Pace e riconciliazione, la preghiera di Francesco

tweet
Il cardinale Filoni con il premier del Kurdistan iracheno, Barzani (credits: Getty Images)

Il cardinale Filoni con il premier del Kurdistan iracheno, Barzani (credits: Getty Images)

I suoi più stretti collaboratori hanno riferito che papa Francesco era molto colpito e partecipe dopo la telefonata con i genitori di James Foley, il cronista americano sgozzato e decapitato dagli estremisti musulmani dell’Isis (lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria). Tanto che ha voluto inviare un messaggio personale ai funerali del giornalista che si sono svolti in New Hampshire.

Vittime dell’odio e del fanatismo 
Bergoglio ha lanciato un accorato invito a pregare «per la fine della violenza insensata e per un’alba di pace e riconciliazione tra tutti i membri della famiglia umana». Il dramma dell’Iraq è in cima ai pensieri di papa Francesco, una vera spina nel suo cuore. Vittime dell’odio e del fanatismo non sono soltanto i cristiani, ma anche tanti musulmani e diverse minoranze etniche e religiose. Non si tratta di uno “scontro di civiltà”, secondo Bergoglio, ma piuttosto di una violenza insensata, a servizio di interessi economici e politici, che miete vittime innocenti, a cominciare da tanti bambini e tante donne.

Il filo diretto del papa con Baghdad
Il Pontefice lo ha detto chiaramente conversando con i giornalisti sul volo di ritorno dalla Corea del Sud: se fosse possibile andrebbe lui stesso sul campo, in Kurdistan o a Baghdad per fermare il conflitto iracheno. Gli hanno spiegato che attualmente sarebbe troppo pericoloso e allora non gli è rimasto che inviare un suo uomo di fiducia, il cardinale Ferdinando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e implorare il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, di intervenire a difesa delle popolazioni perseguitate.

Bergoglio si tiene costantemente in contatto con il patriarca caldeo di Baghdad, monsignor Louis Sako e il nunzio Giorgio Lingua che lo aggiornano sulla situazione. Ma è tutto il Medio Oriente a preoccupare il Pontefice. Tanto che convocherà a Roma, a settembre, tutti i nunzi, cioè gli ambasciatori della Santa Sede della regione, per discutere insieme che cosa si possa fare per far tacere le armi. Durante il viaggio compiuto a maggio in Giordania, Palestina e Israele Bergoglio ha visto di persona gli effetti devastanti del conflitto israelo-palestinese su quelle comunità.

La preghiera è fondamentale
Ha pregato per la pace sul Muro del pianto a Gerusalemme e lungo la barriera di cemento che divide i territori palestinesi da Israele. Ha invitato in Vaticano il presidente palestinese Abu Mazen e quello israeliano Shimon Peres, l’8 giugno scorso, per un’invocazione comune per la pace. Subito dopo, purtroppo, si è assistito a una recrudescenza del conflitto nella striscia di Gaza. Il Papa soffre per quanto sta accadendo, ma non perde mai la speranza: «La preghiera è un passo fondamentale dell’atteggiamento umano», ha detto Francesco ai giornalisti. «Adesso il fumo delle bombe, delle guerre non lascia vedere la porta, ma la porta è rimasta aperta da quel momento. E siccome io credo in Dio, io credo che il Signore guarda quella porta, e guarda quanti pregano e quanti gli chiedono che Lui ci aiuti».

Il ricordo di padre Paolo dall’oglio
Tra le spine nel cuore del Papa c’è poi la Siria e la scomparsa del suo confratello gesuita, padre Paolo Dall’Oglio, di cui si sono perse le tracce da oltre un anno. Nel settembre scorso il Pontefice aveva voluto una grande veglia di preghiera per la pace in piazza San Pietro per fermare la guerra in Siria e scongiurare l’intervento armato. A dodici mesi di distanza, però, la situazione non sembra essere migliorata, i cristiani e le altre minoranze soffrono duramente gli effetti degli scontri e dell’instabilità politica. Lo sguardo e la preghiera del Pontefice spaziano a 360 gradi e si rivolgono a tutti gli attuali scenari di conflitto per quella che lui ha chiamato quasi una “Terza guerra mondiale” fatta “a pezzi”, “a capitoli”.

Un’altra spina, infatti, è l’Ucraina dilaniata dalla guerra civile tra separatisti filorussi e nazionalisti. Domenica scorsa al termine dell’Angelus papa Francesco ha voluto pregare per questo: «Il mio pensiero va in modo particolare all’amata terra d’Ucraina, di cui ricorre oggi la festa nazionale, a tutti i suoi figli e figlie, ai loro aneliti di pace e serenità, minacciati da una situazione di tensionedi conflitto che non accenna a placarsi, generando tanta sofferenza tra la popolazione civile. Affidiamo al Signore Gesù e alla Madonna l’intera Nazione e preghiamo uniti soprattutto per le vittime, le loro famiglie e quanti soffrono».

La paura di tornare all’argentina del 2001
Non è un caso se il primo viaggio fuori del Vaticano da parte di Bergoglio sia stato diretto all’isola di Lampedusa: i profughi e i clandestini che fuggono dalle zone di guerra o dalle persecuzioni, rischiando la vita, sono sempre in cima ai pensieri del
Papa, che accompagna con la preghiera il tragico bollettino delle vittime nel Mar Mediterraneo. Naturalmente anche il suo Paese d’origine resta sempre nel suo cuore. La grave crisi economica che è tornata a colpire l’Argentina, con la svalutazione dei titoli di Stato ha riportato la sua memoria al 2001 quando la precedente crisi portò sul lastrico migliaia di persone, spingendo molti al suicidio e trascinando tantissime famiglie nella povertà.

Quotidianamente il Papa si fa portare notizie dettagliate sul suo Paese e legge i giornali argentini. Il Pontefice soffre e prega per la sua patria e per tutto il mondo. È profondamente partecipe del dolore di tante popolazioni, come ha svelato lui stesso, ma è soprattutto un uomo di fede e perciò offre le sue spine al Signore perché aiuti e sostenga quanti sono alla prova.

di Ignazio Ingrao

TAG

, , , , ,