Papa Francesco confessa e si confessa

19 Febbraio 2016 Mondo di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

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Giovedì 11 febbraio, memoria della Beata Vergine di Lourdes e Giornata mondiale del malato, in Vaticano le attività sono rallentate. È un giorno di vacanza ed è anche la vigilia del viaggio papale in Messico. Eppure anche di fronte alla festa e ai preparativi finali per la trasferta messicana, il Santo Padre non rinuncia a regalarci una delle sue sorprese.

Francesco decide, così, di recarsi in visita a due chiese romane. La prima è alla basilica di Santa Maria Maggiore dove il Pontefice affida alla Madonna Salus Popoli Romani le sue speranze prima ogni viaggio.

Ma se questa è una tappa prevedibile, non lo è il suo arrivo a San Giovanni in Laterano dove, in quel momento, si sta tenendo l’incontro con i sacerdoti romani per l’inizio della Quaresima. Un appuntamento “penitenziale” lo aveva definito, presentandolo, il cardinale vicario della diocesi di Roma Agostino Vallini «per fare esperienza di misericordia del Padre e farsi ministri di misericordia».

Alle 11 il Papa arriva nella basilica Lateranense e subito confessa dieci sacerdoti e si fa confessare a sua volta: un gesto che ormai non stupisce più avendolo già fatto in San Pietro nel marzo di due anni fa, durante la liturgia penitenziale “24 ore per il Signore”. Ma il Papa ha trovato anche il tempo per chiacchierare con i religiosi.

A chi lo ascolta nel suo discorso a braccio, chiede una cosa sola: «Essere misericordiosi come il Padre e grandi perdonatori. Dio perdona sempre, perdona tutto», aggiunge Francesco, che poi esorta i sacerdoti romani a «capire la gente ad accarezzare come ci accarezza il Signore e non bastonare».

Anche quando non è possibile assolvere, bisogna far capire che nel confessionale c’è un padre che benedice e lenisce le ferite come fa un medico o un’infermeria. «La parola di un prete fa tanto bene, tanto bene. Fa miracoli!» dice Francesco. Nell’essere“servitori della gente bisogna però ricacciare la malattia del clericalismo perché «la misericordia è Gesù, è Dio che si è fatto carne. È amore, abbraccio del Padre, è tenerezza, è capacità di capire, di mettersi nelle scarpe dell’altro». È anche comprendere il peso dei gesti delle persone, il loro linguaggio fisico anche se dalla bocca non esce parola. 

«Quando una persona viene al confessionale, è perché sente qualcosa, vorrebbe cambiare o chiedere perdono, ma non sa come dirlo e diventa muta. “Se non parli, non posso darti l’assoluzione”. No. Ha già parlato, con il solo gesto di venire». Al termine del suo colloquio c’è pure lo spazio per i sorrisi e le risate. Dice il Pontefice:

«Vi ringrazio del lavoro che fate  perché io credo che quest’anno ci saranno gli straordinari che non vi saranno pagati! Ma il Signore ci dia la gioia di avere gli straordinari di lavoro per essere misericordiosi come il Padre»,. Quindi, prima di rientrare in Vaticano, ai sacerdoti romani che hanno deciso di destinare alla Caritas diocesana le offerte raccolte durante l’incontro, Bergoglio ha donato il suo libro: Il nome di Dio è Misericordia, una luce per arrivare al cuore degli uomini.

di Benedetta Capelli

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