A Manila in 7 milioni per la Messa più grande della storia

19 Gennaio 2015 Gallery, Mondo di Francesco

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“Prima di tutto una notizia triste. Ieri, mentre stava per iniziare la Messa, è caduta una delle torri e cadendo ha colpito una ragazza ed è morta. Il suo nome è Cristal. Lei ha lavorato nell’organizzazione di quella Messa. Aveva 27 anni, era giovane come voi e lavorava per un’associazione. Era una volontaria. Vorrei che noi tutti insieme, voi giovani come lei, pregassimo in silenzio un minuto”. È con queste accorate parole che Papa Francesco inizia il suo ultimo incontro nelle Filippine al Campo sportivo dell’Università Santo Tomas di Manila di fronte a migliaia di giovani prima di recarsi al Rizal Park per quella che sarà ricordata come la più grande Messa della storia con 7 milioni di fedeli in preghiera di fronte al loro Papa.

Il Santo Padre ha poi ringraziato tutti coloro che hanno reso possibile questo incontro: “Nel corso della mia visita alle Filippine, ho voluto in modo particolare incontrarmi con voi giovani, per ascoltarvi e parlare con voi. Desidero esprimere l’amore e la speranza che la Chiesa ha per voi. E voglio incoraggiarvi, come cittadini cristiani di questo Paese, a dedicarvi con passione e con onestà al grande impegno di rinnovare la vostra società e di contribuire a costruire un mondo migliore”.

Ha poi voluto fare un ringraziamento speciale per i giovani che lo hanno accolto all’arrivo citandoli uno a uno e ricordando i loro nomi: Jun, Leandro e Rikki ma sottolineando la mancanza di una presenza femminile e affermando che “Le donne hanno molto da dirci nella società di oggi. A volte siamo troppo maschilisti, e non lasciamo spazio alla donna. Ma la donna sa vedere le cose con occhi diversi dagli uomini. La donna sa fare domande che noi uomini non riusciamo a capire”. E poi sorridendo ha regalato ai fedeli una battuta: “Quando verrà il prossimo Papa a Manila, che ci siano più donne“.

Francesco ha voluto riprendere, attraverso le domande dei ragazzi, tutti i temi trattati durante i cinque giorni del suo viaggio apostolico in Asia, tra Sri Lanka e Filippine: dalle disuguaglianze sociali ai politici corrotti fino alla troppa povertà che attanaglia il Paese e alla necessità di un pianto liberatorio per trovare da Dio le risposte che noi cerchiamo.

“Ti ringrazio, Jun, che hai presentato con tanto coraggio la tua esperienza. Il nucleo della tua domanda quasi non ha risposta. Solo quando siamo capaci di piangere sulle cose che voi avete vissuto possiamo capire qualcosa e rispondere qualcosa”. Jun aveva chiesto al Papa ‘Perché i bambini soffrono?‘. “Proprio quando il cuore riesce a porsi la domanda e a piangere, possiamo capire qualcosa”, riflette papa Bergoglio, “c’è una compassione mondana che non serve a niente, una compassione che tutt’al più ci porta a mettere mano al borsellino e a dare una moneta. Se Cristo avesse avuto questa compassione avrebbe passato, curato tre o quattro persone e sarebbe tornato al Padre. Solamente quando Cristo ha pianto ed è stato capace di piangere ha capito i nostri drammi”.

“Cari ragazzi e ragazze, al mondo di oggi manca il pianto! Piangono gli emarginati, piangono quelli che sono messi da parte, piangono i disprezzati, ma quello che facciamo una vita più meno senza necessità non sappiamo piangere. Certe realtà della vita si vedono soltanto con gli occhi puliti dalle lacrime. Invito ciascuno di voi a domandarsi: io ho imparato a piangere? Quando vedo un bambino affamato, un bambino drogato per la strada, un bambino senza casa, un bambino abbandonato, un bambino abusato, un bambino usato come schiavo per la società? O il mio è il pianto capriccioso di chi piange perché vorrebbe avere qualcosa di più? Questa è la prima cosa che vorrei dirvi: impariamo a piangere, come lei [Jun] ci ha insegnato oggi. Non dimentichiamo questa testimonianza. La grande domanda: perché i bambini soffrono?, l’ha fatta piangendo e la grande risposta che possiamo dare tutti noi è imparare a piangere.

