Papa Francesco al telefono, le chiamate più belle

9 Maggio 2014 Mondo di Francesco

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A Papa Francesco piace parlare al telefono con le persone

A Papa Francesco piace parlare al telefono con le persone

Una telefonata allunga la vita, recitava un celebre slogan. Forse non sarà proprio così, ma è certo che alcune telefonate hanno emozionato molte persone. Quelle a cui, dall’apparecchio, è arrivata la voce di papa Francesco in persona. L’ultimo è stato Marco Pannella. Ricoverato al policlinico Gemelli di Roma per un intervento, è stato chiamato dal Papa, che l’ha invitato a interrompere lo sciopero della sete per protestare contro la situazione nelle carceri italiane. La telefonata ha avuto subito un risultato: durante la conversazione, il leader radicale ha accettato un caffè. Quella al popolare uomo politico, tuttavia, è stata solo una della tante chiamate con cui il Pontefice continua a stupire i fedeli e il mondo. Uno stupore di cui forse non si rende neppure conto, perché a lui fare quelle telefonate piace proprio.

Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, gliene ha chiesto conto nell’intervista pubblicata dal quotidiano il 5 marzo, in occasione del primo anniversario del pontificato. Il Santo Padre ha risposto con semplicità disarmante: «Quando uno chiama è perché ha voglia di parlare, ha una domanda da fare, un consiglio da chiedere».

A 102 anni ha ricevuto un regalo inatteso
Certo, ha poi ammesso, «da prete a Buenos Aires, era più semplice. Ora non è tanto facile farlo, vista
la quantità di gente che mi scrive. Ma per me resta un’abitudine. Un servizio. Lo sento dentro». Per questo “servizio” ha chiamato «una signora vedova, di ottant’anni, che aveva perso il figlio. Mi scrisse. E adesso le faccio una chiamatina ogni mese. Lei è felice. Io faccio il prete. Mi piace».  E sicuramente ha fatto piacere a Francesco telefonare alla signora Emilia Orlandi, a Roncola di Treviolo (Bergamo). All’invidiabile età di 102 anni, la signora Emilia ha avuto la grande gioia di alzare il telefono e sentire rispondere al suo «Pronto chi parla?» così: «Sono il Santo Padre».

Il Papa voleva ringraziarla per una sciarpa bianca lavorata a maglia dalla signora proprio per lui e spedita in regalo qualche mese prima. In un primo momento, comprensibilmente, la signora Emilia ha fatto fatica a capire chi ci fosse davvero dall’altra parte del telefono ma ora ricorda che lui «mi ha chiesto di pregare per i Papi che facevano santi. Io l’ho fatto, anche se non sono andata a Roma perché non mi muovo molto bene. La canonizzazione l’ho guardata in televisione». E comunque la signora Emilia non ha intenzione di smettere di “ringraziare” Francesco: «Io mi sveglio tutte le mattine alle quattro e prego per le persone a cui voglio bene e anche per il Papa», dice. Ogni telefonata del Pontefice porta con sé una storia commovente o stupefacente.

Erano passati appena due mesi dal grave lutto che Rosalba Ferri aveva subìto quando Papa Francesco le ha telefonato, una domenica mattina d’estate, poco prima dell’Angelus: il figlio Andrea era stato assassinato durante una rapina. Il Pontefice prima ha chiamato Michele, l’altro figlio di Rosalba che gli aveva scritto una lettera («Mi ha detto che ha pianto quando l’ha letta», ha raccontato al Resto del Carlino), e poi la madre, che non ha svelato il contenuto della conversazione, dicendo solo che il Santo Padre l’ha invitata a pregare e a non perdere la speranza.

La stessa esortazione Bergoglio l’ha rivolta, giorni dopo, ad Alejandra Pereyra, quarantaquattrenne argentina vittima di uno stupro. «Quando ho chiesto chi era, mi sono sentita rispondere: “Il Papa”», ha raccontato. «Sono rimasta pietrificata. Quando ho sentito la sua voce, mi è sembrato di essere stata toccata dalla mano di Dio». Non bisogna pensare, però, che Francesco chiami solo chi ha vissuto tragedie o ingiustizie.

A Stefano Cabizza, per esempio, non era successo nulla che potesse anche solo far presagire la telefonata. Il Pontefice, invece, lo ha chiamato dopo avere letto una lettera che lo studente padovano di ingegneria gli aveva fatto arrivare tramite un cardinale. Durante la conversazione, lo ha anche esortato a dargli del tu, come il giovane  ha raccontato al Gazzettino «Mi ha detto: “Credi che gli Apostoli dessero del lei a Gesù? O lo chiamassero sua eccellenza? Erano amici come lo siamo adesso io e te, e io agli amici sono abituato a dare del tu»”.

E infatti così ha fatto con Humberto e Damian, docenti dell’Università Gregoriana. Vecchi amici  dei quali, però, Francesco non aveva un numero “diretto”, così se li è fatti passare dal centralino, lasciando stupefatto il centralinista. La stessa sorpresa ha provato don Ben, parroco della chiesa romana di Santa Elisabetta, che Francesco ha chiamato per accettare l’invito di dare personalmente la Comunione ai piccoli parrocchiani. Altrettanto stupiti sono rimasti anche l’edicolante e il calzolaio di fiducia a Buenos Aires.

Al telefono con Buenos Aires
A loro il Santo Padre ha telefonato dopo l’elezione per questioni di “ordinaria amministrazione”. Al primo ha detto che avrebbe dovuto sospendere l’abbonamento ai giornali; al secondo ha raccomandato di non cambiare il modello delle scarpe che gli avrebbe consegnato qualche mese dopo: come sappiamo, Francesco aveva deciso di continuare a portare le scarpe nere indossate a Buenos Aires.

di Tiziana Lupi

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