Papa Francesco ha creato cinque nuovi santi. Ecco chi sono

16 Ottobre 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Dalla scorsa domenica la Chiesa ha cinque santi in più: i beati John Henry Newman, Giuseppina Vannini, Mariam Thresia Chiramel Mankidiyan, Dulce Lopes Pontes e Margherita Bays sono stati canonizzati da papa Francesco durante la Messa celebrata sul sagrato della Basilica Vaticana. Cinquantamila le persone che vi hanno partecipato nonostante il sole e il caldo. Tra loro, naturalmente, i postulatori delle rispettive cause di canonizzazione e i Capi delle Delegazioni dei diversi Paesi che hanno incontrato il pontefice, prima dell’inizio della celebrazione, nella Cappella della Pietà. C’erano, tra gli altri, il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e il principe di Galles Carlo d’Inghilterra.

Per la sua omelia Francesco ha preso spunto dal Vangelo del giorno, il brano di Luca che racconta l’incontro di Gesù con alcuni lebbrosi che vengono guariti, e ha individuato le tre parole chiave che ci mostrano il cammino della Fede. La prima è invocare: «I lebbrosi al tempo di Gesù erano ritenuti immondi e, in quanto tali, dovevano stare isolati, in disparte» ha osservato. E ha sottolineato la reazione dei lebbrosi: «Anche se la loro condizione li mette da parte, invocano Gesù “ad alta voce”. Non si lasciano paralizzare dalle esclusioni degli uomini e gridano a Dio, che non esclude nessuno». Immediato il paragone con tutti noi: «Come quei lebbrosi, anche noi abbiamo bisogno di guarigione, tutti. Abbiamo bisogno di essere risanati dalla sfiducia in noi stessi, nella vita, nel futuro; da molte paure; dai vizi di cui siamo schiavi; da tante chiusure, dipendenze e attaccamenti: al gioco, ai soldi, alla televisione, al cellulare, al giudizio degli altri. Il Signore libera e guarisce il cuore, se lo invochiamo».

Dopo l’invocazione, c’è il cammino. Sottolineando che, curiosamente, i lebbrosi dell’episodio del Vangelo non vengono guariti da Gesù mentre stanno fermi davanti a lui ma dopo, mentre camminano, Bergoglio invita noi a fare altrettanto. Cioè a metterci in cammino: «La Fede richiede un cammino, un’uscita, fa miracoli se usciamo dalle nostre certezze accomodanti, se lasciamo i nostri porti rassicuranti, i nostri nidi confortevoli» ha raccomandato. Esortandoci anche a sostenere chi, invece, non cammina: «È compito nostro prenderci cura di chi ha smesso di camminare, di chi ha perso la strada».

L’ultima tappa del cammino della Fede è ringraziare. Gesù guarisce tutti i lebbrosi ma salva solo quello che lo ringrazia: «Questo ci dice che il punto di arrivo non è la salute, non è lo stare bene ma l’incontro con Gesù. La salvezza non è bere un bicchiere d’acqua per stare in forma, è andare alla sorgente che è Gesù. Solo Lui libera dal male, e guarisce il cuore; solo l’incontro con Lui salva, rende la vita piena e bella». E quando si incontra Gesù non si può non ringraziarlo: «Perché si scopre la cosa più importante della vita: non ricevere una grazia o risolvere un guaio ma abbracciare il Signore della vita». Insomma, ha puntualizzato Francesco, il ringraziamento al Signore non è certo una questione di galateo e, per di più, ringraziarlo mantiene il cuore giovane: «Dire “Grazie Signore” al risveglio, durante la giornata, prima di coricarsi è l’antidoto all’invecchiamento del cuore. Grazie è la parola più semplice e benefica».

