Papa Francesco invita a pranzo 500 poveri

22 Giugno 2017 Gente di Francesco

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Credit Osservatore Romano

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Lo sguardo di chi è provato dalla vita, di chi è stanco della strada e delle sue dure leggi, di chi ha smesso di sperare negli altri. È quello che Francesco ha visto tante volte: una, per esempio, è stata durante la messa del 13 novembre 2016, in occasione del Giubileo delle persone socialmente emarginate.

Uno sguardo che lo ha interrogato e che lo ha spinto ad annunciare, nel corso dell’omelia e senza alcun preavviso, l’istituzione della Giornata mondiale dei poveri. Monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, rivela questo retroscena nel corso della conferenza stampa per la presentazione del messaggio del Papa: “Non amiamo a parole ma con i fatti”, scritto per la prima Giornata mondiale dei poveri prevista il prossimo 19 novembre. In quella domenica, papa Francesco celebrerà la messa con almeno 500 poveri, offrendo loro il pranzo nell’Aula Paolo VI. “Poveri non solo come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volta alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza”, ma uomini con i quali incontrarsi e condividere un tratto di strada, abbracciandoli “per far sentire loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine”. Francesco esorta ad ascoltare il grido di chi è emarginato: “La povertà ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro. Volti segnati dal dolore, dall’emarginazione, dal sopruso, dalla violenza, dalle torture e dalla prigionia, ma anche dall’emergenza sanitaria e dalla mancanza di lavoro”. Sono davvero dure le parole di Bergoglio che attacca “la ricchezza sfacciata che si accumula nelle mani di pochi privilegiati”, spesso accompagnata dall’illegalità e dallo sfruttamento della dignità umana

Aggiunge il Papa: “Dinanzi a questo scenario, non si può restare inerti e tanto meno rassegnati. Alla povertà che inibisce lo spirito di iniziativa di tanti giovani, impedendo loro di trovare un lavoro; alla povertà che anestetizza il senso di responsabilità inducendo a preferire la delega e la ricerca di favoritismi; alla povertà che avvelena i pozzi della partecipazione e restringe gli spazi della professionalità umiliando così il merito di chi lavora e produce; a tutto questo occorre rispondere con una nuova visione della vita e della società”. È l’invito a cambiare la storia facendosi carico delle sofferenze di quanti tendono le loro mani gridando aiuto e chiedendo solidarietà, l’invito a reagire alla cultura dello scarto.

Così i cristiani, incapaci in passato di ascoltare il grido dei poveri, sono chiamati oggi, nella Giornata mondiale dei poveri, ad accoglierli come “ospiti privilegiati” in casa, come “maestri” di una fede coerente ed essenziale. Un invito che Francesco, dall’inizio del suo Pontificato, ha raccolto promuovendo tante iniziative in favore dei senzatetto. Lui come il suo Elemosiniere, monsignor Konrad Krajewski, pronto in poche ore a traslocare nei locali dell’Elemosineria appunto, per dare la sua casa ai profughi ospitati dal Vaticano. Una casa, come vi abbiamo mostrato, pulita e sistemata dai poveri che ogni giorno transitano in San Pietro, abbellita anche con i fiori piantati: «Perché anche per loro sia primavera»

D’altronde sono tantissime le carezze che Bergoglio ha voluto per chi vive per strada: dalle docce sotto il Colonnato, la barberia, l’ambulatorio, il dormitorio “Dono di misericordia”, aperto appositamente per loro, fino ai regali meno attesi come la visita ai Musei Vaticani conclusa con il suo abbraccio, il pellegrinaggio a Torino per l’ostensione della Sindone e molto altro ancora. Gesti che sono la risposta all’amore gratuito e incondizionato di Gesù, un amore che: “Accende talmente  il cuore che chiunque si sente portato a ricambiarlo nonostante i propri limiti”. Ed è quasi una poesia quella che Francesco scrive a conclusione del suo messaggio: “Benedette le mani che superano ogni barriera di cultura, di religione e di nazionalità versando olio di consolazione sulle piaghe dell’umanità. Benedette le mani che si aprono senza chiedere nulla in cambio, senza se senza però e senza forse: sono mani che fanno scendere sui fratelli la benedizione di Dio”.

COSA SIGNIFICA “POVERTA'”

Quando parliamo di povertà parliamo della condizione di chi non ha mezzi sufficienti per vivere. Il rapporto annuale Istat, pubblicato a maggio scorso, fotografa la situazione in Italia prendendo come riferimento il reddito delle famiglie. Secondo i dati, è definito “basso“ il reddito delle famiglie straniere pari a 1.600 euro mensili (si tratta di 4,7 milioni di persone) e 1.900 per quelle composte da soli italiani (8,3 milioni di soggetti). A pesare è anche la deprivazione materiale, un indicatore dato dalla percentuale di persone che sperimentano il disagio, per esempio, di non poter riscaldare la loro casa; non permettersi una macchina, una lavatrice o una tv; essere indietro con i pagamenti delle bollette. In Italia la percentuale è salita dall’11,5% all’11,9. La povertà assoluta riguarda invece 1,6 milioni di persone: il 6,1% delle famiglie infatti non dispone di risorse come l’acqua, il cibo, la casa e il vestiario. Tendenzialmente si tratta di famiglie numerose. Secondo la Banca Mondiale c’è chi vive con meno di 1,25 dollari al giorno. A rischio povertà, nel nostro Paese, è il 28,7% della popolazione. 

di Benedetta Capelli

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