Padre Juan, il prete che Papa Francesco ha mandato in missione fra i poveri di Buenos Aires

tweet
  • Padre Juan Isasmendi vive alla Villa 21-24, la più grande "baraccopoli” di Buenos Aires (credits: Getty Images)
  • Un murales vicino alla chiesa della Vergine dei Miracoli di Caacupe, nel quartiere Villa 21-24 di Buenos Aires. (Credits: Getty Images)
  • (Credits: Getty Images)
  • Una fedele raccolta in preghiera a nella chiesa Santa Maria Madre del Pueblo, nel quartiere Villa 21-24 di Buenos Aires. (Credits: Getty Images)
  • Le villas, le baraccopoli di Buenos Aires, prendono il nome dal libro “Villa Miseria también es America” (cioè: anche Villa Miseria è America), che descriveva le loro terribili condizioni di vita. (Credits: Getty Images)
  • (Credits: Getty Images)
  • (Credits: Getty Images)
  • (Credits: Getty Images)
  • (Credits: Getty Images)

Ricardo, il fotografo, non ne vuole sapere di andare alla Villa 21-24 di Buenos Aires: «Sei pazzo!?», dice. «Ci ammazzano! E poi non troveremo mai un tassista disposto a portarci…». Nella capitale argentina, le villas sono i quartieri degli “ultimi”. Non c’è asfalto, non ci sono fognature; le case sono baracche sovraffollate; violenza e droga dettano legge. Tra tutte, la Villa 21-24, nel barrio (quartiere) di Barracas, è una delle più degradate. Ma è qui, alla Parroquia Nuestra Señora de Caacupé, che vive l’uomo che dobbiamo incontrare: padre Juan Isasmendi.

Ha 34 anni e da sette è sacerdote; fisico da gigante buono, padre Juan è uno dell’Equipo de Curas Villeros, la “squadra dei preti delle villas”, un gruppo che porta il messaggio di fede fra gli emarginati. Ogni giorno lottano per strappare i bambini all’esercito del narcotraffico usando “armi” come istruzione, arti, sport, senso di comunità…

Padre, com’è arrivato alla Villa?
«L’ha voluto padre Jorge Bergoglio, che è molto legato alla Villa e alla Vergine di Caacupé. Mi ha ordinato diacono nel 2008 e poi mi ha subito mandato qui. Avevo 27 anni: è stata una sfida doppia, perché da un lato cominciavo la vita sacerdotale e dall’altro l’iniziavo in un luogo complicato come la Villa. Il mio cammino sacerdotale hapreso subito un’impronta forte».

(Credits: Getty Images)

(Credits: Getty Images)

E come è stato l’impatto?
«Sinceramente non mi ha sconvolto lavorare in un barrio umile. Vengo da una famiglia di lavoratori: eravamo cinque fratelli e i miei ci compravano un paio di scarpe all’anno, che dovevano durare fino all’anno dopo. L’aspetto materiale non è mai stato importante nella nostra vita: contavano l’aspetto spirituale e il progetto di vita, invece. Nella Villa è stato più impegnativo soddisfare le attese della gente, piuttosto. Stare qui accelera tutti i processi di maturazione e crescita come uomo, come sacerdote, come cristiano. Devi essere molto vitale: la relazione con Gesù è vitale, la relazione con la gente è vitale… Vivi l’esperienza pastorale in modo particolare: profondamente missionario, in comunione permanente con la gente».

Nella Villa c’è molta violenza: non si sente mai impotente?
«Facciamo quello che possiamo… In questo momento, per esempio, sono con la madre di un ragazzo ucciso in un conflitto con la polizia. È importante mostrare a questa gente, anche nei momenti di dolore, che Dio sta dalla loro parte. A volte mi meraviglio della loro fede! L’altro giorno, in chiesa, un padre ringraziava la Vergine perché il figlio, ferito gravemente in una sparatoria, poteva essere morto e invece non lo è».

Lei ha mai avuto problemi con la criminalità?
«Ci sono stati episodi molto forti in comunità e in parrocchia. Padre Pepe, un sacerdote molto rappresentativo nel nostro gruppo, è stato minacciato a lungo perché avevamo denunciato la situazione del traffico di droga, parlavamo di prevenzione, di recupero dei tossicodipendenti… Per fortuna l’allora cardinale Bergoglio è intervenuto in maniera decisa e da quel momento non siamo stati più isolati: le istituzioni hanno dovuto dare delle risposte e abbiamo incassato molta solidarietà».

Che cosa fece per voi?
«Rese pubblica la minaccia. Ne parlò alla Messa dell’educazione, che è una messa molto importante a cui partecipano tutte le autorità del Paese. In quella situazione, dire che nelle scuole e agli angoli delle strade si vende droga e che un prete è minacciato perché lotta contro tutto questo ha scatenato un quilombo, ha fatto scalpore!».

Una fedele raccolta in preghiera a nella chiesa Santa Maria Madre del Pueblo, nel quartiera Villa 21-24 di Buenos Aires. (Credits: Getty Images)

Una fedele raccolta in preghiera a nella chiesa Santa Maria Madre del Pueblo, nel quartiere Villa 21-24 di Buenos Aires. (Credits: Getty Images)

Mentre parliamo, i ragazzi della parrocchia provano uno spettacolo musicale. L’arte aiuta?
«Seguiamo un modello di lavoro antico: lo spirito di Don Bosco. Fare prevenzione vuol dire attirare i giovani in parrocchia: oggi la frequentano 1.200 bambini. Abbiamo creato scuole professionali, e i leader dei ragazzi provengono dal nostro stesso gruppo, sono il frutto di un processo di “crescita” e di trasformazione che avviene qui. Qui la Chiesa è famiglia: dare un progetto di vita, di speranza, di allegria, non è tutto, ma è molto. Al contrario di quello che tutti pensano, qui la Chiesa è festa, sorpresa, felicità, e non dolore o tristezza».

Lei è noto anche per aver fatto praticamente l’ultima intervista al cardinale Bergoglio, prima che fosse eletto papa…
«Curavo un programma a La 96, la radio della Villa, e chiesi se potevo intervistarlo. Venne col colectivo, il taxi dei poveri. Parlammo di Gesù, di Chiesa, dei poveri, della Vergine, della sua vita… L’intervista ebbe un impatto forte. Sono sempre stato in grande sintonia con il cardinale, è stato una figura fondamentale nei miei primi anni di sacerdozio, mi ha trasmesso un’eredità spirituale molto importante: vivere nel fuoco di Gesù. Se vivo nel fuoco di Gesù sono libero, sono “pieno”, il domani non conta. Accada ciò che accada, bisogna amare i poveri».

Ricardo, il fotografo, continua a scattare foto e si commuove: adesso è contento di essere venuto alla Villa 21-24.

di Andrea Di Quarto

TAG

, , , ,

VEDI ANCHE