Gesù nel Vangelo ha pianto, ha pianto per l’amico morto. Ha pianto nel suo cuore per quella famiglia che aveva perso la figlia. Ha pianto nel suo cuore quando ha visto quella povera madre vedova che portava al cimitero suo figlio. Si è commosso e ha pianto nel suo cuore quando ha visto la folla come pecore senza pastore. Se voi non imparate a piangere non siete buoni cristiani. E questa è una sfida. Jun ci ha lanciato questa sfida. E quando ci fanno la domanda: perché i bambini soffrono?, perché succede questo o quest’altro di tragico nella vita?, che la nostra risposta sia il silenzio o la parola che nasce dalle lacrime. Siate coraggiosi, non abbiate paura di piangere“.

Leandro Santos ha invece posto al Santo Padre domande sul mondo dell’informazione preoccupato che il fatto di essere troppo informati possa diventare controproducente. “Questo è bene e aiuta, però corriamo il pericolo di vivere accumulando informazioni”, spiega Francesco, “abbiamo tante informazioni, ma forse non sappiamo che farcene. Corriamo il rischio di diventare ‘giovani-museo’ e non giovani sapienti. Mi potreste chiedere: Padre, come si arriva ad essere sapienti? E questa è un’altra sfida, la sfida dell’amore. Qual è la materia più importante che bisogna imparare all’università? Qual è la più importante da imparare nella vita? Imparare ad amare! E questa è la sfida che si pone a voi oggi. Imparare ad amare! Non solo accumulare informazioni e non sapere che farsene”.

Perché, come sottolinea ancora Francesco, il vero amore è amare e lasciarsi amare: “L’amore è sempre una sorpresa perché presuppone un dialogo a due. Tra chi ama e chi è amato. E di Dio diciamo che è il Dio delle sorprese perché Lui ci ha amati per primo e ci aspetta con una sorpresa. Lasciamoci sorprendere da Dio! E non abbiamo la psicologia del computer di credere di sapere tutto. Com’è questa cosa? Un attimo e il computer ti dà tutte le risposte, nessuna sorpresa. Non abbiate paura delle sorprese, che ti scuotono, ti mettono in crisi, ma ci mettono in cammino”.

“D’accordo?”, chiede di nuovo il Papa ai giovani presenti interrogandoli. “Non giovani da museo, ma giovani sapienti. E per essere sapienti, usare i tre linguaggi: pensare bene, sentire bene e fare bene“.

E per quanto riguarda l’ultima domanda fatta da Rikki, Papa Francesco scuote le coscienze ponendo una precisa domanda: “A tutti quelli che Gesù ama tanto perché danno tanto agli altri io domando: voi lasciate che gli altri vi diano di quell’altra ricchezza che voi non avete? I sadducei, i dottori della legge dell’epoca di Gesù davano molto al popolo, davano la legge, insegnavano, ma non hanno mai lasciato che il popolo desse loro qualcosa. È dovuto venire Gesù per lasciarsi commuovere dal popolo. Quanti giovani come voi che sono qui sanno dare però non sono altrettanto capaci di ricevere. Questo è ciò che ci manca: imparare a mendicare da quelli a cui diamo. Questo non è facile da capire: imparare a mendicare. Imparare a ricevere dall’umiltà di quelli che aiutiamo”.

Papa Francesco, che finora era andato a braccio dimenticandosi quasi di avere un discorso già preparato, ha voluto riprendere il filo e così ha controllato di aver toccato tutti i punti che si era segnato. “Perdonatemi perché non ho letto quasi niente di ciò che avevo preparato. Ma c’è una espressione che mi consola un po’: ‘La realtà è superiore all’idea‘. E la realtà che voi avete presentato, la realtà che voi siete è superiore a tutte le risposte che io avevo preparato. Grazie”.

Mai così tanto entusiasmo e tanti fedeli si erano mossi per una sola persona. Neanche nel 1995 quando oltre 4 milioni di persone (sempre a Manila) arrivate da ogni parte del mondo avevano salutato Giovanni Paolo II per la conclusione della Giornata Mondiale della Gioventù. Ancora una volta Francesco ha dimostrato di essere il Papa di tutti!

di Alessia Sironi

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