Papa Francesco dall’Albania: “Nessuno si faccia scudo di Dio”

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Dopo Brasile, Terra Santa e Corea, il Papa ha ritenuto opportuno visitare l’Albania e recarsi quindi a Tirana per il suo quarto (anche se lampo) viaggio internazionale. Un viaggio che è durato solo l’arco della giornata di domenica 21 settembre, con partenza dall’aeroporto di Fiumicino alle ore 9 e rientro poco dopo le 21.

Appena arrivato nella gremita Cattedrale di Tirana, simbolo di tutto il sangue versato in passato dalla popolazione albanese, Papa Francesco domanda retoricamente: “Come hanno fatto a sopportare tanta tribolazione?”. Forte del suo passato, l’Albania ha fatto di quelle sofferenze le fondamenta per una convivenza pacifica. L’esempio di questo Paese dimostra che “la pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunità appartenenti a religioni diverse è non solo auspicabile, ma concretamente possibile e praticabile”, ha detto il Pontefice.

Papa Francesco pronuncia più volte nei suoi sei discorsi in Albania la parola ‘rispetto’: “un bene inestimabile per la pace e per lo sviluppo armonioso di un popolo”, dice il Santo Padre, “se questo è stato possibile nel Paese balcanico, che per quasi cinquant’anni di dittatura ha sofferto l’isolamento, la repressione e la persecuzione religiosa, deve essere possibile ovunque”.

Papa Francesco ha sottolineato più e più volte (ma senza mai citare i focolai di violenza che si estendono dall’Iraq alla Siria e senza fare riferimenti all’Isis, che sta piegando migliaia di cristiani) come uccidere in nome di Dio sia un vero e proprio “sacrilegio” e “nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione”. “Gli estremisti che stanno facendo della religione, in alcuni angoli del mondo, un’arma di scontro travisano l’autentico senso religioso” annuncia Papa Francesco .

Francesco, ricordando il sacrificio dei martiri albanesi durante la dittatura comunista, dice: “Quanti cristiani non si sono piegati davanti alle minacce ma hanno proseguito senza tentennamenti sulla strada intrapresa”. Ed è proprio dinanzi ai ricordi delle sofferenze vissute dal sopravvissuto don Ernest Simoni, che oggi ha 84 anni, che Papa Bergoglio si commuove fino alle lacrime: un momento che resterà per sempre nei ricordi di tutti quei giovani presenti e cui toccherà costruire il futuro del Paese.

di Alessia Sironi

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