A proposito di ringraziamenti, alla fine dell’omelia il Papa ci ha invitati a ringraziare per i cinque nuovi santi e ha ricordato la “santità del quotidiano” di cui parla il santo Cardinale Newman: «Disse: “Il cristiano possiede una pace profonda, silenziosa, nascosta, che il mondo non vede. Il cristiano è gioioso, tranquillo, buono, amabile, cortese, ingenuo, modesto; non accampa pretese. Il suo comportamento è talmente lontano dall’ostentazione e dalla ricercatezza che a prima vista si può facilmente prenderlo per una persona ordinaria».

Dopo la Messa, Francesco ha guidato la recita dell’Angelus. Introducendo la preghiera ha rivolto un pensiero al Medio Oriente: «In particolare all’amata e martoriata Siria, da dove giungono nuovamente notizie drammatiche sulla sorte delle popolazioni del nord-est del Paese, costrette ad abbandonare le proprie case a causa delle azioni militari: tra queste popolazioni ci sono anche molte famiglie cristiane». Al pensiero è seguito, naturalmente, l’appello: «A tutti gli attori coinvolti e anche alla Comunità Internazionale; per favore rinnovo l’appello ad impegnarsi con sincerità, con onestà e trasparenza sulla strada del dialogo per cercare soluzioni efficaci».

Il pensiero del Papa è andato anche a ciò che sta accadendo in Ecuador: «Affido il Paese alla preghiera comune e all’intercessione dei nuovi Santi, e mi unisco al dolore per i morti, i feriti e i dispersi. Incoraggio a cercare la pace sociale, con particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili, ai poveri e ai diritti umani».

ECCO CHI SONO I CINQUE NUOVI SANTI CREATI DA PAPA FRANCESCO

MARIA RITA LOPES PONTES DE SOUSA BRITO Era conosciuta come Irma Dulce (Suor Dulce), nacque e morì a Salvador da Bahia in Brasile (26 maggio 1914 – 13 marzo 1992). Negli anni Cinquanta avviò una serie di iniziative a favore dei poveri: per esempio, aprì un cinema e uno spaccio alimentare a prezzi contenuti e trasformò in ambulatorio il pollaio del convento, dando inizio a quello che diventerà il maggiore ospedale di Bahia. E nel 1959 fondò l’Associaçao Obras Sociais Irma Dulce (l’Associazione Opere Sociali Irma Dulce). 

CARDINALE JOHN HENRY NEWMAN (Londra, 21 febbraio 1801 – Edgbaston, 11 agosto 1890) è stato un teologo inglese, convertito al cattolicesimo, uno dei grandi animatori del Movimento di Oxford. Particolarmente osteggiato da una parte della gerarchia cattolica del suo tempo, per la sua convinzione che i laici dovessero partecipare alla vita della Chiesa, fu invece considerato, nonostante la sua morte dieci anni prima, uno dei “padri” del Concilio Vaticano II per l’influsso che il suo pensiero teologico e filosofico ebbe sull’assise vaticana.

GIUSEPPINA VANNINI Nata a Roma il 7 luglio 1859 e morta nella stessa città il 23 febbraio 1911, è stata co-fondatrice della Congregazione delle Figlie di San Camillo. Orfana dall’età di sette anni, di salute cagionevole, fu allontanata dai fratelli e affidata alle suore dell’ordine delle Figlie della Carità nel Conservatorio Torlonia a Roma. In età adulta ricevette l’incarico da padre Luigi Tezzi di guidare le Figlie di San Camillo, istituto dedito alla cura degli infermi negli ospedali e, nonostante la salute malferma, non venne mai meno ai suoi impegni.

MARIAM THRESIA CHIRAMEL MANKIDIYAN Religiosa indiana nata a Puthenchira il 26 aprile 1876 e scomparsa a  Kuzhikkattusseny l’8 giugno 1926 è stata la fondatrice della congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di Thrissur, istituto principalmente dedito alla cura dei più bisognosi, dai poveri ai malati, e alla preghiera. Per questo è stata da molti associata a Santa Teresa di Calcutta. A questa suora del Kerala sono attribuite numerose grazie e molti miracoli. Fondò tre conventi, due scuole, due convitti, una casa di studio e un orfanotrofio.

di Tiziana Lupi

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