Padre Pepe, un prete come vuole il Santo Padre

22 Agosto 2019 News

tweet

Credit Osservatore Romano

Don José Maria di Paola, ormai noto ovunque come “padre Pepe” è l’esempio della chiesa in uscita di Francesco. È un cura villero, un prete che sta fra la povera gente di Buenos Aires. Un uomo molto vicino a Bergoglio.

È stato a Roma recentemente: che cosa ci racconta?

«Sono stato in Europa lo scorso anno. Sapendo che sarei passato dall’Italia ho scritto una mail al segretario del Papa per chiedere se aveva tempo di ricevermi. Quando mi ha fissato l’appuntamento ricordo che mi ero portato il thermos con il mate. Dissi: “Non posso credere che sto bevendo mate con un Papa!” Pensavo che avrei passato solo pochi minuti con lui, ma grazie a Dio siamo stati molto tempo insieme! È stato bellissimo rivedersi a distanza di anni fra amici come nei tempi passati. Però nell’ufficio del Papa…».

Che sensazioni ha riportato? «Credo che soprattutto noi che lo conosciamo da tempo possiamo testimoniare che Francesco non è cambiato. Le sue azioni di tutti i giorni sono le stesse di quando era vescovo di Buenos Aires. L’unica cosa cambiata è il suo sorriso. Prima era una persona più seria: è sempre stato molto spirituale e profondo; ora ha questo particolare in più. Oggi lo vediamo sorridente. Questa è la particolarità da quando è Papa».

E gli ha parlato al Papa della sua attività?

«Sì. Gli ho detto che ci stiamo impegnando per creare un gruppo di preti delle villas (le villas miserias sono le zone più povere delle città argentine, le baraccopoli) che lavorano a Buenos Aires  e nella provincia. In questo modo si possono servire con maggior forza i quartieri più vulnerabili: nell’ultimo incontro eravamo in 50. Poi gran parte della mia attività sta nell’Hogar de Cristo, dove lavoriamo per recuperare le persone dalla droga e “gli scartati” dalla società, come dice il Papa. Un’opera in sintonia con il ministero di papa Francesco, e per fortuna in tutta l’Argentina si sta lavorando in questa direzione».

Le va di tornare un attimo a quando Bergoglio era in Argentina? Che cosa ricorda maggiormente?

«Ricordo che d’estate non fa le vacanze; passava le giornate nell’arcivescovado. Così approfittava di quei momenti per venirci a fare visita. Passeggiavamo per le vie delle villas miseria e lui voleva passare inosservato, in realtà tutti lo riconoscevano. Gli dicevano: “Ma tu sei quello che vediamo in televisione, sei il vescovo”. E sapendo che è tifoso del San Lorenzo tutti gli facevano sempre battute sul calcio».

Come lo conobbe?

«Mi avevano parlato di questo vescovo che era diverso, uno che andava nei quartieri più disagiati e se c’era un prete malato, lui stesso lo andava a rimpiazzare. Così lo conobbi e mi colpì questa cosa. Diceva messa, confessava, faceva attività come un qualsiasi prete. Era il 1996, lo conobbi nella baraccopoli La Carcova. L’anno successivo mi nominò parroco qui nelle villas».

L’ha aiutata.

«Lui aiutava quelli come me. Se c’era un problema o una difficoltà noi preti sapevamo che potevamo chiamarlo la mattina presto e lui era lì pronto a rispondere al telefono. Sa, nelle villas allora eravamo come invisibili: l’unico che aiutava era il vescovo Bergoglio. Veniva a farci visita. Una volta i narcotrafficanti mi minacciarono di morte: con gli altri sacerdoti abbiamo redatto un documento sulla droga nelle baraccopoli e lui lo appoggiò pubblicamente, firmandolo. E questo ebbe grande eco nel Paese».

E ora che Bergoglio è a Roma?

«Beh adesso lui ha responsabilità molto grandi, così noi continuiamo a lavorare seguendo la sua via. La sua missione ora è universale, la nostra è locale. Ma siamo vincolati spiritualmente. Credo che questo sia il modo migliore per seguirlo, in questa semplice e quotidiana realtà. Poi ci sono storie divertenti…».

Per esempio?

«Un mio amico gli ha fatto visita e gli ha portato una maglietta da firmare. Era dell’Huracàn, squadra rivale del suo San Lorenzo. Il Papa quando l’ha vista gli ha risposto: “No, questa no, io sono del San Lorenzo…”. Il mio amico ha scherzato: “Ma è per padre Pepe». E il Papa: “La firmo, ma devi sapere che padre Pepe ha solo una persona intelligente nella sua famiglia, sua madre…”. Il mio amico gli ha chiesto il perché, e lui non aspettava altro per dirgli: “Perché è del San Lorenzo…”».

Prima di salutarci, padre Pepe ci dà la sua benedizione in giardino sotto la statua della Vergine Miracolosa: qui chi vuole può venire a prendere acqua da una fontanella. Poi si preoccupa di farci avere un passaggio “sicuro”. Qui non è raro assistere a sparatorie. Lui sa che bisogna sdraiarsi a terra… e continua con il suo apostolato, felice tra la gente.

di Adriano Alimonti

TAG

, ,

VEDI ANCHE