i fedeli assisteranno all’imposizione di questo segno di autorità e comunione con Roma.

di Cecilia Seppia

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