Padre Lombardi, la “voce” di Papa Francesco

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Padre Lombardi con il Papa: lo ascolta e ha un taccuino per prendere appunti (credits: Getty Images)

Padre Lombardi con il Papa: lo ascolta e ha un taccuino per prendere appunti (credits: Getty Images)

Un po’ defilato, ma sempre accanto a Francesco: padre Federico Lombardi è il portavoce del Pontefice, o meglio, come preferisce essere chiamato, è il direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Perché, spiega, «il Santo Padre non ha bisogno di un portavoce », ma parla direttamente ai fedeli e al mondo. In Sri Lanka e nelle Filippine, come in tutte le visite all’estero, è stato costantemente al fianco del Papa. E quando Francesco è in Vaticano, Lombardi si tiene comunque in stretto contatto attraverso la Segreteria di Stato.

Gesuita come Bergoglio, piemontese di Saluzzo, padre Lombardi conserva una naturale riservatezza e l’attaccamento al paese di origine dove, quando può, torna a trovare le due sorelle e i parenti. E tra i suoi parenti ce n’è uno che è sicuramente nella memoria dei lettori “meno giovani”: padre Federico è nipote del gesuita Riccardo Lombardi, il Microfono di Dio, che tra gli anni Cinquanta e Sessanta catturava gli ascoltatori di Radio Vaticana e Rai con prediche e discorsi infuocati.

Nei progetti di vita di padre Federico, invece, non c’era la comunicazione. Prima si è laureato in matematica, poi gli studi in teologia lo hanno portato in Germania, e non va dimenticata la sua attività pastorale tra i lavoratori italiani a Francoforte.

Quindi è venuto il primo contatto con il mondo dell’informazione: è stato redattore e poi vicedirettore della Civiltà Cattolica, il settimanale dei gesuiti italiani. In un momento delicato per la Compagnia, lasciò la rivista per assumere il compito di provinciale (cioè “capo”) dei gesuiti italiani. Ma nel 1991, quando le prime bombe cadevano su Baghdad per la guerra del Golfo, padre Lombardi venne chiamato a dirigere la Radio Vaticana.

Se devo chiedere qualcosa al Papa… 
Ammette: «Ero stato nominato direttore e non avevo la minima idea di che cosa avrei dovuto fare in quella situazione. Per fortuna capii abbastanza rapidamente che il mio compito non era così difficile come potevo temere: la Radio Vaticana era la “radio del Papa” e il primo commentatore della realtà e della storia era in realtà il Papa stesso».

Nel 2006 arrivò la chiamata a sostituire Joaquin Navarro Valls come direttore della Sala Stampa. Fu Benedetto XVI a volerlo, anche per l’ottima conoscenza del tedesco. Francesco lo ha confermato, anche se si conoscevano appena: «Ricordo di averlo conosciuto nel 1983, ma non ebbi un incontro personale, che ho avuto solo durante le congregazioni di preparazione del Conclave del 2013».

Padre Federico rivela un aspetto inedito del suo lavoro: «Molti pensano che il portavoce sia in stretta familiarità con il Papa. Ma non è così. In linea di principio la Sala Stampa fa capo alla Segreteria di Stato, poi ci sono i capi dei dicasteri per le questioni più specifiche. Se ho cose da chiedere, mando una e-mail al segretario personale del Papa, lui inoltra al Pontefice la missiva, e la risposta arriva in tempi brevi. Io non telefono mai al Papa, né chiedo colloqui».

Ma Francesco ha una stima incondizionata e un affetto personale per padre Federico. Così come Ratzinger. Le differenze tra i due, Lombardi le descrive così: «Le specificità di ogni pontefice si vedono, per esempio, nel modo in cui vengono gestite le udienze con i capi di Stato, quando io devo preparare il comunicato per la stampa: Benedetto XVI si concentrava molto sui contenuti del colloquio, con un gusto unico per il dettaglio e la sintesi, mentre Francesco si sofferma molto sul lato umano e spirituale degli incontri»

di Ignazio Ingrao

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